GERALD O'COLLINS
EDWARD G. FARRUGIA
D I Z I O N A R I O
S I N T E T I C O
D I T E O L O G
I A
·
Decime.
·
De fide.
·
Deismo.
·
Demoni.
·
Diacono.
·
Dialogo.
·
Diavolo.
·
Didachè.
·
Digiuno.
·
Diocesi.
·
Discernimento
degli spiriti.
·
Dittici.
·
Dogma.
·
Doxa.
·
Dubbio.
·
Ebrei.
·
Edessa.
·
Efeso.
·
Ente.
·
Eremita.
·
Eresia.
·
Errore.
·
Esarca.
·
Eschatà.
·
Esegesi.
·
Esistenziale soprannaturale.
·
Esseni.
·
Etica.
·
Etiopi.
·
Eulogia.
·
Eva.
·
Extra Ecclesiam nulla salus.
·
Farisei
(Ebr. « separati »).
·
Festa.
·
Firenze.
·
Fonti del
diritto canonico orientale.
_________________________________________________
(Lat. «
condanna »).
La sorte di
coloro che muoiono in peccato mortale senza pentirsi. Avendo radicalmente
respinto Dio e i loro fratelli (Mt 25,31‑46), soffriranno per sempre le
pene dell'inferno. Cf Giudizio; Inferno;
Riprovazione.
I dieci
comandamenti che sintetizzano le nostre responsabilità religiose e morali. Si
trovano in due versioni: Es 20,1‑17 e Dt 5,6‑21. Gesù non ha
abolito i dieci comandamenti, ma, fondandosi su Dt 6,4‑5 e Lv 19,18, li
riassunse in termini di amore verso Dio, verso il prossimo e verso noi stessi
(Mc 12,29‑31). Gesù ha anche affermato che l'osservanza del Decalogo può
condurre al distacco perfetto e al discepolato (Mc 10,17‑21). Cf Amore; Imitazione di Cristo; Perfezione;
Teologia morale.
Si tratta della
decima (o altra) parte del prodotto della terra dato per il mantenimento del
clero e per sostenere la missione della Chiesa mediante scuole, ospedali, aiuti
ai bisognosi e opere di evangelizzazione. L'aiuto ai sacerdoti dell'AT e ai
luoghi di culto (cf Gn 14,16‑20; Dt 12,6.11.17) era prescritto per legge
(cf Nm 18,25‑32; Dt 14,22‑29). Il NT si limita a ritenere giusto
che le comunità cristiane sostengano coloro che proclamano la Buona Novella (cf
Mt 10,10; Lc 10,7; 1 Cor 9,7‑14; 1 Tm 5,18). Dopo la conversione dell'Europa
al cristianesimo, le decime finirono per diventare tasse da pagare. Dove gli
Stati non riconoscono più e non sostengono le Chiese in questo modo, la
missione va sostentata con contributi volontari. Cf Chiesa e Stato; Giustizia; Koinonìa.
Rito solenne,
riservato al vescovo, o al suo delegato, con cui un edificio viene adibito ad
uso esclusivo del culto cristiano e indica così una presenza speciale di Dio e
della Chiesa nel mondo. In Occidente, il rito consiste generalmente nella
celebrazione dell'Eucaristia e in una cerimonia nella quale l'edificio viene
benedetto e sono fissate nell'altare le reliquie dei santi. In Oriente, prima
che venga celebrata la prima liturgia, l'altare è asperso di acqua santa e unto
come nei riti dell'iniziazione. Cf
Benedizione; Consacrazione; Iniziazione; Sacramentale.
Asserti
teologici che hanno il massimo grado di certezza in quanto sono fondati sulla
rivelazione divina e sono proclamati come tali dal Magistero autorevole della
Chiesa. Cf Dogma; Magistero; Qualifica
teologica.
Definizione
solenne e vincolante fatta dal papa con la sua piena autorità apostolica come
pastore e maestro di tutti i cattolici (DS 3074‑3075; FCC 7.198‑7199)
in materie rivelate che riguardano la fede e i costumi. Cf Cattedra; Infallibilità; Insediamento; Magistero; Papa.
Il fine
dell'Incarnazione, secondo sant'Ireneo (circa 130 ‑ circa 200),
sant'Atanasio (circa 296‑373) e altri Padri greci. Già creati a immagine
e somiglianza di Dio (Gn 1,26), gli esseri umani sono chiamati per grazia a
condividere la vita divina (2 Pt 1,3‑4). Cf Grazia; Incarnazione.
Termine
generico per indicare le teorie di molti scrittori inglesi, europei e americani
dei secoli XVII e XVIII i quali in vari modi sottolineavano il ruolo della
ragione in fatto di religione e negavano la rivelazione, i miracoli e qualsiasi
azione provvidenziale nella natura e nella storia degli uomini. Cf Illuminismo; Miracoli; Provvidenza.
Si chiama così
il tentativo di Rudolf Bultmann (1884‑1976) di tradurre nel linguaggio
d'oggi ciò che egli chiamava mitologia biblica. Sebbene il termine comporti una
eliminazione, l'intento di Bultmann era positivo: interpretare esistenzialmente
i miti. Cf Ermeneutica; Esistenzialismo;
Mito.
(Gr. «
artefice, artigiano »).
Nome usato da
Platone (427‑347 a.C.) per indicare il divino architetto che plasmò il
mondo secondo le idee eterne. Gli Gnostici riducevano il demiurgo a una
divinità inferiore, responsabile della creazione dell'universo materiale che
essi disprezzavano. Cf Creazione;
Gnosticismo.
Esseri
spirituali che, nella tradizione giudaico‑cristiana, corrispondono ai
diavoli, che sono angeli ribelli a Dio e intenti a danneggiare gli esseri
umani. Cf Diavolo.
Lo studio dei
demoni, della loro natura come angeli decaduti e della loro azione nel tentare
e nel fare del male agli esseri umani. Cf
Angeli; Angelologia; Esorcismo.
Raccolta di
brani del Magistero della Chiesa, pubblicati per la prima volta da Heinrich
Joseph Denzinger nel 1854. La sua trentacinquesima edizione, rivista da Adolf
Schönmetzer, uscì nel 1973.
Tra gli altri
suoi lavori va ricordata una raccolta ancora utile di testi di liturgia
orientale, Ritus Orientalium, Coptorum,
Syrorum et Armenorum (Würzburg, 1863‑1864).
