GERALD O'COLLINS
EDWARD G. FARRUGIA
D I Z I O N A R I O
S I N T E T I C O
D I T E O L O G I A
· Male.
· Mandato.
· Mar Morto.
· Martire.
· Merito.
· Messa.
· Messia.
· Midrash.
· Migne.
· Mishnah.
· Mistero.
· Mistica.
· Mistico.
· Mito.
· Mondo.
· Monismo.
· Morale.
· Morte.
· Natale.
· Natura.
· Nicea.
· Noús.
· Novizio.
·
Omega.
·
Omei
·
Omelia
·
Ordine
·
Ottoeco
·
Oxford
___________________________________________________
M
Una sètta che prese il nome da Macedonio, vescovo
di Costantinopoli dal 342 fino a quando fu deposto dal Concilio ariano di
Costantinopoli nel 360. Egli stesso aveva tendenze semi‑ariane (cf DS
156, 2527). Nel Concilio Costantinopolitano I (381), fu condannato assieme a
coloro che negavano la divinità dello Spirito Santo (cf DS 151), ma è dubbio se
abbia realmente aderito a questa eresia. Cf Arianesimo; Concilio
Costantinopolitano I; Pneumatomachi; Semi‑Arianesimo; Spirito Santo.
Si chiama così l'ufficio di insegnare
autorevolmente il vangelo in nome di Gesù Cristo. Tutti i battezzati sono unti
e guidati dallo Spirito (Gv 14,26; 16,13; Rm 8,14; 1 Gv 2,27) e hanno, fino ad
un certo punto, la responsabilità profetica di annunciare la Buona Novella di
Cristo. Coloro che hanno l'autorità di proclamare e di insegnare ufficialmente
il Vangelo partecipano del Magistero della Chiesa. I Cattolici credono che
questa autorità magisteriale appartiene all'intero Collegio dei vescovi (in
quanto succedono al Collegio dei testimoni apostolici) e ai vescovi singoli
uniti con il vescovo di Roma (LG 20‑25; DV 10). I vescovi compiono
generalmente questo magistero in vari modi (vari tipi di magistero « ordinario
»). Quando, riuniti in un concilio ecumenico o rappresentati dal Papa,
insegnano una verità rivelata, questa va tenuta in modo assoluto e definitivo
(Magistero « straordinario »). Come servizio specifico a nome dell'intera
comunità, il Magistero ricorda la verità salvifica di Cristo per chiarirla ed
applicarla di fronte alle nuove sfide delle varie epoche e situazioni.
L'ufficio del Magistero viene da Cristo stesso, è guidato dallo Spirito Santo
(è chiaro che non sostituisce lo Spirito Santo) ed è esercitato all'interno
dell'intera comunità dei fedeli i quali furono e rimangono i recettori primari
dell'autorivelazione di Dio. La natura intersoggettiva della verità rende
credibile l'esistenza di un simile magistero. La verità, compresa la verità rivelata,
è sperimentata e conservata dagli esseri umani in comunità. Questo rende più
plausibile che la Chiesa sia attrezzata di una istituzione (il Magistero) con
funzioni atte ad aiutare l'esperienza del popolo e a rimanere fedele nella
verità della rivelazione. Nel Medioevo, i teologi e le facoltà di teologia
delle grandi università erano anche accreditati ad esercitare un certo
magistero. Questa autorità derivava dalla qualità delle loro doti personali,
così come, a quanto sembra, c'era un « carisma » del genere per il ruolo dei «
maestri » nella Chiesa del NT (1 Cor 12,28; At 13,1). Cf Autorità;
Collegialità; Concilio Ecumenico; Definizione ex cathedra; Deposito della fede;
Gerarchia; Infallibilità; Papa; Successione apostolica; Vescovo.
Cf Cristiani malabarici.
Attestato della competente autorità ecclesiastica
la quale riconosce che uno che insegna una disciplina teologica in
un'università cattolica o in qualunque istituto di studi superiori è in buoni
rapporti con la Chiesa ed insegna la dottrina cattolica in comunione con i
vescovi (CIC 812; cf 810, 818). In questo contesto, il « mandato » sostituisce
il termine che si usava prima: « missione canonica ». Cf Magistero; Missione
canonica; Teologia.
La dottrina di Mani, nato in Persia verso il 215
d.C. e scorticato vivo per ordine dell'Imperatore di Persia nel 275. Prendendo
elementi dal Zoroastrismo, dal Buddismo, dallo Gnosticismo e dal Cristianesimo,
Mani si considerò alla stregua dei Profeti dell'AT, di Zaratustra, di Buddha e
di Gesù per accendere una scintilla di luce fra gli esseri umani e così
liberarli dalla materia e dall'oscurità. Uno stretto ascetismo ed una potente
attività missionaria diffusero il suo insegnamento in India, in Cina, in
Italia, nel Nord Africa ed in altre parti dell'Impero Romano. Prima della sua
conversione, sant'Agostino di Ippona (354‑430) seguì per nove anni il
Manicheismo. Il termine « Manicheo » fu spesso usato come sinonimo di « eretico
», specialmente nel contesto di movimenti dualistici (cf DS 435, 444‑445,
457, 461‑464, 718, 1336, 1340, 3246; FCC 2.005, 3.005‑3.008, 4.032,
9.035) Cf Albigeismo; Catari; Dualismo; Gnosticismo; Priscillianesimo.
Cibo che Dio, con la sua provvidenza speciale (Sal
78,24‑25) fornì agli Ebrei che ne mangiarono per quarant'anni dalla loro
uscita dall'Egitto prima di entrare nella Terra Promessa (Es 16,12‑36).
L'etimologia popolare di Es 16,15, secondo cui la parola deriva dall'ebraico: «
Che cos'è? » intende sottolineare l'intervento di Dio. Pare che la manna fosse
una sostanza resinosa, bianca, prodotta da certi alberi del deserto e da
cespugli e che cade sul terreno come la rugiada. Il sapore di pasta della manna
(Nm 11,4‑9) sembra essere stato uno dei motivi per cui il popolo si
lamentò nel deserto suscitando il dispiacere di Dio (Nm 11,1‑35). Il
Vangelo di Giovanni presenta Gesù come il pane della vita eterna, di gran lunga
superiore alla manna mangiata nel deserto (Gv 6,25‑58; cf Ap 2,17). Cf
Eucaristia; Israele; Tipologia.
Rotoli scritti in ebraico aramaico tra il 125 a.C.
e il 70 d.C. e scoperti nel 1947 e negli anni successivi nelle grotte di
Qumran, otto miglia a sud di Gerico e vicino al Mar Morto. Per questo, i
manoscritti sono anche conosciuti come « manoscritti del Mar Morto ». Questi
rotoli, che sembrano essere stati di una comunità giudaica, comprendono
frammenti, alcuni dei quali abbastanza estesi, di quasi tutti i libri dell'AT e
di altri scritti religiosi. Questa scoperta è stata molto importante per gli
studi biblici, in particolare, per l'approfondimento dell'AT e per conoscere
l'ambiente in cui nacque il cristianesimo. Cf Antico Testamento; Bibbia;
Esseni.
Parola aramaica usata nella 1 Cor 16, 22.
Maranatha significa: « Vieni, o Signore ». Invece, maran‑atha significa:
« Il Signore è venuto ». Con molta probabilità, va inteso il primo significato
(cf Ap 22,20). Cf Avvento; Escatologia; Kyrios; Parusìa; Signore.
Movimento dualistico ascetico fondato da Marcione,
nativo del Ponto, nell'Asia Minore. Marcione venne a Roma verso il 140 e fu
scomunicato nel 144. Nelle sue Antitesi, egli sosteneva che il creatore (o
demiurgo) e la legge dell'AT erano assolutamente incompatibili con il Dio
d'amore e di grazia predicato da Gesù. Perciò egli rigettava completamente le
Scritture ebraiche, riteneva solo le lettere paoline e una versione mutilata
del Vangelo di Luca. Interpretava la persona e l'opera di Cristo in una visuale
docetista. Per qualche tempo, Marcione ebbe molti seguaci. Grandi teologi, come
sant'Ireneo di Lione (circa 130 ‑ circa 200) e Tertulliano (circa 160 ‑
circa 220) si sentirono in dovere di confutarlo. La formazione del canone venne
in parte a rispondere alle teorie errate di Marcione. Alla fine del III secolo,
i suoi seguaci erano divenuti su larga scala Manichei. Però, il rifiuto
marcionita o perlomeno la sua sottovalutazione dell'AT rimane una tentazione
perenne per i cristiani. Cf Canone delle Scritture; Demiurgo; Docetismo;
Dualismo; Manicheismo.
Cf Mariologia; Theotòkos.
È lo studio sistematico della persona di Maria e
del suo ruolo nella storia della salvezza. Il racconto dell'infanzia di Luca
(Lc 1‑2) la presenta come modello di credente, figura della Chiesa e
Madre del Salvatore da lei concepito verginalmente. Nel Vangelo di Giovanni,
ella sta ai piedi della croce (Gv 19,25‑27). Gli Atti degli Apostoli
ricordano che Maria era presente con la comunità prima della Pentecoste (At
1,14). Da secoli, la riflessione teologica, pastorale e popolare, fondandosi su
questi ed altri testi scritturistici, associa giustamente Maria con Cristo, con
lo Spirito Santo, con la Chiesa e con la redenzione dell'umanità. Quando, per
esempio, il Concilio di Efeso (431) dichiarò che Maria è la Madre di Dio, lo
fece per difendere l'unità della persona di Cristo e per respingere la dottrina
sbagliata secondo cui ci sarebbero in lui due persone differenti, una divina, e
l'altra, puramente umana, nata da Maria. In Occidente, la devozione ha
presentato certe volte Maria separata dal giusto contesto cristologico,
pneumatologico, ecclesiologico e antropologico. È caduta alle volte in
esagerazioni espresse nel detto: « De Maria, numquam satis » (Lat. « Di Maria,
non si dirà mai troppo »). Il Concilio Vaticano II, mentre ha messo in guardia
contro gli abusi e ha evitato di proposito il titolo « Corredentrice », è stato
il primo Concilio ecumenico che abbia offerto una trattazione sistematica del
ruolo e dell'importanza di Maria (LG 52‑69). Cf Assunzione della Beata
Vergine Maria; Concilio di Efeso; Corredentrice; Immacolata Concezione;
Nestorianesimo; Nuova Eva; Theotòkos.
Cf Manoscritti di Qumran.
Membri di una Chiesa Cattolica d'Oriente le cui
origini risalgono a san Marone, amico di san Giovanni Crisostomo (circa 347‑407).
La Chiesa Maronita, che rimase fedele al Concilio di Calcedonia, probabilmente
portò a termine la sua indipendenza organizzativa nel secolo VII, al tempo
della controversia monotelita. Che i Maroniti abbiano accettato questa
dottrina, almeno verbalmente, è controverso. Nel secolo VIII, in un periodo in
cui la sede patriarcale di Antiochia era vacante, il titolo di patriarca fu
dato al superiore del monastero maronita di Oronte in Siria. Con l'arrivo dei
Crociati, la comunione con la Chiesa Cattolica, che non era mai stata negata,
fu ripresa senza formalità e da allora ci sono stati sempre Maroniti soltanto
cattolici. Il maronita Geremia II partecipò al Concilio Lateranense IV e fu
riconosciuto come Patriarca di Antiochia un anno dopo (1216). Nel 1584, il papa
Gregorio XIII fondò a Roma un Collegio maronita, dove nel secolo XVIII furono
pubblicati importanti testi liturgici e altri. Il rito maronita, uno dei sette
riti più importanti, considerato una volta una semplice variante latinizzata
del rito siriano occidentale, è oggi riconosciuto come una tradizione
indipendente che si richiama sia al rito siriano occidentale che a quello
siriano orientale. Subì una latinizzazione superficiale nei secoli XVII e
XVIII, che è stata in gran parte eliminata con le recenti riforme. I Maroniti
si trovano nel Libano, in Siria, in Israele, in Cipro, negli Stati Uniti e
altrove. Cf Chiese Orientali; Crociate; Rito.
È colui che, a motivo della sua fede e amore verso
Cristo, sopporta sofferenze e morte (LG 50; AG 24). Nel Vangelo di san
Giovanni, il termine è usato per indicare la testimonianza del Padre a favore
del Figlio suo (Gv 5,37) e la testimonianza data da Gesù (Gv 3,1‑12) o da
Giovanni il Battista (Gv 1,6‑8.15.19‑36; 3,22‑30; 5,33). Gli
Apostoli ed altri cristiani hanno reso testimonianza alla verità (Lc 24,48; At
1,8.22). Successivamente, il termine venne a designare coloro che soffrirono e
morirono per dare testimonianza (At 22,20; Ap 12,11). La morte di Gesù è
considerata il primo esempio di martirio (cf At 1,5; 3,14). Episodi isolati di
persecuzione si verificarono su larga scala e furono sistematici sotto gli
imperatori Settimio Severo (202‑203), Decio (249‑250) e Valeriano
(257‑258). La persecuzioni romane raggiunsero il vertice sotto
Diocleziano e Galerio dal 303 in poi, e terminarono con la vittoria di
Costantino il Grande nel 312. I primi cristiani che vennero venerati come santi
furono i martiri. Una cappella costruita sulle loro tombe era nota come
martyrion, ed era visitata in modo particolare nel dies natalis (Lat. «
compleanno », « anniversario ») ossia nel giorno della loro nascita al cielo
mediante il martirio. Fin dagli inizi, la Chiesa ha considerato il martirio
come un « battesimo di sangue », che può supplire il battesimo sacramento. Il
Martirologio è un libro liturgico che contiene i nomi dei martiri e di altri
santi, elencati secondo il giorno della loro morte. Nell'epoca moderna, ci sono
stati numerosi martiri in Europa e fuori dell'Europa, in Africa, nelle
Americhe, in Asia ed in Oceania. Nel nostro secolo, molti cristiani hanno
sofferto e subìto il martirio a causa del loro impegno e della loro solidarietà
con coloro che soffrono (cf Gv 15,13). Cf Battesimo; Santità; Venerazione dei santi.
L'analisi aristotelica di tutta la realtà
materiale in due princìpi complementari: la soggiacente stoffa o pura
potenzialità che è attualizzata dalla forma la quale determina la natura delle
cose. Questa teoria dell'ilemorfismo (Gr. « materia », « forma ») ha goduto una
grande popolarità fra i filosofi e i teologi scolastici. Cf Aristotelismo;
Causalità; Scolastica.
Qualsiasi teoria che neghi le entità spirituali,
come Dio e l'anima umana, ed ammetta soltanto l'esistenza di ciò che è
percettibile, la realtà estesa. Una forma classica di materialismo fu
articolata dal filosofo greco Epicuro (341‑270 a.C.), ed espressa in
versi dal poeta romano Lucrezio (circa 99‑55 a.C.). Le versioni moderne
del materialismo sono derivate da Ludwig Feuerbach (1804‑1872), da Karl
Marx (1818‑1883) e da Friedrich Engels (1820‑1895). Cf Ateismo;
Marxismo; Panteismo.
Dottrina sociale, economica, politica e filosofica
sviluppata da Karl Marx (1818‑1883) e dal suo collaboratore Friedrich
Engels (1820‑1895). È stata attualizzata nella maniera più vigorosa da
Vladimir Ilyich Lenin (1870‑1924) e da Mao Tse‑Tung (1893‑1976).
Sconcertati dalle gravi ingiustizie sociali, essi dedussero che la proprietà
privata aveva alienato gli esseri umani da se stessi, dal loro lavoro, dai loro
prodotti e fra di loro. La lotta di classe, condotta dal proletariato
industriale, doveva porre fine a questa alienazione radicale, superare il
capitalismo e portare una società senza classi di persone auto‑emancipate.
In questa società futura, la questione di Dio sarebbe semplicemente scomparsa.
Il materialismo ateo del marxismo ufficiale si è opposto a tutte le religioni
in quanto queste non sono altro che ideologie destinate a favorire i ricchi e i
potenti e ad esortare i poveri a sopportare con pazienza e ad attendere la
ricompensa dopo morte. Mentre ha condannato il marxismo ateo, il Magistero
della Chiesa ha criticato anche il materialismo capitalistico (DS 2786, 3773,
3865, 3930, 3939; Giovanni Paolo II, Sollecitudo Rei Socialis, 20‑21). La
linea dura marxista non ha portato a termine né la vera emancipazione
dell'umanità né la prosperità economica per tutti. In un modo drammatico, quasi
tutti i governi dei paesi comunisti hanno concesso ed anche iniziato riforme
che vengono a relegare il vecchio marxismo ufficiale come una cosa del passato.
Cf Ateismo; Dottrina sociale; Materialismo; Scuola di Francoforte; Teologia
politica.
Una comunione di vita concordata fra un uomo e una
donna mediante cui essi diventano marito e moglie, si danno e si ricevono
mutuamente, promuovono il pieno benessere l'uno dell'altro e nell'amore
procreano ed educano i figli (GS 47‑52). L'AT parla dell'uomo e della
donna come di esseri creati ad immagine di Dio per dominare la terra, procreare
figli e realizzarsi reciprocamente (Gn 1,27‑28; 2,18‑25). Gesù
sottolineò la dignità della vita matrimoniale in vari modi: per es.,
paragonando il Regno dei cieli ad un banchetto nuziale (Mt 22,1‑14; 25,1‑13).
Il suo amore per la Chiesa è paragonato al vincolo matrimoniale (Ef 5,22‑23).
Il matrimonio è un sacramento per i cristiani battezzati (LG 11,35). I due «
partners » sono, nel rito latino, essi stessi i ministri di questo sacramento,
mentre il presbitero (o diacono) non è altro che il testimone ufficiale. Il
vincolo matrimoniale è indissolubile finché i due coniugi rimangono in vita. Cf
Forma del matrimonio; Impedimenti del matrimonio; Sacramento.
Un titolo dato a Maria. Ha avuto origine in
Oriente e il primo documento certo viene da sant'Andrea di Creta (morto nel
740). Essendo intimamente unita al Figlio suo, Maria può intercedere per gli
altri suoi figli (Gv 19,26). Questa sua intercessione si fonda sui meriti
infiniti del Figlio suo. Gli angeli, i santi e gli esseri umani tuttora viventi
possono anche intercedere per gli altri (1 Tm 2,1), e, a modo loro, fare da
mediatori per le benedizioni di Dio. Questi mediatori subordinati sono alle
volte chiamati « mediatori in un senso relativo », in relazione, cioè, ai
meriti di Gesù Cristo (cf DS 3320ss; 3370; 3916). Cf Angeli custodi;
Intercessione; Mariologia; Venerazione dei santi.
Mediazione (Lat. « mettersi tra »). L'intervento di un terzo per
riconciliare tra di loro due parti in conflitto e così, promuovere, mediante
una nuova comprensione, un bene o una mèta comune. Nell'AT, Abramo (Gn 18,16‑33),
Mosè (Es 32,7‑14) e vari profeti, sacerdoti, giudici e re hanno fatto da
mediatori tra il popolo e Dio. Essendo divino e umano, Gesù Cristo è pienamente
e definitivamente il Mediatore, cioè, l'unico e definitivo Mediatore tra Dio e
l'umanità peccatrice (1 Tm 2,5; Eb 8,6; 9,15; 12,24). Questa verità
fondamentale è stata trattata da Pio XII in encicliche, come Mystici Corporis
(1943) e Mediator Dei (1947) (cf DS 1526; 3370; 3820; FCC 5.032, 8.059). Cf
Redentore; Redenzione; Salvezza.
Preghiera mentale che tende all'unione con Dio e a
penetrare nella divina volontà col riflettere su temi biblici e su altri temi
di spiritualità. Come forma di preghiera per i principianti, l'esercitazione
della meditazione graduale dovrebbe portare al livello più alto e più semplice
della contemplazione. Cf Contemplazione.
Melkiti
(oggi, si scrive più comunemente così), o Melchiti (Siriano « seguaci del re
»). Sono quei cristiani dell'impero bizantino, specialmente in Egitto e in
Siria, che hanno sostenuto l'imperatore e la fede ortodossa contro Monofisiti,
ossia contro quelli che erano contrari al Concilio di Calcedonia (451). Quando
Costantinopoli si staccò da Roma nel 1054, i Melkiti si schierarono con
Costantinopoli, ma dopo il 1724 cominciò a prendere forma una Chiesa Melkita
unita a Roma. Oggi, il termine « Melkita » si applica il più delle volte ai
cattolici di rito bizantino che appartengono ai patriarcati di Alessandria, Antiochia
e Gerusalemme. Cf Chiese Orientali; Concilio di Calcedonia; Monofisismo; Rito;
Scisma.
La bontà di un'azione che dà diritto a una
ricompensa. Dopo che Tertulliano (circa 160 ‑ circa 220) ebbe introdotto
il termine, i teologi medievali distinsero fra merito de condigno, ossia il
merito basato su uno stretto diritto di giustizia, e la nostra situazione di
fronte a Dio, merito de congruo, dove è conveniente che siano ricompensate le
azioni dei giustificati (o di quelli non ancora giustificati). Dietro a questo
insegnamento, stanno molti passi scritturistici i quali affermano che Dio
premia le azioni buone e punisce quelle cattive (Es 23,20‑22; Mt 5,3‑12;
6,4; 19,21; 25,31‑46; 1 Cor 3,8; Ap 22,12). D'altra parte, sant'Agostino
di Ippona (354‑430) ha fatto notare che ogni « aspirazione » di fronte a
Dio è basata unicamente su ciò che Dio ha dato prima liberamente: « Dio non
corona i tuoi meriti come meriti tuoi, ma coronando i tuoi meriti, corona i
suoi stessi doni » (cf DS 248, 388; FCC 8.020). Il Concilio di Trento,
richiamandosi a Rm 11,6, insegnò che non possiamo meritare la grazia iniziale
della giustificazione e la ricompensa eterna che ne consegue (DS 1532; FCC
8.065). Nondimeno, la giustificazione mediante i meriti infiniti di Cristo
produce un cambiamento intrinseco mediante cui il giustificato può produrre i
frutti dello Spirito (Gal 5, 22‑23). La controversia della Riforma sul
merito ha appena sfiorato le Chiese Orientali. Le loro liturgie non solo
pregano gli angeli e i santi, ma pregano anche per loro, volendo significare
che la grandezza di ogni creatura è sempre dovuta alla misericordia di Dio. Cf
Concilio di Trento; Deificazione; Giustificazione; Grazia; Imputazione; Opere
buone; Santificazione.
Parola comunemente usata nella Chiesa Cattolica,
dove la forma più comune di congedo al termine della Liturgia è: « Ite, Missa
est » (Lat. « Andate, la Messa è finita »). Cf Eucaristia; Liturgia.
Termine comune, ora non più usato e fuorviante per
indicare la Liturgia della Parola. Tutti i presenti, e non solo i catecumeni,
sono tenuti seriamente ad ascoltare la Parola di Dio. Cf Liturgia eucaristica;
Liturgia della Parola; Messa dei fedeli.
Termine ormai superato che veniva usato per
indicare la seconda parte della Messa, quella che viene dopo la Liturgia della
Parola. Il termine si riferiva al tempo in cui molti catecumeni (adulti che si
preparavano al battesimo) erano invitati ad andarsene quando cominciava la
seconda parte della Messa. L'espressione esatta che si usa oggi per la seconda
parte della Messa è: Liturgia eucaristica. Cf Liturgia della Parola; Messa dei
Catecumeni.
Messa dei
presantificati. La liturgia in cui non c'è la consacrazione del pane e del
vino, ma vengono distribuite le ostie consacrate nella Messa precedente. Di
qui, il nome di Messa dei « presantificati ». Nel rito bizantino, una Messa dei
presantificati è celebrata i mercoledì e venerdì di Quaresima, mentre
l'Eucaristia normale è limitata ai sabati, alle domeniche e alla festa
dell'Annunciazione (= i giorni festivi liberi dall'astinenza e dal digiuno).
Nel rito latino, la Messa dei presantificati è celebrata solo il Venerdì Santo.
Cf Astinenza; Digiuno; Quaresima; Rito; Trisagio.
Una sètta che si trovava nel Medio Oriente, in
Grecia e in Egitto e che fu condannata nel Concilio di Efeso (431). Essa
sosteneva che, mediante il peccato di Adamo, un demonio si era unito ad ogni
anima e poteva esserne cacciato soltanto con la preghiera costante e con pratiche
ascetiche. Una simile preghiera ed ascesi dovevano anche portare
automaticamente ad una visione della Trinità. Nel mondo antico, la loro
accentuazione della preghiera li portò a farsi chiamare Euchiti (Gr. « gente
che prega »). Lo studioso gesuita Ireneo Hausherr (1891‑1978) definì il
Messalianismo come il « pelagianesimo dell'Oriente », in quanto affermava che
lo sforzo umano costante era l'unica cosa necessaria per raggiungere i doni
spirituali più elevati. Gran parte della letteratura di questa setta fu, a
quanto sembra, attribuita a san Macario di Egitto (circa 300 ‑ circa
390). Cf Ascesi; Pelagianesimo; Preghiera.
Il liberatore promesso da Dio per un popolo
sofferente. L'aggettivo ebraico maschiach (« unto ») era usato per l'unzione
regale (1 Sam 10,1; 24,7; 2 Sam 2,4) e per l'unzione sacerdotale (Lv 4,3.5). In
entrambi i casi, indicava una persona investita da Dio con poteri e funzioni
speciali. Attraverso la promessa di Natan a Davide (2 Sam 7,12‑16) e
altri influssi (Is 9,5‑7; Ez 34,23‑24; 37,24‑25; e i Salmi
messianici: Sal 2, 17, 22, 45, 49, 72, 89, 110), il termine Messia (o in greco:
Cristo) finì per indicare il re promesso della discendenza di Davide che
avrebbe finalmente liberato il popolo. Il NT riconosce Gesù come il Messia re
che ora regna in cielo (At 2,36; 5,31) e che verrà con potenza e gloria (At
3,20‑21). Però, fu già investito di simili funzioni durante il suo
ministero (Lc 4,17‑21; Mc 8,29) e perfino nella sua infanzia (Lc 1,32‑33;
2,11; Mt 1,23; 2,6). Come designazione per Gesù che comprende i suoi poteri e
la sua identità, Messia o Cristo (Gv 1,41; 4,25) era così frequente che al
tempo della prima lettera di Paolo era già divenuto un (secondo) nome proprio
(1 Ts 1,1), come avviene anche oggi quando si parla di « Gesù Cristo ». Cf
Titoli cristologici; Unto.
Si chiama così lo studio delle cause ultime che
costituiscono la realtà. Nell'ordine secondo cui furono pubblicate le opere di
Aristotele, la Metafisica venne dopo la Fisica (che studiava i fenomeni
naturali soggetti a cambiamenti, contrapposti perciò agli elementi permanenti e
dovunque presenti della realtà come vengono esaminati dalla metafisica). Con
René Descartes (1596‑1650) e Immanuel Kant (1724‑1804), la
tradizione della metafisica aristotelica è stata modificata dalla presa di
coscienza dell'estensione su cui la realtà « oggettiva » è costruita dal
soggetto conoscente. Joseph Maréchal (1878‑1944), Karl Rahner (1904‑1984)
e Bernard Lonergan (1904‑1984) hanno sviluppato un realismo moderato che
consente un ruolo alla soggettività. La metafisica classica è stata contestata
da quanti respingono come priva di significato ogni affermazione che non sia
empiricamente verificabile. Comunque, siccome questo stesso principio non è
empiricamente verificabile, la sua sfida alla metafisica classica va
sostanzialmente modificata. Cf Agostinianismo; Analogia; Aristotelismo;
Causalità; Filosofia; Positivismo; Tomismo.
Termine biblico per indicare il pentimento o
cambiamento completo di cuore per cui uno si allontana dal peccato per servire
il Dio vivente. I profeti dell'AT chiamavano alla conversione che allontanasse
il popolo dall'idolatria e da una pratica religiosa puramente superficiale per
vivere fedelmente la legge di Dio e le loro responsabilità sociali (Is 1,10‑20;
Ez 18,1‑32). Giovanni Battista e poi Gesù predicarono un cambiamento
radicale del cuore in quanto richiesto dalla venuta del Regno di Dio (Mt 3,1‑12;
Mc 1,15). Il battesimo di Giovanni era un battesimo per il pentimento (Mc 1,4;
At 13,24; 19,4). Nel nome di Gesù, gli Apostoli invitavano la gente a
convertirsi e a farsi battezzare e così cominciare una nuova vita nello Spirito
(At 2,38). Il dono dell'autentica metànoia (cf Sal 50,14) è così speciale che
chiunque la espone a rischio con peccati successivi può perderla per sempre (cf
Eb 6,4‑6). Cf Conversione; Fede; Virtù della penitenza.