Tutto ciò che
Dio ha definitivamente rivelato mediante Cristo per la nostra salvezza,
considerato come un tesoro affidato alla Chiesa affinché lo custodisca, lo
interpreti e lo proclami fedelmente a tutti fino alla fine dei tempi (1 Tm
6,20; 2 Tm 1,12.14; cf DV 10; GS 62). Cf
Magistero; Rivelazione; Tradizione.
Interpretazione dell'universo secondo cui
tutto succede inevitabilmente e senza alcun esercizio della libertà. La nostra
esperienza di potere scegliere tra varie alternative contraddice questa visuale
di realtà così rigidamente predeterminata. Cf Libertà; Predestinazione; Prescienza.
Cf Libri deuterocanonici.
Dedizione
orante e affettiva che rende i credenti profondamente disponibili alla volontà
di Dio. Cf Religione.
Preghiere e
pratiche non liturgiche, come la Via
Crucis e il Rosario, che
sviluppano la vita spirituale del credente e approfondiscono le sue convinzioni
religiose. Cf Liturgia; Preghiera;
Rosario; Sacramentale.
Donna che nella
Chiesa primitiva esercitava un ministero simile a quello del diacono. Oltre ad
avere cura dei malati e dei poveri, le diaconesse assistevano il ministro nei
battesimi delle donne. L'ufficio di diaconessa scomparve nel Medioevo, ma
ritornò in vigore nel secolo XIX presso gli Anglicani e i Protestanti. Cf. Comunione Anglicana; Protestante.
Termine del NT
per indicare che il ministero e la missione nella Chiesa sono per il servizio
della comunità (At 1,17.25; 21,9; Rm 11,13; 1 Tm 1,12). Il Concilio Vaticano II
descrive in questo modo l'ufficio dei vescovi (LG 24). Cf Ministero.
Ispirandosi in
parte ai sette uomini scelti per attendere alle necessità materiali della
comunità di Gerusalemme (At 6,1‑6), il ministero dei diaconi è stato
fiorente nei primi secoli della Chiesa. Poi, la loro importanza andò sempre più
diminuendo, finché il diaconato si ridusse semplicemente ad essere uno stato
intermedio prima del presbiterato. Il Concilio Vaticano II affermò la
possibilità di ripristinare il diaconato permanente per uomini maturi e sposati
(LG 29). Questa decisione cominciò ad attuarsi nel 1967. Oltre a compiti
amministrativi e pastorali, i diaconi possono, quando siano autorizzati,
battezzare, predicare, distribuire l'Eucaristia, assistere e benedire il
matrimonio, dirigere il rito funebre della sepoltura. Cf Chierico; Clero; Ministero; Ordinazione.
Discussione
garbata tra individui che professano fedi differenti con l'intento di
raggiungere o almeno di avvicinarsi ad un consenso. Il Concilio Vaticano II
(1962‑1965) incoraggiò i cattolici al dialogo col mondo in genere (GS
85), coi membri delle religioni non cristiane (AG 16), con gli altri cristiani,
sia con quelli delle Chiese Orientali (UR 14‑18) che con quelli delle
Chiese d'Occidente che si sono staccate da Roma al tempo della Riforma (UR 19‑23).
Il dialogo tra le religioni non cristiane è chiamato « interreligioso », mentre
il dialogo tra Roma e le altre Chiese cristiane è chiamato « ecumenico » o «
interconfessionale. Di quando in quando, vengono emanate delle direttive dai
vari dicasteri del Vaticano. Riguardo alle Chiese Orientali, si distingue:
a) il « dialogo della carità » che consiste
in segni e gesti che esprimono la fede comune di entrambe le parti condivisa da
tutti i membri del dialogo e il loro desiderio di rimuovere gli ostacoli che
impediscono la piena comunione;
b) il dialogo teologico ufficiale, chiamato
alle volte « il dialogo della verità », in cui, attraverso discussioni dei
rappresentanti delle varie Chiese, si cerca di raggiungere la piena comunione
sui punti di fede e di vita sacramentale.
Cf
Concilio Vaticano II; Ecumenismo; Fede e Ordine, Religioni del mondo.
Applicato
inizialmente agli Ebrei deportati sotto gli Assiri (722 a.C.) ed i Babilonesi
(597 a.C.), il termine finì per designare tutti gli Ebrei viventi fuori della
Palestina (Gv 7,35), di cui un milione circa vivevano in Alessandria al tempo
di Gesù. La traduzione dell'AT cosiddetta dei « Settanta » è opera di Ebrei di
lingua greca della Chiesa di Alessandria. L'annuncio cristiano fuori della
Terra Santa avvenne in un primo tempo in sinagoghe ebraiche (At 9,19‑20;
11,19; 13,5.14‑44; 17,12, ecc.). Con la distruzione del Tempio e il
progresso del Cristianesimo, gli Ebrei della diàspora divennero più isolati e
la loro religione si sviluppò nell'ebraismo talmudico del Medioevo e dei tempi
moderni. Il NT usa invece il termine diàspora per i cristiani dispersi nel
mondo e viventi in ambienti stranieri e alle volte ostili (Gc 1,1; 1 Pt 1,1).
Le persecuzioni e emigrazioni dei tempi moderni hanno portato in larga scala
una diàspora di Cristiani orientali. In Germania, la parola « diàspora » si
riferisce a minoranze confessionali, sia di Cattolici che di Protestanti. Cf Chiesa; Missione; Settanta; Talmud.
(Gr. «
accusatore » « tentatore »). Nome usato per indicare Lucifero o Satana, capo
degli angeli ribelli. Le allusioni a Satana e ai suoi seguaci sono frequenti
nella Bibbia (per es., Sap 2,24; Mt 25,41; Lc 10,18; Gd 6,9; Ap 12,9‑12;
16,14). Cf. Angeli; Demòni.
Opera della
fine del I secolo, compilata da un autore giudeo‑cristiano della Siria
occidentale o dell'Asia Minore orientale. Presenta le vie che conducono alla
vita o alla morte, come anche materiale riguardante il battesimo, il digiuno,
la preghiera, i profeti e l'Eucaristia. Dopo gli scritti del NT, la Didachè e la Prima Lettera di Clemente sono i documenti più antichi che abbiamo
sull'ordinamento della Chiesa. Cf Padri
apostolici.
Astenersi dal
cibo per motivi religiosi, come pentimento (Gl 1,14; Gn 3,7) o come
preparazione ad una missione speciale (Mt 4,12; At 13,2‑3), accompagnato
di solito dalla preghiera (At 14,23). Il digiuno può essere quantitativo (quando
la quantità di cibo da consumare è limitata), o qualitativo (quando certi tipi
di cibo, come la carne, non vengono presi (= astinenza). Dopo aver digiunato
nel deserto (Lc 4,2), Gesù fu criticato durante il suo ministero perché non
digiunava come i Farisei (Mt 11, 18‑19), e egli, a sua volta, criticò
coloro che praticavano il digiuno con ipocrisia (Mt 6,16‑18; Lc 18,12).
Nella tradizione latina, i Cattolici osservano il digiuno il Mercoledì delle
ceneri e il Venerdì Santo come giorni obbligatori, mentre i cristiani orientali
si preparano specialmente per la Pasqua, ma anche per il Natale, con un digiuno
di quaranta giorni. Inoltre, essi digiunano, per es., dalla domenica dopo
Pentecoste alla vigilia dei santi Pietro e Paolo come anche nei quattordici
giorni che precedono il 15 agosto, la kòimesis (dormizione) di Maria. Cf
Astinenza; Preparazione al Natale; Quaresima; Quattro Tempora; Settimana Santa.
È l'Essere supremo
a) che va adorato e servito (Dt 6,4‑5),
b) il quale, nella tradizione monoteista, è
riconosciuto come personale, eterno, immutabile, onnisciente e creatore
onnipotente.
Secondo l'AT, il Dio unico e santo di
Israele trascende il nostro mondo materiale e non si può rappresentare con
immagini (Es 20,4; Lv 19,4; Dt 4,12.15‑24). Nello stesso tempo, Dio è
sempre vicino al popolo eletto, lo ama con amore di alleanza e con la fedeltà
misericordiosa di un padre (Gs 24; Is 46,1‑13; Os 2,14‑13). Con
l'Incarnazione, l'auto‑comunicazione di Dio nella storia raggiunge il suo
vertice nella rivelazione della Trinità. Nel Figlio e mediante lo Spirito che
abita in essi, gli uomini sono adottati da Dio come figli (Gal 4,4‑6) e
possono andare al Padre (Gv 14,6‑7). Sebbene l'AT avesse già accennato
all'interesse di Dio per tutti i popoli (per es. Giona), Dio, nel NT, è
rivelato come il Dio d'amore (1 Gv 4,7‑10.16) per tutti i popoli (Mt
28,19‑20; Rm 3,29‑30; 9,1-11,36). Cf Alleanza; Attributi divini; Creazione; Incarnazione; Monoteismo;
Politeismo; Teologi; Trascendenza.
(Gr. «
sistemazione della casa », « amministrazione »)
a) Divisione amministrativa dell'Impero
Romano in seguito alla riorganizzazione dell'imperatore Diocleziano (circa 245‑316;
imperatore dal 284 al 305). All'inizio del V secolo, c'erano quindici diocesi
nell'Impero romano, diviso da allora in Oriente e Occidente.
b) Quando il termine entrò nel vocabolario
della Chiesa, il suo significato variò grandemente: da quella che oggi
chiameremmo una parrocchia, ad una esarchìa o distretto ecclesiastico
comprendente varie provincie.
c) Nell'uso corrente, « diocesi », o «
archidiocesi » si riferisce ad un territorio che sta sotto l'immediata
giurisdizione di un vescovo o di un arcivescovo, che governa a nome proprio e
non come vicario di qualche altro. Per questo, è chiamato « vescovo diocesano
», o « ordinario ». Una diocesi corrisponde nelle Chiese d'Oriente ad una
eparchìa. Il CIC dà questa definizione: « La diocesi è la porzione del popolo
di Dio che viene affidata alla cura pastorale di un vescovo con la cooperazione
del presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore e da lui riunita nello
Spirito Santo mediante il Vangelo e l'Eucaristia, costituisca una Chiesa
particolare... » (CIC 369). Cf Arcivescovo;
Eparchìa; Esarchìa; Ordinario; Patriarca; Santa Sede; Vescovo.
È un'espressione che si usa per denunciare l'errore di coloro i quali
a) cercano Dio nei fenomeni di cui la
scienza non riesce a dare spiegazione, e
b) dimenticano che Dio è attivamente
presente all'interno di tutti i processi del mondo creato.
Si tratta di
tutto ciò che spetta a rigore di giustizia agli esseri umani in quanto creati ad
immagine e somiglianza di Dio e chiamati con lui alla vita eterna. Vanno
annoverati tra questi: la libertà di coscienza, il diritto alla vita, al
lavoro, al matrimonio, all'educazione e alla proprietà. Il terzo comandamento
del Decalogo (Es 20,2‑17; Dt 5,6‑21) assicurò il riposo periodico
per i lavoratori poveri e per gli schiavi. Molte leggi dell'AT e denunce dei
profeti contro l'ingiustizia (2 Sam 11,1-12,14; Is 5,23) riguardano diritti
umani fondamentali. L'AT chiede ripetutamente protezione per gli orfani, le
vedove e gli stranieri (Dt 24,17‑22; 27,19). Nonostante l'uguaglianza
fondamentale di tutte le persone in Cristo (Gal 3,28), il volto della vita
cristiana è stato continuamente deturpato dalla schiavitù, dall'oppressione
della donna, dall'antisemitismo e da altre offese contrarie ai diritti umani.
D'altra parte, per molti secoli, i monaci e altri gruppi ecclesiali sono stati
spesso gli unici a provvedere all'educazione, alla cura dei malati, degli
emarginati e dei moribondi. La Magna
Carta (1215), la Dichiarazione Americana dell'Indipendenza (1776) e la
Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite (1948) figurano tra le
affermazioni più importanti che hanno espresso e incoraggiato una maggiore
consapevolezza dei diritti umani. Tra i molti cristiani che hanno lottato per i
diritti umani, bisogna ricordare: Bartolomé de las Casas (1484‑1566),
William Wilberforce (1759‑1833), Daniel O'Connell (1775‑1847), il
vescovo Guglielmo Emmanuele Ketteler (1811‑1877), il cardinale Enrico
Edoardo Manning (1808‑1892), Martin Luther King, junior (1929‑1968),
e i papi a partire da Leone XIII (1810‑1903). Il Concilio Vaticano II
ricordò un lungo elenco di diritti umani (GS 27, 29, 66). In particolare, un
intero documento (Dignitatis humanae)
fu dedicato ai diritti delle persone e delle comunità in questioni religiosi
attinenti con la libertà civile e sociale. Questo sviluppo nell'insegnamento
della Chiesa fu preparato e incoraggiato da un teologo americano John Courtney
Murray (1904‑1967). Cf
Antropologia; Decalogo; Immagine di Dio; Libertà religiosa; Teologia
femminista; Teologia nera.