Cf Re‑incarnazione.
Modi coerenti di fare teologia che variano a
seconda dei loro problemi caratteristici, del loro intento fondamentale, dei
destinatari, del contesto, dell'uso delle fonti e dei criteri.
a) I
teologi nord‑atlantici sollevano tipicamente questioni circa il
significato, la ricerca della verità, preferiscono la teologia in un sistema
universitario, dialogano coi colleghi, privilegiano testi scritti ed usano
criteri suggeriti dalla ragione.
b) La
teologia latino‑americana della liberazione rappresenta un altro metodo
teologico che indaga sulla giustizia, fa teologia in un contesto pubblico,
privilegia le voci dei poveri e dei sofferenti, e rispetta i criteri della
prassi.
c) Un
metodo liturgico e monastico di fare teologia cerca la bellezza divina, trova
il suo ambiente nel campo della preghiera, si associa coi fedeli, e prende i
suoi testi e criteri dalla Chiesa.
Ognuno di questi tre metodi può essere
suddiviso in sottogruppi:
Il metodo
(a), per esempio, può essere segnato dal tipo di filosofia che adotta (per es.,
il neo‑tomismo, varie forme di esistenzialismo, la filosofia del
linguaggio comune o la filosofia del processo).
Il metodo
(b) cambierà a seconda che sarà a contatto coi cristiani poveri dell'America
Latina o con gli Indù poveri dell'India.
Il metodo
(c) varierà a seconda che sarà praticato dai Trappisti contemplativi, dai
cristiani ortodossi di Russia, o dai monaci buddisti in Giappone.
Idealmente, la teologia cristiana può solo
essere arricchita da un conveniente pluralismo in cui i tre metodi principali
servono a completarsi fra di loro. Cf Dòxa; Filosofia; Giustizia; Locus
theologicus; Opzione per i poveri; Pluralismo; Prassi; Scuole di teologia;
Teologia della bellezza; Verità.
È una forma di pratica cristiana che cominciò come
movimento revivalista in Gran Bretagna sotto la guida di John Wesley (1703‑1793)
e suo fratello Carlo (1707‑1788). Esso portò all'istituzione nel 1784 di
associazioni libere (più tardi Chiese), indipendenti dalla struttura episcopale
della Chiesa d'Inghilterra, ma in comunione fra di loro. Oggi, fanno parte
della Federazione Mondiale delle Chiese Metodiste. Il Metodismo ha imitato il
pietismo tedesco e ha privilegiato l'esperienza di conversione dei fratelli
Wesley nel favorire una teologia del cuore a preferenza di una ortodossia
rigida e razionalista. I Metodisti sottolineano l'evangelismo, il sacerdozio
dei fedeli e la condotta sociale. La loro teologia ha avuto la tendenza ad
essere largamente « arminiana »: cioè, favorisce l'insegnamento anticalvinista
del teologo riformato olandese Jacob Arminius (1560‑1609), il quale
insegnava che Cristo morì non solo per pochi predestinati, ma per tutti, e che
la libertà sovrana di Dio non esclude la vera libertà degli esseri umani. Cf
Calvinismo; Evangelismo; Protestante.
È il modo di esaminare, classificare ed insegnare
coerentemente le dottrine cristiane. La teologia trova il suo campo nella
divina rivelazione narrata e comunicata dalla Scrittura e dalla Tradizione (DV
24; OT 16). Il metodo abbraccia:
a) i
presupposti propri;
b) l'uso
dei dati biblici e storici;
c) gli
approcci alle questioni del significato e della verità;
d) la
riflessione sul contesto sociale e culturale in cui uno opera come teologo;
e) un
intento particolare e determinati destinatari;
f) il
grado di generalizzazione sistematica che uno desidera.
In
Oriente, il dovuto riconoscimento del mistero divino è garantito dal metodo
della teologia apofatica. La centralità della liturgia sottolinea il carattere
dossologico della teologia orientale. Cf Analogia; Analogia della fede;
Deposito della fede; Dossologia; Ermeneutica; Esegesi; Locus theologicus;
Metodi in teologia; Mistero; Ortoprassi; Teologia apofatica; Teologia dogmatica;
Teologia fondamentale; Teologia kerigmatica; Teologia della liberazione;
Teologia negativa; Tradizione.
È un metodo dell'esegesi ebraica che si è
sviluppato dopo il ritorno dalla schiavitù babilonese. Il suo intento era
quello di edificare col ricavare da un testo scritturistico associazioni ed
applicazioni che andavano oltre al suo significato letterale. Gli Ebrei
distinguevano due tipi di midrash: il midrash halachah (Ebr. « guida ») che
s'interessava della legge orale, e il midrash haggadah (Ebr. « narrazione »)
che tendeva a chiarire le sezioni non giuridiche della Bibbia. Cf Esegesi;
Haggadah:
Con questo titolo sommario, si indicano le
pubblicazioni di Jacques‑Paul Migne (1800‑1875), il quale, dopo
aver fatto il parroco di campagna per nove anni, si recò a Parigi e pubblicò un
numero immenso di testi teologici. La sua opera principale fu il Patrologiae
Cursus Completus. I 217 volumi della sua Patrologia Latina (PL) comprendono
tutti gli autori ecclesiastici fino al Papa Innocenzo III (1160‑1216). I
161 volumi della Patrologia greca (PG) comprendono gli scrittori greci (con una
traduzione latina) fino al 1439. Dove non sono disponibili edizioni recenti e
più critiche, la Patrologia del Migne è sempre valida e rimane un'opera base a
cui fare riferimento. Cf Patrologia.
Millenarismo (Lat. « mille »). (inizio)
La credenza, influenzata da scritti apocalittici e
basata su un'interpretazione critica
dell'Apocalisse 20,1‑7, che Cristo regnerà su questa terra per mille anni
coi suoi santi fino alla sconfitta definitiva di Satana e l'ingresso definitivo
nella gloria. Nei primi secoli, anche presso cristiani influenti come san
Giustino Martire (circa 100 ‑ circa 165) e sant'Ireneo di Lione (circa
130 circa 200), vigeva questa credenza. Dopo sant'Agostino di Ippona (354‑430),
solo alcune sètte (per es., verso l'anno 1000) hanno alle volte ridato vita al
Millenarismo. Cf Chiliasmo; Escatologia; Fondamentalismo; Testimoni di Geova.
Partecipazione ai compiti di Cristo come profeta,
sacerdote e re. Tutti i fedeli partecipano a queste funzioni in forza del
battesimo e della confermazione. I chierici vi partecipano in un modo
particolare mediante il sacramento dell'Ordine (cf DS 1326; FCC 9.287; PO 1; AA
10). Doni particolari e speciali vanno esercitati attraverso ministeri che
giovano alla Chiesa intera (Rm 12,6‑8; 1 Cor 12,1‑31; 1 Pt 4,10‑11).
Cf Carismi; Ordinazione; Ordine.
Il servizio speciale per la fede cristiana, per la
sua vita ed unità esercitato da san Pietro e passato al suo successore, il
vescovo di Roma, la città dove morirono martiri i santi Pietro e Paolo.
L'ufficio petrino comporta la testimonianza da rendere alla risurrezione di
Cristo (Lc 22,31‑32; 24,34; At 2,22‑36) e 1'esercizio dell'autorità
pastorale con amore (Mt 16,17‑19; Gv 21,15‑19; 1 Pt 5,1‑4).
Sant'Ignazio di Antiochia (circa 35 ‑ circa 107) chiamò la Chiesa di
Roma: « Quella che presiede nella carità ». Questa espressione fu ripetuta dal
patriarca Demetrio quando Giovanni Paolo II visitò Costantinopoli nel 1979.
Sant'Ireneo di Lione (circa 130 circa 200) si appellò alla successione
apostolica in genere e a quella del vescovo di Roma in particolare come un
criterio per riconoscere la verità cristiana. Quando il Tomo (lettera inviata
al Patriarca di Costantinopoli, san Flaviano) di san Leone Magno (papa dal 440
al 461) fu letto al Concilio di Calcedonia (451), i membri del Concilio
esclamarono: « Pietro ha parlato per bocca di Leone ». Il Concilio Vaticano I
(1869‑1870) espresse l'ufficio petrino in termini di giurisdizione
universale e di infallibilità (DS 3050‑3075; FCC 7.176‑7.199). Il
Concilio Vaticano II evidenziò il carattere collegiale di questo ufficio,
esercitato insieme a tutti i vescovi i quali insieme e sotto al successore di
Pietro condividono la responsabilità dell'intera Chiesa (LG 22). I recenti
dialoghi ecumenici con Anglicani, Ortodossi e Protestanti hanno manifestato una
crescente sensibilità per la necessità di un ufficio centrale nella Chiesa come
segno visibile e agente dell'unità cristiana nella fede. Non c'è, però, ancora
un accordo sull'esercizio concreto del ministero petrino. Cf Apostolo;
Cattolicesimo; Collegialità; Conciliarismo; Febronianismo; Gallicanesimo;
Giurisdizione; Infallibilità; Papa; Protestante; Riforma (La); Pentarchia;
Successione apostolica.
Ministro (Lat. « che serve »). (inizio)
Persona abilitata a compiere funzioni spirituali
nella Chiesa. Questo termine, che designa il clero in comunità non episcopali,
è usato sempre più nella Chiesa Cattolica. Sacri ministri sono i chierici
ordinati per amministrare i sacramenti (CIC 276). Ministri della Parola (cf At
6,4; Col 1,23) sono quelli che predicano il vangelo. Questo compito non è solo
del papa e dei vescovi (CIC 756), ma anche dei presbiteri, dei diaconi e di
altri che ricevono l'incarico di predicare e di insegnare (CIC 756‑761).
Ministri ordinari della santa Comunione sono i vescovi, i presbiteri e i
diaconi; ministri straordinari della Comunione sono quei laici che hanno
ricevuto la facoltà di farlo (CIC 910). In casi di necessità, i laici possono
essere autorizzati ad amministrare il battesimo, a distribuire la Comunione, a
predicare e a presiedere la liturgia della Parola (CIC 290). Cf Chierico;
Clero; Diacono; Laico; Presbitero; Vescovo.
Un evento che è causato da un intervento divino
speciale, che non segue le leggi comuni della natura e che porta un messaggio
religioso per il popolo ora e in seguito. Ben lungi dall'essere prodigi
puramente strabilianti, i miracoli sono segni salvifici e rivelatori di Dio (Gv
2,11,18.23; 12,18.37). I Vangeli sinottici (Mt 4,23; 8,5‑17; 11,5.21; Mc
8,22‑26; Lc 13,32) e gli Atti degli Apostoli (per es. At 2,22‑23)
attestano miracoli di Gesù legati alla proclamazione efficace dell'avvento del
Regno di Dio. Gli Atti riportano vari miracoli operati da Pietro e da Paolo.
Senza entrare nei particolari, Paolo rende testimonianza a questo dono fatto da
Dio (Rm 15,19; 2 Cor 12,12). I miracoli sono comunemente richiesti per la
beatificazione e la canonizzazione dei Servi di Dio (cf CIC 1403). Cf
Determinismo; Doxa; Natura; Regno di Dio; Teologia giovannea.
La cura amorosa di
Dio per tutte le sue creature, specialmente gli esseri umani. Essa ci invita a
nostra volta a solidarizzare e ad alleviare le miserie altrui. L'AT fa uso di
tre parole per esprimere la misericordia. Hesed (Ebr. « bontà »), o delicatezza
fedele; è fondata su un vincolo o su un'alleanza come il matrimonio (Gn 20,13)
o su un rapporto stretto (1 Sam 20,8.14‑15). Rahamin (Ebr. grembo); è le
simpatia viscerale o compassione, come quella di una madre per il suo bambino
(Is 49,15). Hen (Ebr. « grazia »); esprime il modo con cui il favore di Dio è
elargito gratuitamente e indipendentemente dai meriti del ricevente (Es 33,12‑17).
Gli esseri umani possono invocare la misericordia e Dio è quanto mai desideroso
di donarla (cf Sal 51; 113; 117). Il NT esalta la misericordia di Dio (Lc 1,50.54.72.78) rivelata ed
espressa soprattutto mediante le parole e i fatti di Gesù (Mt 9,10‑13;
18,21‑35; Lc 10,29‑37). Il cieco invoca Gesù perché abbia pietà di
lui (Mc 10,47‑48). Questa preghiera è entrata a far parte della preghiera
dei cristiani, soprattutto in Oriente. Si deve tendere ad imitare il Padre
celeste nella sua misericordia, e, a sua volta, Dio sarà misericordioso con
coloro che eserciteranno la misericordia (cf Mt 6,12; 25,31‑46; Lc 11,4).
Cf Amore; Grazia; Hesed; Preghiera di Gesù.
Raccolta ebraica di trattati che interpretano e
insegnano la Scrittura e la Legge. Quest'opera fu probabilmente compilata dal
rabbino Giuda ha‑Nasi (circa 135 ‑ circa 220) e servi di base alle
versioni palestinese e babilonese del Talmud. La Mishnah determina ancora come
un pio Ebreo deve comportarsi in molte circostanze. Cf Giudaismo; Talmud.
È l'autorizzazione ufficiale di partecipare in un
determinato modo al ministero di insegnamento, di santificazione e di governo
della Chiesa nel mondo. Cf Chierico; Concilio Lateranense IV; Diacono, Mandato;
Predicazione.
L'invio (o « processione ») della seconda e della
terza Persona della Trinità da parte del Padre nell'eternità e nel tempo (cf Gv
14,26; 20,21; Gal 4,4‑6). Cf Appropriazione; Filioque; Processioni;
Teologia trinitaria.
Si tratta della risposta della Chiesa al compito
ricevuto da Cristo di continuare la sua opera nel mondo intero. I libri
profetici dell'AT indicano come Gerusalemme, il popolo eletto e i suoi
rappresentanti abbiano un ruolo missionario per la salvezza delle nazioni (cf
Is 2,1‑5; 42,6‑7; 49,6.22‑23; 56,1‑8; 60,1‑22; Giona).