Insieme di
leggi codificate che vanno osservate dai Cattolici, sia individualmente, sia
dai vari gruppi costituiti nella Chiesa. In particolare, si tratta del Codice
promulgato da Giovanni Paolo II nel 1983, che ha sostituito quello del 1917, e
del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, promulgato il 18 ottobre 1990. Cf Codice di Diritto Canonico; Codice dei
Canoni delle Chiese Orientali; Corpus Iuris Canonici; Fonti del diritto
canonico orientale; Nomocanone.
Termine
tradizionale con cui si indica:
a) il soggiorno di Cristo tra i morti dopo
la sua morte sulla Croce;
b) la sua vittoria sulla morte, che
l'iconografia bizantina esprime spesso col raffigurare Adamo ed Eva liberati da
Cristo. Praticamente, questa rappresentazione è l'icona caratteristica della
Pasqua e è chiamata anche anàstasis (Gr. « risurrezione »). Cf Icona; Triduo pasquale.
Dono speciale
che consiste nel rendere capaci di distinguere i carismi divini da influssi
puramente naturali o diabolici (1 Cor 12,10). Per valutare se certi casi particolari
provengono dallo Spirito di Dio o dallo spirito del male e dell'errore (1 Gv
4,1‑6), molti Padri della Chiesa e autori posteriori hanno suggerito
certe norme, come quelle elaborate da sant'Ignazio di Loyola (1491‑1556),
per coloro che fanno gli Esercizi Spirituali. Cf Carismi; Esperienza Religiosa; Prudenza.
Prassi della
Chiesa primitiva che conservava il segreto sui riti e sugli insegnamenti più
sacri, per accertarsi che i catecumeni e i pagani non li trattassero
irriverentemente. Cf Catecumenato.
(Gr. « doppio,
congiunto, doppia tavoletta scritta »).
I nomi di
persone, vive e defunte, da leggersi durante l'Eucaristia, erano scritti
originariamente su due tavolette di legno, unite con una cerniera. Di qui il
nome di « dittici ». Il nominare persone di riguardo significava la comunione
con loro, mentre il cancellarne i nomi dall'elenco significava la scomunica.
L'uso dei dittici dei vivi esiste ancora nelle occasioni più solenni nei
pontificali della liturgia bizantina. Cf
Preghiere eucaristiche.
Cf Deificazione.
(Gr. «
apparenza »).
Una delle prime
eresie secondo cui il Figlio di Dio aveva solo un'apparenza umana. La realtà
corporale di Cristo andava considerata celeste, o comunque un corpo solo
apparente, mentre un altro, per esempio, Simone di Cirene avrebbe sofferto al
suo posto. Contro le teorie docetiste, già respinte nel NT (1 Gv 4,1‑3; 2
Gv 7), la Chiesa insegnò che Cristo aveva preso da Maria un corpo autentico
come il nostro e che aveva sofferto in modo umano reale (DS 76, 292, 1338, 1340‑1341;
FCC 0.514, 4.008). Cf Cristologia;
Teologia giovannea.
Verità
divinamente rivelata, proclamata come tale dal Magistero autorevole e
infallibile della Chiesa, e perciò con forza vincolante da allora e per sempre
per tutti i fedeli (DS 3011; 3073‑3075; FCC 1.070, 7.198, 7.199; LG 25).
Nonostante la loro grande importanza, i dogmi non sono la norma suprema. «
Insieme con la Sacra Tradizione, la Chiesa ha sempre considerato e considera le
divine Scritture come la regola suprema della propria fede » (DV 21), e questa
regola suprema viene celebrata nel culto della Chiesa. Nella Chiesa Ortodossa,
si intende per dogma un insegnamento conciliare (specialmente quello dei primi
sette concili ecumenici), accettato da tutte le Chiese particolari in comunione
fra di loro e destinato ad alimentare i fedeli nella liturgia e nella vita. Cf Concilio Ecumenico; Deposito della fede;
Gerarchia delle verità; Magistero; Rivelazione; Sette Concili ecumenici.
« Sunday », in
inglese, significa: « il giorno del sole »; così pure « Sonntag » in tedesco).
È il « Giorno del Signore » (Ap 1,10), giorno in cui i cristiani riposano dal
lavoro per ricordare con gioia la risurrezione di Cristo (Mc 16,1‑2), la
creazione del mondo da parte di Dio e la discesa dello Spirito Santo. Le Chiese
d'Oriente chiamano la domenica « l'ottavo giorno » per ricordare come la
risurrezione di Cristo ha rigenerato l'universo. Il NT ci dice che i cristiani
si incontravano la domenica per celebrare l'Eucaristia (At 20,7; cf 1 Cor
16,2). All'inizio del II secolo, sia Ignazio di Antiochia che un governatore
romano, Plinio il Giovane, ricordano che i cristiani si riuniscono in quel
giorno per il culto. Il Concilio di Elvira, in Spagna (circa 306), stabilì con
legge l'osservanza della domenica, e nel 321 Costantino il Grande prescrisse
l'astensione dal lavoro in quel giorno. Il Diritto Canonico ribadisce l'obbligo
di partecipare alla Messa e di astenersi « da quei lavori e da quegli affari
che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la letizia propria del giorno
del Signore o il dovuto riposo della mente e del corpo » (CIC 1246‑1247).
Cf Avventisti del Settimo Giorno; Sabato.
Scisma sorto
nel 311 circa in seguito all'ordinazione episcopale di Ceciliano di Cartagine
per le mani di un vescovo (Felice d'Aptunga) che era accusato di essere stato
un traditore durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano. I vescovi
dissidenti scelsero invece Maggiorino, a cui succedette poi Donato; di qui, il
nome di donatismo. Sembra che i donatisti abbiano negato la validità dei
sacramenti amministrati da ministri indegni e abbiano affermato la necessità di
un nuovo battesimo per i cristiani ricaduti in peccato (cf DS 123,705 e 913;
FCC 9.040). Sant'Agostino di Ippona (354‑430) si oppose fermamente ai
donatisti. Una « Conferenza » (Collatio) tenutasi a Cartagine nel 411 fiaccò
questo movimento che finì per scomparire quando i Saraceni distrussero la
Chiesa nord‑africana. Cf
Novazianismo; Scisma; Validità.