Con valore universale (Lc 2,29‑32), la buona Novella di Cristo va
annunciata dovunque e a chiunque (Mt 28,18‑20; Mc 16,15‑20; Lc
24,47; Gv 20,21; At 1,8). Guidata da Pietro, da Paolo e da altri (Gal 2,7‑8;
Rm 1,5; 16,3), la Chiesa apostolica diffuse la fede cristiana attraverso
l'Impero romano. Nei primi secoli, il cristianesimo raggiunse l'Abissinia,
l'India e (attraverso la Chiesa nestoriana dell'Oriente) perfino la Cina.
Grandi missionari e loro discepoli, appoggiati alle volte da governanti potenti,
hanno convertito praticamente tutta l'Europa al cristianesimo entro anno 1000.
San Patrizio (circa 390 ‑ circa 460) contribuì all'evangelizzazione
dell'Irlanda. Sant'Agostino di Canterbury (morto nel 604), fu un apostolo
dell'Inghilterra; san Bonifacio (680‑754) evangelizzò la Germania;
sant'Ansgravio (Oscar) (801‑865), i paesi scandinavi; e i santi Cirillo
(826‑869) e Metodio (805‑885), i paesi slavi. Con la scoperta
dell'America nel 1492 e l'apertura di nuove strade verso l'Asia, un'attività
missionaria veramente eroica cominciò nelle Americhe, in Cina, in India, in
Giappone e altrove. La fondazione della Congregazione per la Propagazione della
Fede per opera del Papa Gregorio XV nel 1622 incoraggiò e aiutò
l'organizzazione di questo sviluppo. All'inizio del secolo XIX, società
missionarie anglicane e protestanti, guidate e ispirate da personaggi come
David Livingstone (1813‑1873), divennero veramente attive fuori d'Europa.
Alla fine del secolo XX, la necessità che l'Europa stessa venga ri‑evangelizzata
è divenuta sempre più evidente. Cf. Apostolo; Evangelizzazione; Teologia della
missione.
Mistagogia (Gr. « che guida ai segreti »). (inizio)
Intruzione sui riti segreti e sui misteri di una
religione. Nelle sue Catechesi mistagogiche date nel tempo quaresimale e
pasquale san Cirillo di Gerusalemme (circa 315‑386) preparava i
catecumeni al battesimo il Sabato Santo e li istruiva ulteriormente dopo. San
Massimo il Confessore (circa 580‑662) chiamava « mistagogia » la sua
interpretazione mistica della liturgia. Comunemente, alcuni usano il termine
per indicare una catechesi e una teologia ricavate dall'esperienza di Dio e
destinate ad approfondire questa stessa esperienza. Cf Catechesi; Catecumenato;
Disciplina dell'Arcano; Esperienza religiosa; Mistero; RICA.
Non è qualcosa di semplicemente oscuro o
inspiegabile (come, per es. un'uccisione « misteriosa »), ma è il piano amoroso
di Dio per la salvezza dell'umanità che ora è stato svelato per mezzo di Cristo
(Rm 16,25; Ef 1,9; 3,9; Col 1,26‑27; 2,2; 4,3). Mentre è stata rivelata
definitivamente in Cristo, la realtà misteriosa di Dio trascende la ragione e
la comprensione umana. La mente umana non può afferrare Dio; è la maestà divina
che afferra noi. La teologia protestante ha seguito il tema luterano del Deus
revelatus sed absconditus (Lat. « Dio rivelato, ma tuttora nascosto »). Gli
Ortodossi hanno coltivato la teologia apofatica che sottolinea
l'inaccessibilità di Dio. Nel secolo XIX, il Concilio Vaticano I (DS 3015‑3020;
FCC 1.080‑1.085), Matthias Scheeben (1835‑1888) e altri hanno
parlato dei misteri rivelati o verità intorno a Dio (misteri al plurale). La
teologia recente e l'insegnamento ufficiale hanno accentuato l'unità dell'auto‑rivelazione
di Dio. Karl Rahner (1904‑1984), il Concilio Vaticano II e le encicliche
di Giovanni Paolo II favoriscono il linguaggio del « Mistero », anziché quello
dei divini « misteri ». Cf Mistagogia; Mistero pasquale; Religioni misteriche;
Storia della Salvezza; Teologia apofatica.
È il mistero di un Dio infinitamente buono e
onnipotente che permette tanti peccati, dolori e sofferenze varie nel nostro
mondo. Le soluzioni soddisfano solo parzialmente: esse si appellano
a) al
rispetto di Dio per la nostra libertà creaturale;
b) a
Cristo che ha sopportato il mistero del male con la sua passione e morte;
c) alla
trasformazione gloriosa cui è destinato il nostro mondo (Rm 8,18‑23),
quando le forze del male saranno definitivamente sconfitte (1 Cor 15,24‑28).
Cf
Mistero; Teodicea; Teologia apofatica.
La redenzione effettuata da Cristo soprattutto con
la sua morte, risurrezione e ascensione (SC 5; GS 22) a cui i cristiani
partecipano mediante il battesimo, l'Eucaristia, gli altri sacramenti e con
tutta la loro vita (SC 6‑10; cf Rm 6,3‑4; 12,1; 1 Cor 11,23‑26).
Cf Pasqua; Redenzione; Risurrezione.
Un'esperienza speciale e profonda di conoscenza e
di unione con la realtà divina, liberamente concessa da Dio. Le esperienze
mistiche, che possono essere accompagnate da estasi, visioni e altri fenomeni
del genere, sono di solito precedute da una pratica seria di contemplazione e
di ascesi. La mistica si riscontra in tutte le grandi religioni del mondo, ma
nell'esperienza cristiana ha una qualità altamente personale e accentua anziché
sopprimere il senso di distinzione tra il mistico e Dio. La mistica genuina
produce sempre un amore più generoso verso gli altri, e sembra trovarsi
frequentemente tra i cristiani che si dedicano alla preghiera e che sono
sensibili alla presenza di Dio nella loro vita. Cf Contemplazione; Mistero;
Visioni.
Cf Corpo mistico.
Mito (Gr. « favola, storia »). (inizio)
Una storia simbolica circa le realtà ultime. Il
termine « mito » è stato spesso inteso come una storia di persone, cose ed eventi
puramente fittizi. Mentre il lògos fornisce un resoconto razionale e vero della
realtà e delle sue cause, un mito immaginario (per es., le attività scandalose
di dèi) può essere piacevole, ma è essenzialmente falso. Il NT riflette ancora
questa visuale negativa del termine « mito » (1 Tm 1,4; 4,7; Tt 1,14; 2 Pt
1,16). La mente umana, però, non opera unicamente sulla base di concetti
astratti: ha bisogno del linguaggio simbolico‑immaginario per trovare ed
esprimere la verità sulla nostra esistenza. Nei suoi dialoghi, Platone (427‑347
a.C.) fa alle volte un uso intelligente di miti per guidare i suoi lettori
verso la verità. Cf Analogia; Demitizzazione; Simbolo; Teologia narrativa.
Questa eresia accentuava talmente l'unità divina
da negare la distinzione personale del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Essi non sarebbero altro che tre manifestazioni o modi con cui l'unico Dio si
rivela e agisce nella creazione e nella redenzione. Cominciato in Asia Minore
con Noeto (circa 200), il modalismo si propagò in Occidente con Prassea (circa
200), Sabellio (all'inizio del III secolo), Fotino (IV secolo) e, fino ad un
certo punto, con Marcello di Ancira (= Ankara) (morto nel 374 circa) (cf DS
151, 284; FCC 6.023). Cf Patripassianismo; Teologia trinitaria.
È un termine generico che designa un movimento
teologico abbastanza diffuso alla fine del secolo XIX e all'inizio del XX in
Inghilterra, Francia, Italia e, fino ad un certo punto, in Germania. Tra i suoi
esponenti principali ci furono Alfred Loisy (1857‑1940), Giorgio Tyrrell
(1861‑1909) e forse il Barone Federico von Hügel (1852‑1925). I
modernisti adottavano la critica biblica contemporanea, ammettevano gli
sviluppi storici del cristianesimo, si opponevano energicamente alla Neo‑Scolastica
e manifestavano una grande apertura ai progressi della scienza e della
filosofia. Andarono soggetti alle volte a deviazioni, come, per esempio, nell'accentuare
l'esperienza religiosa e nel minimizzare il valore delle affermazioni comuni di
fede. Nel 1907, col decreto Lamentabili e con l'Enciclica Pascendi, la Santa
Sede condannò il modernismo in un modo che non tenne conto delle dovute
distinzioni. Seguì una campagna contro quanti erano sospettati di tendenze
moderniste. Pio XII (riguardo alla critica biblica), il Concilio Vaticano II e
gli sviluppi successivi nell'insegnamento della Chiesa e della teologia hanno
rivendicato alcuni, ma non tutti, dei temi e delle intuizioni dei modernisti.
Cf Critica biblica; Esperienza religiosa; Immanenza Divina; Neo‑Scolastica;
Sviluppo della dottrina.
È la teoria sviluppata dal gesuita spagnolo Luigi
de Molina (1535‑1600) circa il rapporto tra la volontà libera e la
grazia. Dio concede la grazia, adatta le circostanze per giungere a buon esito
e prevede le nostre azioni future. Però, siccome questa previsione « dipende »
dalle nostre libere decisioni, Molina chiamò scientia conditionata, o scientia
media la conoscenza rispetto alle decisioni e azioni future degli uomini.
Questo sistema era opposto a quello dei Domenicani, specialmente di Domenico
Bañez (1528‑1604). Nell'accentuare la libertà sovrana di Dio, Bañez parlava
del concorso divino nell'azione umana come di una premozione fisica. Questo
concetto non sembrava rispettare pienamente la libertà umana. Tra il 1598 e il
1607, una commissione, chiamata « De Auxiliis, » si riunì a Roma, ma non riuscì
a risolvere il problema. Si concluse con la proibizione ai Gesuiti di dare ai
Domenicani l'etichetta di « Calvinisti » e ai Domenicani, di chiamare i Gesuiti
« Pelagiani » (cf DS 1997, 2008). Questo dibattito indica come le questioni
teologiche più profonde non possono in ultima analisi ricevere una risposta
adeguata. Il mistero divino ha la prima e l'ultima parola. Cf Calvinismo;
Libertà; Grazia; Mistero; Pelagianesimo; Prescienza; Semi‑Pelagianesimo.
Un movimento tra i credenti battezzati che
rispondono alla chiamata di Cristo per la perfezione (Mt 5,48; 19,16‑26)
col dedicarsi attraverso la povertà, il celibato e l'obbedienza ad una vita di
preghiera, al culto e al servizio comunitario. Verso il termine delle
persecuzioni romane, una forma di esistenza ascetica nei deserti dell'Egitto,
della Palestina e della Siria cominciò ad offrire un'alternativa eroica al
martirio reale. In Egitto, sant'Antonio Abate (circa 251‑356) e san
Pacomio (circa 290‑346) contribuirono ad organizzare i loro discepoli
attorno ad una regola di vita e a guide spirituali, aprendo così la strada alle
due forme tipiche del monachesimo: l'anacoretismo, o vita degli eremiti, e il
cenobitismo, o vita in comune. Fortemente influenzato da san Basilio Magno
(circa 370‑379), il monachesimo orientale favorì il monachesimo
occidentale attraverso scritti come la Vita di sant'Antonio scritta da
sant'Atanasio di Alessandria (circa 296‑373) e le Conferenze di Giovanni
Cassiano (circa 360‑435). Dopo san Martino di Tours (morto nel 397) e
sant'Agostino di Ippona (354‑430), san Benedetto di Norcia (circa 480 ‑
circa 550) con la sua Regola diede la forma essenziale al monachesimo
d'Occidente. I Domenicani, i Francescani e altri Ordini religiosi di vita
attiva hanno offerto un'alternativa alla vita monastica strettamente
contemplativa (cf UR 15; PC 9). In Oriente, però, tutti i religiosi sono ancora
monaci. Cf Acemeti; Anacoretismo; Cenobiti; Esicasmo; Liturgia delle Ore; Monte
Athos; Vita religiosa.
Termine coniato da Tertulliano (circa 160 ‑
circa 220) per designare la teoria ereticale che accentuava talmente l'unità di
Dio da negare un Figlio veramente divino con un'esistenza personale distinta.
Alcuni Monarchiani sostenevano che Gesù era divino unicamente nel senso di una
dynamis (Gr. « potenza ») di Dio che era venuta su di lui e lo aveva adottato.
I Monarchiani modalisti riducevano la Trinità a modi diversi nei quali Dio si
manifesta e agisce. Cf Adozionismo; Modalismo; Patripassianismo; Trinità
immanente.
È l'universo creato da Dio (Mt 25,34; Gv 17,5.24).
La parola « mondo » può anche indicare il luogo dove va proclamato il vangelo
(Mc 16, 15), ma anche coloro che non accettano Cristo (Gv 1,9‑11) e che
sono ostili a lui e ai suoi discepoli (Gv 8,23; 15,18‑20; 17,14). Satana
è il principe di questo mondo (Gv 12,31; 14,30; 16,11), ma, nel suo grande
amore, Dio ha mandato il Figlio suo nel mondo (tra gli uomini) per salvarlo (Gv
3,16‑17). Il testo più lungo del Concilio Vaticano II è stato la
Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, chiamata Gaudium
et spes. Coerente con la forte opposizione cristiana alle forme gnostiche di
dualismo, questo documento afferma la bontà essenziale del mondo creato. Lungi
dall'essere uno schermo tra Dio e gli esseri umani, il mondo deve costituire un
punto di mediazione, come viene illustrato, per esempio, dall'uso della materia
nei sacramenti (cf DS 800; 3025; FCC 3.025, 6.060). Cf Cosmo; Dualismo;
Gnosticismo; Manicheismo; Oikumène; Sacramento; Teologia della liberazione;
Teologia politica.
Termine coniato da Christian Wolff (1679‑1754)
per indicare tutti i tentativi di interpretare la realtà eliminando ogni
diversità e distinzione (per es., tra il corpo e anima, o tra il mondo creato
visibile e Dio invisibile) e riducendo tutto ad un unico principio. Questo solipsismo
ammette l'esistenza di uno solo e nega le idee, le esperienze e l'esistenza di
altri soggetti. Oppure, è negata la differenza tra lo spirito e la materia con
l'asserire che tutto si riduce ad una modalità dello spirito (idealismo) o
della materia (materialismo). Il panteismo rigetta ogni distinzione reale tra
Dio e il mondo creato. I filosofi greci anteriori a Socrate tendevano a
interpretare tutta la realtà mediante un unico principio primordiale: per es.,
Talete di Mileto considerava l'acqua come l'elemento primordiale dell'universo.
Altri monisti sono Plotino (circa 205‑270), Benedetto Spinoza (1632‑1677)
e filosofi idealisti come Johann Gottlieb Fichte (1762‑1814) che
riducevano tutto all'Io. Sia l'AT (cf Gn 1‑3; Gb 38,1-40,5) che il NT (cf
Gv 1,18 Rm 11,33‑35) affermano la differenza radicale tra Dio e le creature.
La dottrina cattolica ha insistito su questo « dualismo » fondamentale (cf DS
3022‑3023; FCC 3.022‑3.023) come fa anche il tema protestante del
Dio totalmente altro e l'apofatismo (Gr. « teologia negativa ») degli
Ortodossi. Cf Dualismo; Idealismo; Materialismo; Panteismo; Teologia apofatica.
Un tentativo del secolo VII di conciliare i
cosiddetti « monofisiti » con l'insegnamento recepito dal Concilio di
Calcedonia (451) e sviluppato dal Costantinopolitano II (553). Secondo il
monoenergismo, formula di compromesso proposta dal patriarca Ciro di
Alessandria nel 633 e appoggiata dal patriarca Sergio di Costantinopoli, ci
sarebbe una sola forma di attività in Gesù Cristo, e precisamente l'energia
divina. Grazie all'opposizione del monaco san Sofronio, che divenne patriarca
di Gerusalemme nel 634, il monoenergismo fu abbandonato. Cf Concilio di
Calcedonia; Concilio Costantinopolitano II; Essenza e Energie; Monofisismo;
Monotelismo.
Eresia attribuita a coloro che rifiutavano
l'insegnamento del Concilio di Calcedonia (451) secondo il quale ci sono « due
nature in una sola persona » (DS 300‑303; FCC 4.012‑4.013) e si
staccarono dal Patriarcato di Costantinopoli. Nessuna delle parti, però,
sosteneva chiaramente una versione integrale del monofisismo: e cioè, che
l'incarnazione significasse la fusione della divinità e umanità di Cristo in
una terza « natura », o che comportasse l'assorbimento della natura umana in
quella divina come una goccia nell'oceano. La differenza con Calcedonia pare
sia stata, almeno in parte, terminologica. Tra i dissidenti, Timoteo Erulo
(morto nel 477) divenne il patriarca « monofisita » di Alessandria, e Pietro il
Fullone (morto nel 488) patriarca di Antiochia. Le Chiese « monofisite »
finirono per essere organizzate da Severo di Antiochia (circa 465‑538),
deposto da patriarca di Antiochia nel 518. Le Chiese « monofisite » sono ora
chiamate genericamente Chiese non‑calcedonesi. Cf Concilio di Calcedonia;
Concilio Costantinopolitano II; Eustachianismo; Ortodossi Orientali; Unione
Ipostatica.
L'ideale di essere sposato con una sola persona
(cf Mt 5,31‑32; 19,1‑9 Mc 10,2‑12; Lc 16,18). Molte società
hanno ammesso la poligamia (Gr. « molti matrimoni »), ossia la prassi di avere
più di una moglie, sia contemporaneamente sia successivamente. Alcune società
hanno ammeso la poliandria (Gr. « molti mariti »), ossia la prassi che una
donna possa avere più di un marito. I patriarchi dell'AT erano inizialmente
poligami, mentre la legge di Mosè permetteva il divorzio e nuove nozze. Cristo
attribuì questa usanza alla « durezza » del cuore umano e mirò a riportare il
matrimonio monogamico al piano iniziale di Dio. Nella Chiesa Cattolica, un
matrimonio contratto validamente rende nullo un secondo matrimonio mentre
l'altro coniuge è ancora vivo (cf DS 777‑779, 1798, 1802, 3706‑3709;
FCC 9.345, 9.349, 9.383). Cf Impedimenti del matrimonio; Matrimonio; Poligamia.
È la fede in uno (e unico) Dio personale,
onnipotente, onnisciente e tutto amore, Creatore e Signore di tutto e di tutti
e che pure esiste distinto da tutto l'universo e al di sopra di esso.
Inizialmente, Israele ha adorato un solo Dio, senza necessariamente negare
l'esistenza di divinità pagane (inferiori). Col VI secolo a. C., però, il
monoteismo d'Israele ha chiaramente e nettamente negato la realtà di qualsiasi
altra divinità (Is 41,21‑24; 43,10‑13; 44,8). La rivelazione
neotestamentaria secondo cui nell'unico Dio ci sono tre persone non si oppone
al monoteismo genuino. L'Ebraismo e l'Islamismo, però, rigettano la fede nella
Trinità in quanto la ritengono incompatibile con la loro fede monoteistica. Nel
campo delle religioni comparate, alcuni hanno sostenuto che il monoteismo si è
evoluto da un precedente politeismo (fede in molti deì), oppure che un monoteismo
primitivo e puro è spesso caduto in un successivo politeismo. Comunque, lo
sviluppo effettivo delle varie religioni non sembra corrispondere facilmente e
chiaramente a nessuna di queste due teorie dominanti. Cf Ebraismo; Dio;
Islamismo; Mistero; Panteismo; Politeismo; Rivelazione; Teologia trinitaria;
Trascendenza.
Eresia la quale sosteneva che Cristo, pure avendo
una natura umana, mancava di una volontà umana e possedeva una sola volontà,
quella divina. Dopo che il Concilio di Calcedonia (451) ebbe insegnato l'unità
di persona ma la dualità di nature in Cristo, furono fatti vari tentativi per
conciliare i dissidenti « monofisiti » che accentuavano l'unità di Cristo. Dopo
che fu escogitata e trovata buona una nozione di compromesso delle due nature
ma di una sola « energia » (monoenergismo), il patriarca Sergio di
Costantinopoli incoraggiò Onorio I (papa, 625‑638) a proporre l'infelice
formula di « due nature ma una sola volontà » in Cristo, formula per cui in
seguito Onorio venne censurato (DS 487‑488; 496‑498; 550‑552;
561; 563; FCC 4.035‑4.039; 4.068‑4.069). L'Ectesi (Gr. «
esposizione della fede ») promulgata dall'imperatore Eraclio nel 638 era basata
sulla formula di sola volontà (quella divina). Nel 638 e nel 639, vennero
tenuti sinodi a Costantinopoli per confermare la formula, ma il Sinodo
Lateranense del 649 sotto il papa Martino I, assistito da san Massimo il
Confessore, la condannarono come contraria alla piena umanità di Cristo. Il
sesto Concilio ecumenico, il Costantinopolitano III (680‑681) definì
solennemente che in Cristo ci sono non soltanto due nature, ma anche due
volontà, le quali, però, operano in armonia nella sua persona unica (cf DS 550‑564).
Cf Concilio di Calcedonia; Concilio Costantinopolitano III; Duotelismo;
Monoenergismo; Monofisismo.
Movimento revivalista entusiastico che iniziò con
Montano, un sacerdote pagano convertitosi al cristianesimo nel II secolo nella
Frigia (odierna Turchia). Ebbe molti seguaci, tra cui Tertulliano (circa 160 ‑
circa 220). Montano annunciava prossima la fine del mondo e vedeva le attività
delle profetesse (come le sue discepole Priscilla e Massimilla) e dei profeti
estatici come segni della fine imminente. Il movimento praticava un'ascesi
rigorosa, vietava nuove nozze dopo la morte di uno dei due coniugi e imponeva
regole di digiuno molto severe. Montano giunse a considerarsi come
l'incarnazione dello Spirito Santo. Il disprezzo che il montanismo nutriva
verso le strutture istituzionali si esprimeva tra l'altro nel modo indipendente
con cui amministrava i sacramenti. Finì per essere condannato dalla Chiesa (cf
DS 211, 478). Cf Parusìa.
Famoso monte santo, all'estremità sud‑orientale
della penisola calcidica nella Grecia settentrionale. Su questo promontorio ci
sono venti monasteri principali, il primo dei quali fu fondato da sant'Atanasio
l'Athonita nel 962. Sul Monte Athos, si trovano tutti i tipi di monaci
ortodossi:
a) gli
anacoreti, o eremiti;
b) i semi‑eremiti
o anacoreti che vivono in un gruppo di eremiti sotto la guida spirituale di un
monaco esperto;
c) i
cenobiti, o monaci che vivono in comunità. Il cenobitismo finì per predominare
in tutto l'Oriente, specialmente dopo che san Basilio Magno (circa 330‑379)
scrisse le sue due Regole. La Regola che sant'Atanasio l'Athonita adottò
seguiva molto da vicino quelle di san Basilio e di san Teodoro Studita (759‑826),
grande riformatore del monachesimo orientale.
d) C'è un
quarto tipo di monaco, l'« idioritmico » (Gr. « stile proprio »). È un monaco
che gode in una certa misura di una indipendenza economica. Fu introdotto sul
Monte Athos nel secolo XIV.
I monaci
del Monte Athos godono generalmente di una notevole autonomia amministrativa.
Giuridicamente, dipendono dal patriarca di Costantinopoli. Nessuna donna può
mettere piede nella penisola. Cf Anacoretismo; Cenobita; Eremita; Esicasmo;
Filocalia; Monachesimo; Palamismo; Teocrazia.
Cf Teologia morale.
È l'insegnamento della « Chiesa di Gesù Cristo dei
santi dell'ultimo giorno » fondata nello Stato di New York nel 1830 da Joseph Smith
(1805‑1844). Il Libro di Mormone che egli sosteneva di avere scoperto in
seguito ad una rivelazione, parla di un profeta di nome Mormone e di profughi
ebrei in una storia che va dalla Torre di Babele fino all'instaurarsi del
Mormonismo negli Stati Uniti. Una rivelazione del 1843 portò lo Smith a
legittimare la poligamia. Quando fu ucciso, Brigham Young (1801‑1877)
stabilì la sètta nel deserto dove fu fondata Salt Lake City, nell'Utah. I
Mormoni aspettano che Cristo ritorni e stabilisca su questa terra un regno per
i suoi santi. Cf Millenarismo; Poligamia.
Il termine definitivo della nostra esistenza
biologica mentre la storia della nostra vita assume dinanzi a Dio la sua forma
completa e irreversibile. La Bibbia vede la morte come qualcosa di naturale
(Sal 49,11‑12; Is 40,6‑7) e come conseguenza del peccato (Gn 3,19;
Rm 5,12). La morte sarà l'ultima nemica ad essere vinta quando parteciperemo
alla risurrezione di Cristo (1 Cor 15,26). Cf Anima; Immortalità; Risurrezione.
La disciplina e l'abnegazione richieste per
crescere nella nuova vita che ci è data mediante la fede e il battesimo (Rm
8,13; Gal 5,24). Gesù ha evidenziato il prezzo del discepolato (Mt 10,34‑39).
Paolo descrive con vivezza la lotta col peccato e con le forze di morte che
devono affrontare coloro che vivono con Dio in Cristo (Rm 6,1‑19). Cf
Ascesi; Croce; Digiuno.
Una lettera personale scritta dal papa all'intera
Chiesa, o ad una Chiesa locale, o ad un gruppo particolare. Quando il papa
Giovanni XXIII istituì una Commissione per preparare il Concilio Vaticano II,
emanò un motu proprio (Acta Apostolicae Sedis, 521962, pp. 433‑437). Se
una Conferenza episcopale desidera emettere una legge per il proprio
territorio, deve richiedere alla Santa Sede un mandato speciale, eccetto che il
papa lo conceda motu proprio (CIC 415). Cf Santa Sede.
Si chiama così un movimento anglicano (1833‑1845)
che ebbe il suo centro nell'Università di Oxford e fu guidato da John Keble
(1792‑1866), John Henry (poi Cardinale) Newman (1801‑1890) e Edward
Bouverie Pusey (1800‑1882). Questo movimento venne a formare il primo
periodo dell'Anglo‑Cattolicesimo. Ispirato dalla tradizione della Chiesa
Alta (più che dalla Chiesa Bassa o Evangelica), il movimento mirava a riformare
l'Anglicanesimo, sottolineava il carattere apostolico e sacramentale della
Chiesa nonché il suo sacerdozio, si opponeva alle ingerenze del Liberalismo,
promuoveva una tradizione cattolica del culto, lavorava per i poveri, e
incoraggiava la formazione di comunità religiose maschili e femminili. Per
promuovere la sua causa, il Movimento di Oxford pubblicò Tracts for the Times
(volantini di attualità) (1833‑1841). Il Tract 90 di Newman (1841)
sollevò un grande dibattito per la sua tendenza filocattolica. A partire dal
1836, Keble, Newman e Pusey cominciarono a pubblicare la Library of the Fathers
(Biblioteca dei Padri), una collana che rivelava da dove traevano ispirazione:
dal ritorno ai Padri della Chiesa. Il sermone di Keble sulla « Apostasia
nazionale » (1833) diede il via al movimento. Questo ebbe fine, secondo
l'estimazione comune, con l'ingresso di Newman nella Chiesa Cattolica (1845).
Cf Anglo‑Cattolicesimo; Comunione anglicana; Evangelici; Liberalismo;
Padri della Chiesa; Vita religiosa.