Sono i modi con
cui lo Spirito di Dio si manifesta tra gli uomini. All'elenco del testo ebraico
di Isaia 11,2‑3 (sapienza, intelligenza, consiglio, fortezza, conoscenza,
timore del Signore), la Settanta e la Volgata aggiunsero la « pietà »,
raggiungendo così il dono settiforme. In origine, i sette doni erano visti come
una descrizione poetica delle abbondanti benedizioni di Dio sul re messianico;
in seguito vennero interpretati come grazie date ai cristiani mediante lo
Spirito Santo che abita in loro. Cf
Carismi; Glossolalia; Grazia; Messia; Settanta; Volgata.
Doti speciali
elargite alla natura umana di Adamo ed Eva oltre al dono fondamentale e
soprannaturale della grazia. L'insegnamento ufficiale della Chiesa parlava di
integrità (ossia assenza di concupiscenza) e di immortalità (DS 222, 370‑396,
1515‑1516, 1926, 1955, 1978, 2616‑2617, 3514; FCC 2.050, 3.049,
3.052‑3.053, 3.059‑3.060, 3.064‑3.066, 8.031‑8.038),
mentre la riflessione teologica
suggeriva anche altri privilegi. Cf
Concupiscenza; Giustizia originale; Paradiso; Peccato originale; Poligenismo;
Soprannaturale.
Rendere gloria
a Dio. I Salmi glorificano Dio frequentemente (Sal 8; 66; 150). Così fa pure il
NT (Rm 16,27; 1 Tm 6,16; 1 Pt 4,11; Ap 4,11; 5,12).
a) La Chiesa primitiva sviluppò quella che
venne conosciuta come dossologia « gerarchica »: « Sia gloria al Padre per
mezzo del Figlio nello Spirito Santo ». Quando gli Ariani ne abusarono per
sostenere che il Figlio era inferiore al Padre e lo Spirito era inferiore al Figlio,
san Basilio Magno (circa 330‑379) contribuì ad introdurre la formula «
paritaria »: « Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo ». Quest'ultima
dossologia divenne dominante ed è chiamata la « dossologia breve ». La
dossologia « lunga », o « grande »: « Gloria a Dio nell'alto dei cieli...», è
recitata o cantata nella Messa Latina (cf Lc 2,14).
b) Un inizio dossologico di teologia,
formata dal culto e dalla regola di preghiera, è stato sviluppato in Occidente
da G. Wainwright (nato nel 1939) e da altri.
Cf
Gloria; Teologia Orientale.
Titolo dato a
certi santi per il loro insegnamento ortodosso e eminente. A partire dal secolo
VIII, l'Occidente riconobbe quattro Dottori eminenti: il papa Gregorio Magno
(circa 540‑604), Ambrogio di Milano (circa 339‑397), Agostino di
Ippona (354‑430) e Girolamo (circa 342‑420). Un secolo dopo, in
Oriente, Basilio Magno (circa 330‑379), Gregorio Nazianzeno (328‑389)
e Giovanni Crisostomo (circa 347‑407) furono riconosciuti come « i Tre
Maestri Gerarchi e Ecumenici ». L'Occidente aggiunse Atanasio di Alessandria
(circa 296‑373), in modo che l'Oriente avesse quattro dottori
corrispondenti ai quattro dottori occidentali. Il papa Benedetto XIV (1675‑1758
) elaborò le norme da seguire per dare ad uno il titolo di Dottore della
Chiesa. Il papa Paolo VI aggiunse due donne sante all'elenco dei Dottori della
Chiesa: santa Caterina da Siena (circa 1347‑1380) e santa Teresa d'Avila (1515‑1582). Cf Padri cappadoci; Tre Teologi.
È
l'insegnamento del Magistero della Chiesa nelle sue molteplici forme. Esso
intende comunicare non solo l'ortodossia della fede, ma anche nutrire la vita e
la pietà cristiana. Cf Magistero;
Ortodossia.
L'insegnamento
della Chiesa circa i diritti e i doveri dei vari membri della società nei loro
rapporti col bene comune, sia nazionale che internazionale. Il messaggio di
conversione di Gesù invitava i benestanti ad avere cura dei poveri, storpi,
zoppi e ciechi (Lc 14,12‑14). Il giudizio finale dovrebbe esortarci ora a
venire incontro alle necessità materiali degli affamati, degli stranieri, dei
nudi, malati e prigionieri (Mt 25,31‑46). Generalmente, il NT dimostra lo
stesso interesse pratico per i bisognosi (At 4,32-5,11; Rm 12,8; 1 Cor 13,3; Eb
13,16; 1 Gv 3,17; Gc 1,27; 2,14‑17). Sant'Ambrogio (circa 339‑397),
san Giovanni Crisostomo (circa 347‑407) e altri Padri della Chiesa hanno
predicato lo stesso messaggio. Per secoli, le istituzioni della Chiesa sono
state quasi sole a prendersi cura degli emarginati sociali, come le vedove, gli
orfani, i malati e i prigionieri, e ad occuparsi dell'istruzione attraverso gli
ordini monastici come i Benedettini. San Vincenzo de' Paoli (circa 1580‑1660),
le Figlie della Carità, le Sorelle della Misericordia, Antonio Federico Ozanam
(1813‑1853), Giuseppe de Veuster (1840‑1889), conosciuto come Padre
Damiano, Adolfo Kolping (1813‑1865) e molti altri spesero la loro vita a
venire incontro alle necessità dei poveri e dei sofferenti. La prima grande
enciclica sociale fu quella di Leone XIII nel 1891 Rerum Novarum (Lat. « Delle cose nuove ») che trattò di problemi
come quello del giusto salario e della proprietà privata. Quarant'anni dopo,
nel 1931, Pio XI riprese questi temi e altri connessi nell'enciclica Quadragesimo Anno (Lat. « Nel
quarantesimo anniversario »). L'enciclica di Giovanni XXIII Mater et Magistra (« Madre e Maestra »)
aggiornò l'insegnamento sociale della Chiesa con un'occhiata all'intervento
dello Stato a favore dei bisognosi, mentre nella Pacem in terris (« Pace sulla terra ») del 1963, auspicava un
ordine sociale internazionale basato sul pieno rispetto dei diritti umani. Il
Concilio Vaticano II parlò della libertà religiosa nella Dichiarazione Dignitatis humanae (1965). Lo stesso
Concilio auspicò a tutti i livelli un ordine sociale più specifico e più giusto
(GS 9, 63‑93), invitando tutti i membri della Chiesa a partecipare
attivamente nelle cause sociali (AA 7,8,13). Sebbene la missione che Cristo ha
dato alla Chiesa non riguardi primariamente il campo politico, economico e
sociale, la fede religiosa accresce i nostri obblighi verso il prossimo
bisognoso (GS 42). Nell'enciclica Populorum
Progressio (« progresso dei popoli ») del 1967, Paolo VI affermò che il
nome nuovo della pace doveva essere uno sviluppo economico attento alla persona
umana nella sua integralità. La giustizia sociale, la solidarietà
internazionale e i diritti umani sono temi costanti nell'insegnamento di
Giovanni Paolo II. Li ha espressi soprattutto nell'enciclica sociale del 1981, Laborem exercens (« Esercitando il
lavoro »), in quella del 1987, Sollicitudo
rei socialis (« Interesse per il problema sociale ») e in quella del 1o
maggio 1991, Centesimus annus («
Centesimo anno » dall'enciclica Rerum
Novarum). Cf Enciclica; Giustizia;
Opzione per i poveri; Diritti umani; Sussidiarietà; Teologia della liberazione;
Teologia morale.