Un movimento contemporaneo che cominciò tra i
Cattolici, ma si diffuse presto tra altre confessioni. Consiste
nell'incoraggiare tutti i membri della Chiesa a partecipare attivamente alle
celebrazioni liturgiche e a far sì che l'Eucaristia diventi il centro reale
della loro comunità. Il movimento fu iniziato dall'abate Prospero Guéranger
(1805‑1875), e dall'Abbazia benedettina di Solèsmes. L'incoraggianento
ufficiale venne nel 1903 quando Pio X emanò alcune norme destinate a promuovere
la comunione frequente e ad effettuare la riforma della musica della Chiesa. In
Europa, Benedettini come Lambert Beauduin (1873‑1960), Odo Casel (1896‑1948)
e altri, come Pius Parsch (1884‑1954), Romano Guardini (1885‑1968)
e Joseph Jungmann (1889‑1975) promossero non solo l'approfondimento di
studi sulla liturgia, ma anche il suo sviluppo pastorale. L'Enciclica Mediator
Dei di Pio XII nel 1947 portò alcune riforme che culminarono con la
restaurazione delle cerimonie della Settimana Santa e con l'opera del Concilio
Vaticano II. Quest'ultimo introdusse l'uso pieno delle lingue volgari e riformò
i riti. Per gli Ortodossi, la liturgia è sempre stata fondamentale. Alcune
riforme secondarie, come l'adozione del Calendario gregoriano, hanno a volte
provocato proteste e persino scismi. Il Protestantesimo è sorto come movimento
di riforma che comprendeva tra l'altro l'uso della lingua volgare e
privilegiava la liturgia della Parola a scapito dell'Eucaristia. Nel secolo
scorso, molti Anglicani e alcune Chiese protestanti hanno cominciato a
riformare e ad incoraggiare il culto sacramentale. Negli ultimi decenni, il
movimento ecumenico ha contribuito a promuovere la riforma della liturgia in
molte confessioni cristiane. Cf Culto; Lingua volgare; Movimento di Oxford;
Rito; Settimana Santa; Vecchi credenti.
Cf Frammento muratoriano.
Seguace dell'Islamismo. Cf
Islamismo.
N
Celebrazione della nascita di Gesù il 25 dicembre.
Questa festa di origine occidentale sostituì la festa pagana del Sole
Invincibile e finì per diventare comune a tutte le Chiese cristiane eccetto gli
Armeni. La liturgia romana permette che la Messa venga celebrata di notte (di
solito a mezzanotte), all'alba e di giorno: intende così celebrare la triplice
« nascita » del Figlio: nel seno del Padre, dal grembo di Maria e nel cuore dei
fedeli. Cf Cristianità Armena; Epifania; Preparazione al Natale.
L'intero cosmo che è buono perché è stato creato
da Dio (Gn 1‑2), o qualcosa che si sviluppa e agisce secondo le proprie
caratteristiche essenziali. In questo secondo senso, la dottrina cristiana
parla di un'unica natura di Dio e di due nature (divina e umana) in Cristo. La
teologia cattolica ha distinto la grazia (= ciò che viene a noi mediante
l'attività redentrice di Dio in Cristo) dalla natura (= ciò che appartiene agli
esseri umani in quanto esseri umani). Un assioma classico afferma che la grazia
non distrugge la natura, ma la presuppone e la perfeziona. Qui, è importante
ricordare che un ordine puramente naturale è un'astrazione. L'ordine della
grazia è esistito sin dall'inizio, in quanto Dio ha chiamato liberamente tutti
gli esseri umani alla sorte soprannaturale della vita eterna. I Calvinisti e
altri Protestanti hanno pessimisticamente affermato che il peccato avrebbe
interamente corrotto la natura umana (cf DS 1521, 1555; FCC 8.054, 8.088; GS
13). Cf. Concupiscenza; Cosmo; Creatura; Creazione; Ecologia; Entelechìa;
Grazia; Legge naturale; Peccato originale; Potenza obbedienziale;
Soprannaturale; Teologia naturale.
Un tentativo di mediazione tra il Concilio di
Calcedonia (451) che insegnò che ci sono due nature nell'unica persona di Gesù
Cristo, e i cosiddetti « Monofisiti ». Essi conservarono la formula pre‑calcedonese
di san Cirillo di Alessandria (morto nel 444): « l'unica natura incarnata di
Gesù Cristo ». La controversia si fissò sulla parola physis (Gr. « natura »)
che era ancora usata per significare sia un individuo sussistente concreto (=
persona), sia la natura di quel singolo. Quei teologi cirilliani che ritennero
Calcedonia come una resa ai teologi nestoriani (colpevoli, secondo loro, di
aver diviso il Cristo in due individui), cercarono di re‑interpretare
Calcedonia in termini di condanna del nestorianesimo da parte di Cirillo. Nella
sua « terza lettera a Nestorio » (DS 252‑263), Cirillo sottolineava
l'unica persona divina di Cristo, anatematizzando chiunque non avesse affermato
che Dio, in Cristo, aveva sofferto sulla croce. A Calcedonia, questa lettera
era stata letta, ricordata, ma non fatta propria. Il Neo‑Calcedonesimo, o
interpretazione di Calcedonia nei termini della teologia di Cirillo circa la
sofferenza di Dio, fu ufficialmente confermato nel Concilio Costantinopolitano
II nel 553 (DS 421‑438; FCC 2.012, 4.019‑4.034). Cf Concilio di Calcedonia; Concilio di
Efeso; Concilio Costantinopolitano II; Controversia Teopaschita; Monofisismo;
Sofferenza di Dio.
Un itinerario di iniziazione cristiana sorto dopo
il Concilio Vaticano II. È cominciato con Kiko Arguello (nato nel 1939) e
Carmen Hernandez, con l'intento di aiutare i cristiani battezzati a scoprire o
a riscoprire che cosa comportano realmente la fede e il battesimo. Questo «
modo » di formazione per i battezzati, che segue le strutture del catecumenato
nella Chiesa primitiva, riprende a iniziare i credenti alla loro vita
cristiana, e mira a rievangelizzare paesi tradizionalmente cristiani o aiutare
a radicare il vangelo più profondamente in aree evangelizzate da poco tempo.
Laici, sacerdoti e famiglie, formati attraverso il neo‑catecumenato,
vanno come missionari itineranti in tutte le parti del mondo. Nel 1987, un
ampio seminario diocesano (« Redemptoris Mater ») è stato aperto a Roma per i
membri della « via » neocatecumenale che hanno la vocazione al sacerdozio. Cf.
Battesimo; Catecumenato; RICA.
Un movimento sorto dopo la prima Guerra Mondiale,
ispirato da Karl Barth (1886‑1968) e sviluppato in vari modi da altri
teologi, come Emil Brunner (1889‑1966), Reinhold Niebuhr (1892‑1971)
ed Helmut Richard Niebuhr (1894‑1962). Insoddisfatti dell'umanesimo
ottimista del Protestantesimo Liberale, essi cercarono di riscoprire le
intuizioni essenziali della Riforma e sottolinearono la parola di rivelazione e
di giudizio di Dio. In modo profetico, insistettero sulla trascendenza sovrana
di Dio su un mondo peccatore. Il termine « Neo‑ortodossia » è stato
applicato anche all'opera di altri, come Karl Rahner (1904‑1984). Però,
in senso stretto, esso si applica solo al movimento iniziato e portato avanti
da Barth. Cf Protestantesimo liberale; Teologia dialettica.
È un tentativo che è stato varato nella Prima
Conferenza Panortodossa (Atene, 1936) per sviluppare una sintesi teologica ortodossa
capace di ricuperare il pensiero di san Gregorio Palamas (circa 1296‑1359).
La teologia palamita illustra sia
a) la
trasformazione umana nell'immagine divina, sia
b) la
distinzione reale tra l'essenza e le energie in Dio che rimane sempre trascendente
e radicalmente differente dalle creature.
Alcuni
dei teologi ortodossi più famosi del nostro secolo possono essere classificati
come neopalamiti: Dumitru Staniloae (1903‑1993), George Florovsky (1893‑1979),
Vladimir Lossky (1903‑1958), Paul Evdokimov (1900‑1971) e John
Meyendorff (1925‑92). Cf Palamismo; Tomismo.
È un'interpretazione rinnovata e religiosa della
filosofia di Platone (427‑347 a.C.) che fiorì dal III al VI secolo d.C.
Plotino (205‑270) fu il rappresentante più importante di questo
movimento. Altri esponenti furono Porfirio (circa 232 ‑ circa 303),
Giamblico (circa 250‑330) e Proclo (410‑485). Plotino parlava
dell'anima, o psyché, della mente o noùs, e dell'Uno o hèn dal quale è venuto
il mondo della materia attraverso un sistema di emanazioni. Dietro e al di là
di ogni esperienza, c'è l'Uno dal quale veniamo e al quale ritorneremo
attraverso la purificazione, la conoscenza e l'amore. Profondamente mistico, il
neo‑platonismo è stato spesso interpretato come panteistico. Ha
esercitato un influsso notevole su sant'Agostino di Ippona (354‑430) e su
altri Padri della Chiesa. Cf Padri della Chiesa; Panteismo; Platonismo.
Un rinnovamento della filosofia cristiana e della
teologia medievale, considerata spesso
come sinonimo di
neo‑tomismo, ma di
fatto alquanto più ampio nei suoi contenuti e nei suoi metodi. Nel
Collegio Romano (che fu poi l'Università Gregoriana), Gesuiti come Luigi D'Azeglio
Taparelli (1793‑1862), Matteo Liberatore (1810‑1892) e Joseph
Kleutgen (1811‑1893) cominciarono a restaurare la Scolastica. Un antico
studente del Taparelli, Gioacchino Pecci (1810‑1893), divenuto vescovo di
Perugia e poi papa, Leone XIII, appoggiò con decisione cuesto movimento. La sua
enciclica Aeterni Patris (1879) prescrisse l'insegnamento del Tomismo nelle
facoltà cattoliche di teologia (cf DS 3135‑3140). Fino al Vaticano II
(1962‑1965), la neo‑scolastica contribuì a dare struttura e
chiarezza al pensiero teologico cattolico. Però, il progresso negli studi
biblici, storici, patristici e liturgici mostrò che questa chiarezza era alle
volte puramente formale, verbale e priva di sostanza. Dal lato filosofico,
nuove correnti come l'esistenzialismo, l'analisi linguistica, il personalismo,
lo strutturalismo, ecc. hanno creato una situazione di pluralismo. Cf Neo‑Tomismo;
Scolastica; Tomismo.
È un recupero moderno del pensiero di san Tommaso
d'Aquino (circa 1225‑1274), considerato comunemente come il più grande
filosofo e teologo del Medioevo. Tra i più importanti neo‑tomisti, c'è da
ricordare: Louis Billot (1846‑1931); il cardinale Désiré Mercier (1851‑1926);
Ambroise Gardeil (1859‑1931); Antonin Gilbert Sertillanges (1863‑1948);
Maurice de Wulf (1867‑1947); Maurice de la Taille (1872‑1933);
Réginald Garrigou‑Lagrange (1877‑1964); Jacques Maritain (1882‑1973);
Étienne Gilson (1884‑1978); Marie‑Dominique Chenu (1895‑1990)
e Yves Congar (nato nel 1904). Cf Neo‑Scolastica; Scolastica; Tomismo.
Eresia (condannata nel 431 nel Concilio di Efeso)
secondo cui in Cristo ci sarebbero due persone differenti, una umana e l'altra
divina. Questa eresia fu attribuita a Nestorio (morto nel 451 circa), un monaco
di Antiochia che divenne patriarca di Costantinopoli (428‑431). Sembra,
però, che egli non abbia sostenuto proprio così una visuale del genere. Sembra
meglio distinguere il nestorianesimo come eresia, giustamente condannato ad
Efeso (431) e la visuale di Nestorio la cui ortodossia continua ad essere
dibattuta anche oggi, ma la cui intenzione sembra essere stata ortodossa.
Nestorio era contrario al titolo mariano popolare Theotókos (Gr. « Madre di Dio
»), probabilmente perché temeva che esso minacciasse la piena e distinta
divinità e la umanità di Cristo, mentre era disposto ad accettare il titolo
purché fosse inteso rettamente. Cf Apollinarismo; Arianesimo; Assiriana; Chiesa
apostolica assiriana; Concilio di Calcedonia; Concilio di Efeso;
Eutichianesimo; Monofisismo; Teologia antiochena; Theotókos.
Termine generico per designare quelle filosofie le
quali affermano che la realtà in sé è priva in ultima analisi di significato.
Un atteggiamento del genere essenzialmente ateo può reggere la vita e imporre
un significato con l'esercitare la propria volontà, come fu il caso di
Friedrich Nietzsche (1844‑1900). Col professare l'assurdità
dell'universo, la filosofia di Albert Camus (1913‑1960) e di altri
esistenzialisti può contenere elementi di nichilismo. Cf Ateismo;
Esistenzialismo.
Una filosofia che si è sviluppata nel Medioevo e
sostiene che i nomi (Lat. nomina) dati alle cose, mentre sono utili allo scopo
di classificazione, non descrivono validamente la realtà. Ogni sostanza è
irriducibilmente singola; non ci sono nature comuni; i concetti universali
esistono solo nella mente. Guglielmo di Occam (circa 1285‑1347) fu il
nominalista più famoso. Questa filosofia intaccava la teologia, specialmente le
dottrine riguardanti Dio, la giustificazione e i sacramenti. Mediante Gabriel
Biel (circa 1420‑1495), maestro di Martin Lutero (1483‑1546), il
nominalismo esercitò un grande influsso sulla Riforma. Elementi di nominalismo
si trovano in certe forme del linguaggio della filosofia e
dell'esistenzialismo. Cf Esistenzialismo; Filosofia; Platonismo; Riforma;
Universali.
Termine usato dai cristiani d'Oriente per indicare
raccolte di canoni ecclesiastici e di leggi civili che hanno qualche rapporto
con la Chiesa. L'esempio più antico è attribuito a Giovanni III, Patriarca di
Costantinopoli (morto nel 577), chiamato « Scolastico » (Gr. « avvocato »),
perché era pratico di legge fin da giovane ad Antiochia. Cf Fonti del diritto
canonico orientale; Sinfonia.
La teoria e la prassi di coloro che, come Mahatma
Gandhi (1869‑1948) e Martin Luther King (1929‑1968), si adoperarono
per eliminare l'ingiustizia politica e religiosa senza ricorrere alla forza fisica
e alla guerra. Questi movimenti non violenti del nostro secolo hanno attinto
dal pensiero Indù, dalla pratica della disobbedienza civile verso le leggi
ingiuste come fece David Thoreau (1817‑1862) e soprattutto dall'esempio e
dall'insegnamento di Cristo in particolare dalle beatitudini evangeliche e dal
discorso della montagna (Mt 5,1-7,29; cf GS 78). Cf Beatitudini; Guerra; Legge;
Pace.
Sono le qualità essenziali della Chiesa di Cristo:
unità, santità, cattolicità, apostolicità (Simbolo Niceno‑Costantinopolitano).
Dopo che Giovanni Wycliffe (circa 1330‑1384) e Giovanni Hus (circa 1372‑1415)
ebbero accentuato il lato « spirituale » della Chiesa, il cardinale domenicano
Giovanni da Torquemada (zio del futuro grande inquisitore) scrisse nel 1431 un
trattato sulla Chiesa basato sulle sue quattro note visibili. Durante la
Riforma, certi apologisti, come il cardinale Stanislao Osio (1504‑1579) e
san Roberto Bellarmino (1542‑1621) accentuarono queste note per reagire a
quelli che, come Martin Lutero (1483‑1546), sostenevano che
l'insegnamento genuino del vangelo era l'unica nota caratteristica della vera
Chiesa di Gesù Cristo. Ai giorni nostri, la denuncia profetica dell'ingiustizia
e l'azione contro di essa hanno assunto un grande ruolo come segno visibile
della santità della Chiesa nel mondo; vedi Giovanni Paolo II, enciclica
Sollicitudo rei socialis (1987). Cf Apostolicità; Cattolicità; Chiesa; Hussiti;
Riforma (La); Santità; Santità della Chiesa.
Di notte, il mondo visibile scompare, cedendo il
posto al mondo invisibile. Per i mistici, la « notte » diviene il luogo
privilegiato per incontrare Dio. « Oscura » indica che questa esperienza privilegiata
avviene attraverso prove che purificano l'anima dagli attaccamenti terreni. Con
san Giovanni della Croce (1542‑1591), si può distinguere la notte oscura
dei sensi, che indebolisce l'attaccamento ai beni sensibili, e quella dello
spirito, che distacca l'anima dalle consolazioni spirituali. Cf Mistica;
Spiritualità.
L'intelligenza, ossia la facoltà umana di
intendere. Il binomio Noùs ‑ Lògos (Gr. « mente ‑ parola ») si
trova nella cristologia di Evagrio Pontico (346‑399) secondo il quale
l'anima di Cristo sarebbe preesistente e la mente sarebbe il punto di unione
tra il Lògos eterno e l'umanità di Cristo. Cf Cristologia; Origenismo.
Uno scisma che sorse riguardo al trattamento usato
verso coloro che erano venuti meno alla fede cristiana durante la persecuzione
(249‑250) dell'imperatore Decio. Novaziano, sacerdote romano e autore di
un'opera pienamente ortodossa sulla Trinità, si allineò in un primo tempo con
la prassi di riconciliare gli apostati, ma in seguito invocò un trattamento più
severo. Il motivo di questo voltafaccia pare sia stato dovuto alla delusione
che provò quando nel 250 fu eletto papa Cornelio. Novaziano si fece consacrare
vescovo e si pose come rivale di Cornelio. Morì poi martire nella persecuzione
(257‑258) sotto l'imperatore Valeriano. La sua comunità continuò fino al
V secolo (cf DS 109; FCC 7.119). Nel Concilio Niceno I (325) subirono una
condanna mite per la loro pretesa di essere catharòi (Gr. « puri ») e di
formare una chiesa di santi che escludeva i peccatori (DS 127; FCC 9.041). Più
tardi, furono criticati perché ribattezzavano gli eretici (DS 183, 211‑212,
214; cf anche 705, 1670; FCC 9.043, 9.229). Cf Donatismo; Riformismo;
Sacramento della Penitenza; Scisma.
Un membro in prova di un istituto religioso. I
novizi vivono insieme in una residenza speciale chiamata noviziato, possono
indossare l'abito religioso del proprio istituto e devono seguire un corso di
formazione della durata di almeno un anno intero (cf CIC 641‑653; 1196)
prima di essere ammessi ai primi voti. Cf Monachesimo; Vita religiosa; Voti.
Il timore sacro ispirato dalla presenza divina.
Rudolf Otto (1869‑1937) nella sua opera famosa « Il Sacro » (originale
tedesco, 1917) affermò che la religione ha origine dall'esperienza numinosa del
« mysterium tremendum et fascinans » (Lat. « il mistero che ad un tempo
sgomenta e affascina »). Cf Esperienza religiosa; Santità.
È un titolo che si dà a Maria, madre fisica di
Cristo e madre spirituale degli uomini. Il parallelismo e il contrasto tra la
prima Eva, « la madre di tutti i viventi (Gn 3,20), e Maria come Nuova Eva
risale a san Giustino Martire (morto nel 165). Il contrasto si fonda non solo
sul fatto che si parla di Gesù come del « secondo » o « nuovo » Adamo (Rm 5,14;
1 Cor 15,22.45‑49; cf DS 901), ma anche sulla fede dimostrata da Maria.
Come hanno fatto notare i Padri della Chiesa, dove la disobbedienza di Eva
portò la morte, l'amore obbediente di Maria portò la vita a tutta l'umanità
grazie all'attività redentrice del Figlio suo (cf LG 56, 63). Cf Adamo;
Corredentrice; Eva; Mariologia.
I 27 libri della Bibbia che vengono dopo i 45 la
maggioranza dei quali si hanno in comune con gli Ebrei (Antico Testamento). I cristiani
riconoscono questi libri (i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, 21
lettere e l'Apocalisse) come scritti sotto l'ispirazione speciale dello Spirito
Santo, normativi per la fede e facenti parte del « Canone delle Scritture ». «
In modo eminente », la Chiesa trova nel NT, e in particolare nei Vangeli, una «
testimonianza perenne e divina » alla realtà di Gesù Cristo (DV 17‑20).
Cf Alleanza; Antico Testamento; Bibbia; Canone delle Scritture; Ispirazione
biblica; Marcionismo; Vangeli dell'infanzia.
O
Consiste nella volontà di osservare le leggi e i
comandi o nell'accettare come vere le asserzioni che vengono dall'autorità.
Solo Dio ha l'autorità suprema e assoluta. Gli esseri umani (per es., i
genitori verso i loro figli, lo Stato verso i cittadini, i pastori della Chiesa
verso i fedeli) partecipano dell'autorità divina in grado vario e limitato. Per
compiere la volontà del Padre, Cristo si fece « obbediente fino alla morte »
(Fil 2,8; cf Eb 5,8), lasciandoci l'esempio perfetto di obbedienza amorosa (Gv
15,10). Radicalmente opposta alla disobbedienza che è peccato, la fede
significa obbedienza a Dio e ai comandamenti divini (Mt 7,21; Rm 1,5; 16,26).
All'interno della Chiesa, tutti professano un'obbedienza rispettosa al papa e
ai vescovi, in quanto la natura della sottomissione è in rapporto col grado
dell'autorità esercitata (LG 25, 27). Coloro che sono legati dal voto di
obbedienza nella vita religiosa devono un'obbedienza particolare ai loro superiori
e alla regola del loro istituto religioso (PC 14; CIC 573, 590, 598, 601, 618).
I presbiteri diocesani praticano un'obbedienza speciale ai loro vescovi (PO 15;
CIC 273). Cf Autorità; Magistero; Vita religiosa.
Una filosofia che nega l'attività causale di tutte
le cose create. Dio è l'unica causa di tutto ciò che succede; non esistono vere
cause seconde. Anticipato in un certo senso da alcuni Musulmani e altri
pensatori medievali, l'occasionalismo classico sorse come risposta al problema
sollevato dal dualismo di René Descartes (Cartesio: 1596‑1650): Come può
la mente esercitare un influsso causale sulla materia? L'occasionalismo di
Arnold Geulincx (1624‑1669) e specialmente quello di Nicola Malebranche
(1638‑1715) negarono semplicemente qualsiasi causalità. Le cose create,
compresa la mente umana, non agiscono: forniscono soltanto l'« occasione » per
gli innumerevoli interventi di Dio. In teologia, le tendenze occasionaliste
hanno alle volte negato la genuina causalità sacramentale, riducendo i
sacramenti a puri « pretesti » per l'elargizione della grazia di Dio. Cf
Causalità; Creazione.
Il mondo abitato, o l'Impero romano che si diceva
(esagerando) corrispondesse al mondo intero (cf Lc 2,1). Coloro che parlavano
del Mediterraneo (Lat. « in mezzo alla terra ») come del centro del mondo
consideravano i paesi di cultura greca come l'oikoumène, ossia come l'intero
mondo civilizzato. Così, l'aggettivo « ecumenico » venne a significare «
universale » in espressioni come « Concilio ecumenico ». A partire dal VI
secolo, il patriarca di Costantinopoli venne chiamato « Patriarca Ecumenico »
nel senso che gode di un primato sui cristiani bizantini. Cf Autocefalo;
Concili ecumenici; Ecumenismo.
Sacrificio dell'AT in cui la vittima veniva
interamente consumata dal fuoco. Si riteneva che Dio si manifestava nel fuoco
(Es 3,2; 19,18; 1 Re 18,36‑39). Dal lato dell'uomo, col fuoco si veniva a
simboleggiare che gli offerenti non tenevano nulla per sé. I Profeti e altri
hanno insistito nel dire che simili sacrifici erano superficiali o addirittura
vani se non erano accompagnati da una giusta relazione con Dio e col prossimo
(Is 1,11; Ger 7,21‑26; Sal 51,18‑19; Mc 12,33). Secondo il NT,
l'obbedienza sacrificale di Cristo ha portato a compimento e ha superato tutti
gli olocausti (Eb 10,1‑10). Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la parola «
Olocausto » è stata applicata ai sei milioni di Ebrei massacrati dai Nazisti
nell'intento di sterminare l'intera razza ebraica. Cf Giudaismo; Sacrificio.
Omei (Gr. « simile »). (inizio)
Un gruppo di Ariani con a capo il vescovo Acacio
di Cesarea (morto nel 366 circa), i quali cercavano di fare da mediatori tra i
Semi‑Ariani e coloro che accettavano il Concilio Niceno I. Con l'appoggio
dell'imperatore Costanzo, la loro formula (« il Figlio simile in tutto al Padre
secondo le Scritture ») fu avallata nel Concilio di Sirmio (359). In seguito,
la formula ridotta « simile al Padre » cadde non appena morì l'imperatore. Cf
Arianesimo; Concilio di Nicea I; Omooùsios; Semi‑Arianesimo.
Originariamente, era una riflessione sulla Sacra
Scrittura durante il culto cristiano. Questa usanza proveniva da una pratica
del genere nelle sinagoghe ebraiche (cf Lc 4,16‑22; At 13,15). Il termine
venne poi a indicare i sermoni rivolti dai vescovi al loro gregge. Omeliario si
chiama un libro che raccoglie le omelie dei Padri da leggersi durante la
Liturgia delle Ore. Nell'uso corrente, si intende per omelia il sermone tenuto
nell'Eucaristia dopo il vangelo e che vuol favorire lo sviluppo della fede e
della vita cristiana spiegando i testi scritturistici che sono stati appena
letti. Nelle domeniche e nelle feste importanti, non si dovrebbe mai omettere
l'omelia; è raccomandata anche nelle messe in settimana, specialmente in
Avvento e Quaresima (SC 24, 52; CIC 767). Nella Messa, l'omelia è tenuta di
solito dal vescovo, dal presbitero o dal diacono. Siccome Cristo è presente non
solo nei sacramenti, ma anche nella Parola di Dio (DV 24; SC 7), il Vaticano II
raccomanda le omelie. Esse richiedono una familiarità profonda con la Scrittura
e sono di stimolo all'ascolto della Parola di Dio. Cf Bibbia; Predicazione;
Teologia pastorale.
Il settore della teologia pastorale dedicato
all'arte e alla scienza di una predicazione efficace. Cf Teologia pastorale.
Termine che si riferisce a Cristo e che fu
inserito nel Simbolo dal Concilio di Nicea per combattere l'Arianesimo. Sebbene
prima fosse stato usato in un senso sospetto o addirittura eretico dagli
Gnostici e da altri, questo termine a Nicea espresse l'identità di natura del
Padre e del Figlio, implicando una corrispondente uguaglianza in dignità.
Seguirono cinquanta anni di dispute. Sant'Atanasio (circa 296‑373) in
Oriente, sant'Ilario di Poitiers (circa 315‑367) in Occidente, furono i
campioni dell'omooùsios, mentre oppositori come Basilio di Ancira (oggi:
Ankara) e Giorgio di Laodicea vi aggiunsero una « i » e sostennero che Cristo
era omoioùsios, cioè, simile nella sostanza al Padre. Cf Arianesimo; Concilio
Costantinopolitano I; Concilio di Nicea I.
Attributo secondo cui Dio è potenza infinita (2
Cor 6,18; Ap 1,8; 4,8). Nelle professioni di fede, l'onnipotenza è di solito «
appropriata », ossia attribuita a Dio Padre, pure essendo onnipotenti anche le
altre due Persone divine (cf DS 29, 75, 164, 169, 173, 441 e 449; FCC 0.510,
6.009, 6.012, 6.016). Il mistero del male è stato spesso addotto come obiezione
contro l'esistenza di un Dio che è onnipotente, bontà infinita e onnisciente.
L'onnipotenza non significa che Dio può fare ciò che è logicamente impossibile
(per es., fare un cerchio quadrato) o fare ciò che è opposto agli altri
attributi divini. Cf Albigeismo; Appropriazione; Attributi divini; Dualismo;
Mistero del male; Pantocràtor; Teodicea.
Attributo secondo cui Dio è presente dovunque (Sal
139,7‑12; At 17,24‑28). Mentre è presente dovunque come fonte
creatrice di tutte le cose, Dio è presente anche in vari altri modi; per es.,
attraverso le persone umane, la Bibbia, il culto comunitario e i sacramenti (SC
7). Cf Creazione; Panteismo; Transostanziazione.
Lo studio delle verità necessarie degli esseri in
quanto esseri esistenti. Introdotto nell'uso comune da Christian Wolff (1679‑1754),
il termine « ontologia » è spesso sinonimo di « metafisica ». Cf Causalità;
Filosofia; Metafisica.
Cf Argomento ontologico.