La maestà
sublime e lo splendore radioso di Dio rivelati nella storia d'Israele
(specialmente nell'Esodo: Es 14,4.17‑18; 15,1‑21), attraverso la
natura (Es 24,15‑17; Sal 104,31‑32) e nell'esperienza della santità
divina (Is 6,1‑7). Luca collega la gloria di Dio con la nascita di Gesù
(Lc 2,9), con la trasfigurazione (Lc 9,31‑32), con l'ingresso trionfale
in Gerusalemme (Lc 19,38), con la risurrezione dai morti (Lc 24,26) e con
l'Ascensione (At 1,9.11; 7‑55). Il Vangelo di Giovanni comincia con la
contemplazione della gloria divina (Gv 1,14) che si rivela già nella vita di
Cristo e specialmente nei suoi segni miracolosi (Gv 2,11). In Gesù Cristo
rifulge la gloria divina (2 Cor 4,4‑6) e sarà pienamente manifesta alla
fine (Tt 2,11‑13). La parola doxa è
un'idea chiave per la teologia orientale ed esercita un influsso sempre
crescente in Occidente. Cf Dio; Metodi in
teologia; Rivelazione; Teologia della bellezza; Theologia Gloriae;
Trasfigurazione.
Qualsiasi
interpretazione della realtà che spieghi ogni cosa mediante due princìpi
primordiali assolutamente indipendenti l'uno dall'altro. Un esempio di dualismo
nella filosofia si trova, per esempio, in René Descartes (1596‑1650).
Egli interpreta l'universo in termini di due princípi irriducibili, spirito e
materia, anche se, in ultima analisi, ritiene che Dio abbia creato entrambi. Il
dualismo teologico radicale propone due divinità antagonistiche, una buona ed
una cattiva, come sostenevano i Manichei e alcuni Gnostici nella Chiesa
primitiva, e, nel Medioevo, gli Albigesi e i Catari in Occidente, e i Bogomili
in Oriente. Il Cristianesimo riconosce una dualità distinta tra l'anima e il
corpo, e soprattutto tra Dio e l'universo creato, ma proclama che in Cristo
tutto è stato riconciliato con Dio (2 Cor 5,18‑20). Cf Albigeismo; Bogomili; Catari; Gnosticismo;
Manicheismo.
Incertezza o
sospensione di assenso intorno a
qualche verità di fede o anche sulla fede nel suo complesso. L'affrontare
onestamente questioni serie o punti difficili non costituisce un dubbio
peccaminoso. Cf Assenso di fede; Fede.
Il Magistero
della Chiesa riconosce in Cristo due volontà, appartenenti alle due nature di
Cristo. Quantunque separate, la volontà divina e la volontà umana di Cristo
operano insieme in una perfetta unità morale (cf DS 2531). Cf Concilio Costantinopolitano III;
Monofisismo; Monotelismo.
Un gruppo
ascetico di giudeo‑cristiani del I e II secolo. Essi ritenevano Gesù
essere il figlio naturale di Maria e di Giuseppe, un semplice uomo sul quale lo
Spirito Santo era sceso nel battesimo. Insistevano sull'adesione alla legge di
Mosè e perciò respingevano san Paolo. Cf
Cristologia; Encratiti.
Il popolo che
guidato da Mosè entrò nella Terra Promessa ad Abramo. Preferirono chiamarsi
Israeliti, ossia figli di Israele, il nome che Dio diede a Giacobbe (Gn 32,28;
35,10). Furono chiamati Ebrei soprattutto dagli altri, e alle volte con
disprezzo (cf Gn 43,32). Il termine « ebreo », arcaico (Gn 14,13), venne ad
indicare le qualità fondamentali di un giudeo autentico (cf 2 Cor 11,22; Fil
3,5). « Ebreo » (ebraico) è anche la lingua classica, antica, in cui furono
scritti quasi tutti i libri dell'AT. Questa lingua fu soppiantata dall'aramaico
dopo l'esilio babilonese, e cessò di essere parlata come lingua comune verso il
IV secolo a.C. È stata rivitalizzata come lingua ufficiale dello stato moderno
d'Israele. Cf Antico Testamento;
Giudaismo; Israele.
È quel settore
della teologia che riflette sistematicamente sull'origine, sulla natura, sulle
caratteristiche e sulla missione della Chiesa. Quantunque non sia possibile
trovare un'ecclesiologia articolata nella Bibbia, il NT offre, però, varie
immagini della Chiesa: Sposa di Cristo (Ef 5,25‑32; Ap 21,2; 22,17),
Corpo di Cristo (Rm 12,4‑5; 1 Cor 12,12‑27; Ef 1,22‑23; Col
1,18.24), Popolo di Dio (1 Pt 2,10; Rm 9,25), Tempio dello Spirito Santo (1 Cor
3,16; 6,19), Famiglia e Dimora di Dio (Ef 2,19‑22) (cf LG 6‑8).