È una epistemologia del XIX secolo sostenuta da
molti pensatori cattolici in Belgio, Francia e Italia. Essi affermavano che noi
abbiamo una conoscenza di Dio immediata e innata. Il termine fu usato per la
prima volta da Vincenzo Gioberti (1801‑1852) nella sua opera:
Introduzione allo studio della filosofia (1840). Gli ontologisti ritenevano, e
in parte era vero, di essere nella linea di Platone (427‑347 a.C.), di sant'Agostino
di Ippona (354‑430), di sant'Anselmo di Aosta (circa 1033‑1109) e
di san Bonaventura (1221‑1274). Però, parlavano inadeguatamente del ruolo
della percezione dei sensi e della natura limitata della nostra conoscenza di
Dio in questa vita (cf Gv 1,38; 1 Gv 3,2). Nel 1861, il Vaticano condannò come
ambigue parecchie proposizioni dell'ontologismo (cf DS 2841‑2847; FCC
1.034‑1.037). Nell'affermare che una qualche presenza previa di Dio nella
nostra conoscenza è la condizione logica per qualsiasi conoscenza ulteriore, i
tomisti trascendentali come Bernard Lonergan (1904‑1984) e Karl Rahner
(1904‑1984) hanno difeso, in una forma modificata, una intuizione
fondamentale dell'ontologismo. Cf Agostinianismo; Argomento ontologico;
Epistemologia; Visione beatifica.
Azioni che sono ispirate dalla fede e dallo
Spirito Santo. Tra di esse, vi sono: la preghiera, il digiuno, l'elemosina, la
protezione dei deboli, la visita ai malati, l'edificazione del prossimo, l'insegnamento
e la pratica dell'ospitalità (Mt 8,12; Rm 12,1-15,13; Gc 1,26-2,17). Cf Fede e
opere.
Opzione fondamentale
(Lat. « scelta di fondo »). (inizio)
Orientamento generale di vita, o decisione
particolare e molto seria che determina per il bene o per il male l'essenziale
della nostra situazione morale e religiosa. Le riflessioni sull'opzione
fondamentale si sono sviluppate come reazione ad un legalismo che considerava
gli atti morali isolatamente dall'intero contesto della vita e della crescita
di uno. Cf Conversione; Libertà; Persona; Peccato; Teologia morale.
Questo comportamento di vita ecclesiale è stato
reso popolare dai teologi della liberazione. L'opzione per i poveri stimola i
cristiani a lavorare in modo speciale per effettuare la giustizia sociale a
favore di quei tanti milioni di esseri umani che non hanno cibo sufficiente,
sono privi di casa, di assistenza medica, di educazione, di lavoro e di altri diritti
umani fondamentali. Questo tema fu trattato dai vescovi dell'America Latina fin
dal loro secondo Sinodo generale tenutosi a Medellín (Colombia) nel 1968. Nella
Enciclica Sollicituido rei socialis del 1987, Giovanni Paolo II ha esortato
tutti alla solidarietà e all'amore preferenziale per i poveri mediante attività
concrete a livello locale (42, 43, 47). Questo interesse speciale a favore
degli sfruttati, degli indifesi e degli emarginati trae la sua ispirazione dai
profeti dell'AT (per es., Is 1,10‑20) e dal messaggio e dalla condotta di
Gesù (Lc 6,20; 16,19‑31; 17,11‑19). Sia nell'AT che nel NT, Dio
manifesta un amore preferenziale, anche se non esclusivo, per i poveri. In un
modo speciale, la presenza e l'attività di Dio si rivelano nei poveri. Il Concilio
Vaticano II ha invitato tutti i cristiani, specialmente quelli dei paesi
ricchi, a esercitare maggiore giustizia e amore nel promuovere la causa dei
poveri (GS 69, 88). Cf Anawim; Beatitudini; Dottrina sociale; Povertà; Teologia
della liberazione.
Con questo nome, si intendono: il vescovo di una
diocesi (« l'ordinario del luogo »), il suo vicario generale e i vicari
episcopali designati dal vescovo, tutti coloro che esercitano una giurisdizione
normale nella diocesi e che hanno qualche responsabilità importante in questa
chiesa particolare (CIC 134, 368). Nel caso di istituti religiosi clericali, i
superiori maggiori (per es., il provinciale o capo di una provincia) esercita
la giurisdizione « ordinaria » sui suoi sudditi. Cf Chierico; Chiesa locale;
Clero; Diocesi; Giurisdizione; Vescovo.
È la cerimonia liturgica con cui i candidati
diventano diaconi, presbiteri (sacerdoti) o vescovi. Al termine della liturgia
della Parola e prima che cominci quella eucaristica, il sacramento dell'Ordine
viene conferito con l'imposizione delle mani e la recita della formula
prescritta. L'ordinazione prosegue col conferimento della stola al diacono e
della pianeta al presbitero. Ad entrambi è presentato il libro dei Vangeli,
mentre il sacerdote riceve anche il calice e la patena. Dopo l'ordinazione, il
vescovo riceve l'anello, la mitra e il pastorale e siede sul trono come segno
della sua autorità di magistero. Cf Diacono; Insediamento; Ordine; Presbitero;
Sacerdoti; Vescovo.
È il sacramento che conferisce un « carattere »
speciale e rende chi lo riceve partecipe del sacerdozio ministeriale di Cristo
nell'insegnamento, nel governo della Chiesa e nella celebrazione del culto.
Comprende tre gradi: i vescovi, i presbiteri e i diaconi. In ognuno di questi
casi, il rito dell'ordinazione mette in evidenza che il candidato è stato
chiamato e scelto; viene invocato lo Spirito Santo per gli esercizi effettivi
del nuovo ministero; e, oltre a varie preghiere, avviene un'imposizione delle
mani da parte del vescovo ordinante. Gli Anglicani, i Cattolici e gli Ortodossi
ritengono l'Ordine di istituzione divina, per cui gli ordinati rappresentano
Cristo in certi ministeri che non possono compiere i non ordinati. Cf
Carattere; Clero; Diacono; Ministero; Ordinazione; Presbitero; Sacramenti;
Unzione; Vescovo.
Cf Chiese orientali; Ortodossi
orientali; Teologia orientale.
Le teorie e la scuola il cui pensiero si ispira a
Origene di Alessandria (circa 185 ‑ circa 254). Egli sviluppò
un'ermeneutica biblica in termini di sensi della Scrittura letterale, morale e
allegorico. Come primo grande teologo sistematico del cristianesimo, Origene
fece uso di immagini (partendo dalla realtà sensibile per simboleggiare il
mondo spirituale invisibile) e sottolineò la nostra deificazione mediante la
grazia. Il suo amore per l'allegoria, e, ancora di più, le sue tesi circa la
salvezza finale di tutti (= apocatàstasi), la preesistenza delle anime umane
(compresa quella di Cristo) e un'apparente subordinazione del Figlio al Padre
incontrarono una continua critica e opposizione. Alla fine l'imperatore
Giustiniano I fece condannare l'origenismo in un sinodo nel 543 e poi nel
Concilio Costantinopolitano II nel 553 (cf DS 298, 353, 403‑411, 433,
519; FCC 0.008, 3.002, 3.027, 4.030). Tuttavia non è ancora chiaro fino a che
punto abbia sbagliato, sino a che punto stesse semplicemente indagando su una
varietà di teorie e sino a che punto certe false visuali siano state ascritte a
lui dopo la sua morte. È difficile pronunciarsi, in quanto le sue opere sono
state in gran parte distrutte. Un giudizio sereno su Origene deve tener conto
che vari Padri della Chiesa sono stati grandi suoi ammiratori, come
sant'Atanasio di Alessandria (circa 296‑373), san Basilio Magno (circa
330‑379) e san Gregorio Nazianzeno (329‑389). Cf Allegoria; Apocatàstasi;
Ermeneutica; Esegesi; Platonismo; Sensi della Scrittura; Teologia alessandrina.
Cf Giustizia originale; Peccato
originale
Ortodossia (Gr. « retta credenza »). (inizio)
Credenza e insegnamento riconosciuti dalla Chiesa
come veramente basati sull'autorivelazione divina in Gesù Cristo. L'AT usava
vari criteri per distinguere i veri dai falsi profeti (Dt 13,1‑7; 18,21‑22;
Ger 23,9‑40; 28,9.15‑17; cf Mt 7,15‑20). San Paolo, nelle sue
Lettere, si mostra grandemente intento a conservare la rivelazione genuina e la
dottrina che egli e altri hanno trasmesso (Rm 16,17; 1 Cor 11,2; 15,1‑11;
Gal 1,6‑9). Altri libri successivi del NT riflettono un impegno simile
per un insegnamento consono e fedele alla rivelazione originale (1 Tm 1,3‑11;
6,2‑5; 2 Tm 1,13‑14; 4,3; Tt 1,9; 2,1; Gd 3). Il termine «
ortodossia » entrò a far parte del vocabolario della Chiesa durante le grandi
controversie trinitarie e cristologiche dei secoli III, IV e V. In Oriente,
questo termine venne usato per designare le Chiese unite a Costantinopoli e a
Roma, in quanto distinte dalla Chiesa nestoriana e da quella monofisita. Quando
la crisi iconoclasta ebbe fine nell'842, fu stabilita in Oriente una Festa
della Ortodossia nella prima domenica di Quaresima. Nel Synodikon, o sommario
di sinodi che viene letto in quel giorno, una litania di maestri e santi
ortodossi è letta in contrapposizione ad una lista di eretici anatematizzati.
L'etimologia popolare che collega « ortodossia » con « retto culto » indica
come la liturgia garantisca la verità e la vitalità dell'insegnamento nelle
Chiese d'Oriente. Cf Deposito della fede; Dogma; Chiese Orientali; Eresia;
Eterodosso; Iconoclasmo; Monofisismo; Nestorianesimo; Ortodossi Orientali;
Professione di fede; Tradizione.
Un termine moderno per designare quelle Chiese
Orientali che hanno rifiutato il Concilio di Calcedonia (451) ritenendolo non
conforme a san Cirillo di Alessandria (morto nel 444) e una resa al duofisismo
(Gr. « due nature ») nestoriano. Queste Chiese accettano i primi tre concili
ecumenici, a differenza degli altri Ortodossi che accettano i primi sette. Le
Chiese ortodosse sono autocefale, ma riconoscono il patriarca di Costantinopoli
come simbolo di unità. Gli Ortodossi Orientali sono anch'essi autocefali, ma
non hanno questo punto di unità. Cf Autocefalo; Chiese Orientali; Concilio di
Calcedonia; Concilio Costantinopolitano I; Concilio di Efeso; Concilio di Nicea
I; Monofisismo; Nestorianesimo; Sette Concili ecumenici (I).
Ortoprassi (Gr. « retto comportamento »). (inizio)
Attività autocritica che mira a « fare la verità »
(Gv 3,21; cf Gal 5,6), a praticare il discepolato cristiano e a trasformare la
società umana. A partire dagli anni '60, questo termine fu reso popolare da
Johann Baptist Metz (nato nel 1928), da Nikos Nissiotis (morto nel 1986), dal
Consiglio Ecumenico delle Chiese e dalla teologia della liberazione. L'ortoprassi
trae la sua ispirazione dalla predicazione di Gesù sul Regno di Dio e dalla sua
condotta che lo condusse fino alla morte. L'ortoprassi porta alla preghiera e
al culto pubblico ed è alimentata da essi. L'autentica ortoprassi rende
credibile l'ortodossia, e la vera ortodossia, a sua volta, è manifestata
nell'ortoprassi. Da una parte, un'ortodossia puramente formale non è migliore
di una conformità verbale a un sistema di affermazioni dottrinali. D'altra
parte, un'enfasi unilaterale sull'ortoprassi può deteriorarsi in un puro
attivismo staccato dalla fede e dal culto cristiano. Cf Comunità di base;
Pluralismo; Prassi; Ortodossia; Scuola di Francoforte; Teologia femminista;
Teologia della liberazione; Teologia nera; Teologia politica.
Il comportamento frenetico, violento od osceno di
persone che sono sotto il controllo di forze demoniache. Il NT, ma non il
Vangelo di Giovanni, parla di ossessi liberati dalla forza salvifica di Cristo
(Mc 1,23‑28; 5,1‑20; Lc 11,14‑20; At 19,13‑16). La
tradizione cristiana ha ammesso la reale possibilità di ossessione diabolica.
Nello stesso tempo, però, molti casi si possono spiegare come disturbi psichici
più che schiavitù letterale del demonio. Un caso famoso fu quello del gesuita
Jean‑Joseph Surin (1600‑1665), il quale volle esorcizzare un
convento di Orsoline e cadde in uno stato patologico che fu interpretato da
molti come ossessione diabolica. Cf Demoni; Diavolo; Esorcismo.
Ottoeco (Gr. « Oktòikos »: otto toni). (inizio)
È un libro liturgico della Chiesa greca per gli
uffici propri del ciclo mobile dalla prima domenica dopo Pentecoste (che nella
Chiesa greca è il Giorno di tutti i Santi) alla prima domenica del periodo pre‑quaresimale.
Abbraccia ciò che la liturgia latina chiama « Tempo Ordinario » dell'anno
liturgico, ed è usato col Triòdion fino a quando viene sostituito interamente
da quest'ultimo per la Domenica delle Palme e la Settimana Santa. Il nome
Ottoeco si riferisce alla scala dei suoi otto toni: nella prima settimana dopo
Pentecoste, è usato il primo tono; il secondo nella seconda settimana, e così
via. Mediante questa ripetizione, un ciclo di otto settimane con cinquantasei
propri, uno per ogni giorno della settimana in ognuno degli otto toni, regola
una buona parte dell'anno liturgico. Usato originariamente solo nelle domeniche
(Piccolo Ottoeco), esso venne poi esteso a comprendere i giorni della settimana
in quello che fu chiamato il Grande Ottoeco, o Paraklitikì. Cf Pentikostàrion;
Triòdion.
Ousìa (Gr. « sostanza », « essenza »). (inizio)
Termine usato nel I Concilio di Nicea (325) per
indicare l'unica natura divina posseduta dal Padre e dal Figlio (DS 125‑126;
FCC 0.503‑0.504). Il Concilio Costantinopolitano I (381) affermò la
divinità dello Spirito Santo (DS 150‑151; FCC 4.019). Che le tre Persone
divine possiedano la stessa « ousìa » fu esplicitato dal Concilio
Costantinopolitano III (553) (DS 421; FCC 0.509). In Latino, ousìa viene
tradotto non solo con « essentia » (« essenza »), ma anche con « substantia »
(« sostanza »), termine che è troppo facilmente associato con una parola greca
che indica « persona » (hypòstasis). Cf Concilio Costantinopolitano I; Concilio
Costantinopolitano II; Concilio Costantinopolitano III; Concilio di Nicea I;
Ipostasi; Omooùsios; Persona.