Sant'Ireneo di Lione (circa 130 ‑ circa 200) nella sua lotta contro gli
Gnostici, che sostenevano rivelazioni accessibili solo ad una élite, diede
inizio ad una apologetica di criteri (note) della Chiesa riconoscibili da
chiunque. San Cipriano di Cartagine (morto nel 258) scrisse il primo trattato
sull'unità della Chiesa. Quasi tutte le rotture riguardanti l'unità della
Chiesa vanno riferite, direttamente o indirettamente, alle differenti
interpretazioni della sua visibilità. La Summa
de Ecclesia di Giovanni da Torquemada (1388‑1468), zio del Grande
Inquisitore, segnò lo sviluppo dell'ecclesiologia come una disciplina distinta,
che poi accrebbe importanza a causa delle controversie della Riforma. La
scissione fra Oriente e Occidente portò gli Ortodossi a sviluppare una ecclesiologia
più pneumatologica per spiegare l'unione delle Chiese locali nella stessa fede.
Notevoli influssi sulla crescita dell'ecclesiologia cattolica avvennero per
opera di san Roberto Bellarmino (1542‑1621) e con l'insegnamento del
Concilio Vaticano I (1869‑1870). In questo secolo, il movimento
ecumenico, il Vaticano II e l'opera di teologi come Yves Congar (nato nel
1904), Avery Dulles (nato nel 1918), Karl Rahner (1904‑1984) e Jean‑Marie‑Roger
Tillard (nato nel 1927) hanno contribuito al progresso di questa disciplina.
Teologi Ortodossi come Nikolai Afanasiev (1893‑1966) e Giovanni Zizioulas
(nato nel 1931) hanno sviluppato un'ecclesiologia centrata sull'Eucaristia. I
temi più importanti dell'ecclesiologia comprendono: le origini della Chiesa
nell'AT; il ministero di Gesù, la sua risurrezione dai morti, e l'effusione
dello Spirito Santo; il rapporto tra Chiesa e Regno di Dio; la varietà di
modelli di Chiesa; la sua missione nel mondo e per il mondo; la sua natura
pneumatologica, carismatica, istituzionale, gerarchica e escatologica. Cf Carisma; Chiesa; Comunione dei santi;
Conciliarismo; Concilio Vaticano I; Concilio Vaticano II; Confessione di
Augusta; Consiglio Ecumenico delle Chiese; Corpo di Cristo; Escatologia; Extra
Ecclesiam nulla salus; Febronianesimo; Gallicanesimo; Gerarchia; Gnosticismo;
Magistero; Missioni (Le) nella Chiesa; Note della Chiesa; Popolo di Dio;
Primato; Riforma; Sinodo; Sobornost; Spirito Santo; Teologia della missione;
Ultramontanesimo.
È lo studio
degli esseri umani nella loro interazione con il loro ambiente. Come
rappresentanti di Dio, gli esseri umani furono preposti come amministratori
responsabili del creato (Gn 1,26‑31; cf Gb 28,1‑2.9‑11).
L'èra messianica doveva restaurare ciò che la natura aveva perduto col peccato
(Is 11,6‑8; cf Ez 47,1‑12). Il cristianesimo spera che l'intero
creato avrà parte alla gloria della risurrezione (Rm 8,19‑33), quando ci
saranno « nuovi cieli e una terra nuova » (2 Pt 3,13‑14). Questa speranza
suscita qui e ora un interesse consapevole e il rispetto del proprio ambiente.
Questo tema è sviluppato nell'insegnamento di Giovanni Paolo II (nato nel 1920)
e nella teologia della creazione di Jürgen Moltmann (nato nel 1926) e di altri.
Cf Creazione; Messia; Natura.
È il piano di
salvezza di Dio per l'umanità. Questo piano è stato rivelato attraverso il
creato e soprattutto attraverso la redenzione effettuata in Gesù Cristo (Ef
1,10; 3,9). Nella teologia orientale, il termine « economia » indica anche
certe concessioni fatte dalla Chiesa, la quale, tenendo conto della debolezza
umana, dispensa in alcuni casi dalle sue prescrizioni canoniche. Cf Fonti del diritto canonico orientale;
Salvezza; Trinità Immanente.
Movimento
mondiale tra i cristiani che accettano Gesù come Signore e Salvatore e,
ispirati dallo Spirito Santo, cercano, attraverso la preghiera, il dialogo e
altre iniziative, di eliminare le barriere che li dividono e di andare verso
l'unità che Cristo ha voluto per la sua Chiesa (Gv 17,21; cf Ef 4,4‑5; UR
1‑4). Le comunità cristiane si separarono alcune in seguito al Concilio
di Efeso (431), altre dopo quello di Calcedonia (451); lo scisma fra Oriente e
Occidente è datato convenzionalmente al 1054; la Riforma avvenne nel XVI
secolo; altre separazioni avvennero anche più tardi. Il Concilio Vaticano II
insegnò che la vera Chiesa « sussiste nella Chiesa Cattolica » (LG 8), ma non
si identifica in tutto e per tutto con essa. La fede in Cristo e il battesimo
stabiliscono un'unione reale, anche se imperfetta, tra tutti i cristiani (LG
15). In particolare, gli Ortodossi hanno in comune coi Cattolici molti elementi
autentici di fede e di vita sacramentale, tra cui l'Eucaristia e la successione
apostolica (cf OE 27‑30). Cf
Communicatio in sacris; Concilio Vaticano II; Consiglio Ecumenico delle Chiese;
Dialogo; Fede e Ordine; Gerarchia di verità; Oikumène; Scisma; Successione
apostolica.
Il centro più
importante della cristianità siriaca, che, nonostante l'invasione musulmana del
639, rimase attivo fino al XII secolo. Secondo una leggenda, Gesù mandò una
lettera e un suo ritratto al re di Edessa, Abgar V Ukkama (4 a.C. ‑ 50
d.C.). Il cristianesimo era certamente noto là fin dal II secolo. Il suo
scrittore più famoso fu Efrem Siro (circa 306‑373). Questi diede inizio
alla « Scuola dei Persiani » in Edessa dopo che la sua città natale Nisibi fu
abbandonata dai Romani nel 363. L'imperatore Zenone chiuse la Scuola nel 489 a
motivo di aspri conflitti tra i Nestoriani e i Monofisiti. Edessa servì da
quartier generale della Chiesa Siriana Ortodossa. Cf Chiesa Apostolica Assiriana d'Oriente; Chiesa Ortodossa Siriana;
Chiese Orientali; Monofisismo; Nestorianesimo; Scuola Antiochena.
Cf Concilio di Efeso.
L'ostensione
dell'ostia consacrata e del calice nella Messa per invitare all'adorazione di
Cristo che si rende presente eucaristicamente e per esprimere la propria
offerta a Dio. Nel rito ambrosiano, in quello latino e in quello mozarabico, il
Canone, o preghiera eucaristica, termina con una seconda elevazione, chiamata
minore, quando il celebrante alza insieme l'ostia e il calice. Cf Adorazione; Canone; Presenza reale.
È la libera
scelta da parte di Dio di individui e di gruppi. Nell'AT, Israele era
consapevole di essere « il popolo eletto » di Dio (Dt 4,32‑40; Is 41,8‑16).
Una nuova comunità di credenti si riunì attraverso la libera scelta di Cristo
(Gv 15,1‑17). In teologia spirituale, l'« elezione » si riferisce alla
scelta di uno stato di vita o al progresso di uno stile di vita, specialmente
secondo le norme che si trovano negli Esercizi di sant'Ignazio di Loyola (1491‑1556).
Il Codice di Diritto Canonico parla di « elezione » per indicare la scelta
fatta dai votanti autorizzati per designare ad un incarico nella Chiesa: per
es., l'elezione del Romano Pontefice per opera dei Cardinali riuniti in
conclave (cf CIC 349). Cf
Predestinazione.
Una realtà che
proviene da una fonte (Dio), come la luce proviene dal sole. Questa
espressione, che risale al neoplatonismo di Plotino (205‑270) e che fu
usata da san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274), è stata avversata da
molti cristiani perché sembrava affermare il mondo come necessario e perfino
identificarlo con Dio, anziché riconoscerlo come libera creazione di Dio (cf DS
3024; FCC 3.024). Cf Gnosticismo;
Neoplatonismo; Panteismo.
Con questo nome
simbolico, Isaia annuncia al re Acaz la nascita di un bambino (Is 7,14). Matteo
interpreta questo segno come una profezia della nascita di Gesù (Mt 1,23) e
conclude il suo Vangelo con la promessa collegata a questo nome: « Io sono con
voi tutti i giorni fino alla fine del mondo » (Mt 28,20). Cf Concepimento verginale di Gesù;
Cristologia.
Lettera di un
vescovo destinata a una larga diffusione. A partire dal secolo XVIII secolo, i
Cattolici d'Occidente hanno usato questo termine per le lettere rivolte dal
papa alla Chiesa intera o a una parte di essa. Come tali, le encicliche papali
non sono pronunciamenti infallibili, ma sono piuttosto affermazioni autorevoli
del Magistero ordinario (cf DS 3884‑3885; FCC 7.201‑7.202). I
Cristiani d'Oriente danno ancora il nome di « encicliche » a lettere autorevoli
dei loro patriarchi. Questo termine è usato anche dagli Anglicani fin dalla
prima Conferenza di Lambeth (1867) per il messaggio emanato al termine di
queste Conferenze. Cf Conferenze di
Lambeth; Magistero.
Nome usato per
vari estremisti cristiani dei primi secoli che comunemente si astenevano dalla
carne, dal vino e anche dal matrimonio. Da frange di questi gruppi furono
scritti i vangeli apocrifi. Cf Ascesi;
Docetismo; Ebioniti; Gnosticismo; Vangeli apocrifici.
Dottrina della
piena umanità di Cristo, personalizzata per il fatto di essere assunta dalla ipostasi o persona del Lògos. Per
chiarire l'insegnamento di Calcedonia (451) sulle due nature di Cristo in una
persona, Leonzio di Bisanzio e Leonzio di Gerusalemme (VI secolo) svilupparono
questa dottrina che fu poi suffragata da san Giovanni Damasceno (circa 650 ‑
circa 750). Cf Anipostasi; Concilio di
Calcedonia; Ipostasi; Lògos.
Cf Monoteismo.
Tutto ciò che è
o che esiste. In quanto applicabile ad ogni cosa, « ente » ha un contenuto
concettuale minino. Esodo 3,4 (« Io sono colui che sono »), interpretato alla
luce della filosofia greca, portò i cristiani a parlare di Dio come l'Ente
Supremo o « Ens a se » (a sé stante).
(Gr. « che
contiene la propria perfezione »). La realizzazione di ciò che è potenziale,
l'attualizzazione del fine per cui qualcosa esiste. Cf Aristotelismo; Causalità.
Atteggiamento
estatico od emozionale, attribuito a un influsso speciale dello Spirito di Dio.
San Paolo raccomanda di non spegnere lo Spirito che opera col dono della
profezia e altri doni insoliti (1 Ts 5,19‑22), ma riconosce l'amore come
il dono più importante (1 Cor 12,13-13,13). Nella storia del Cristianesimo,
l'entusiasmo religioso, quando è stato diretto con discernimento, ha prodotto
spesso frutti duraturi. Il richiamarsi indebitamente all'influsso speciale
dello Spirito Santo può causare notevoli danni (cf DS 803‑808; FCC 6.064‑6.068).
Cf Carisma; Discernimento degli spiriti;
Esperienza religiosa; Profezia.
Parola che
ricorre di frequente nei canoni dei concili generali dell'Oriente per designare
una provincia ecclesiastica retta da un metropolita. Oggi, significa diocesi.
Cf Diocesi.
In genere,
significa qualsiasi invocazione a Dio perché benedica e santifichi il creato
materiale (cf 1 Tm 4,1‑5). Nell'anàfora, o Canone della Messa, l'epiclesi
è la preghiera che chiede al Padre di mandare lo Spirito affinché scenda sui
doni e li trasformi nel corpo e sangue di Cristo per il vantaggio spirituale di
quanti li riceveranno. Nel Medioevo, ci fu una controversia: ci si chiese se la
consacrazione fosse completa con le parole dell'istituzione, come sostenevano i
Latini, o se lo fosse soltanto con la sussequente preghiera dell'epìclesi, come
avviene nella maggior parte delle anàfore greche e orientali (cf DS 1017, 2718
e 3556). La riforma liturgica del Concilio Vaticano II ha inserito nei nuovi
canoni un'epìclesi prima della consacrazione (si prega che venga mandato lo
Spirito Santo a cambiare i doni) e una dopo la consacrazione (si prega perché i
partecipanti vengano trasformati). Si discute ancora se, nell'antico canone
Romano (= preghiera eucaristica prima), la preghiera « quam oblationem » («
Santifica, o Dio, questa offerta ») prima della consacrazione, e « Supra quae »
(« Volgi sulla nostra offerta ») « Supplices te » (« Ti supplichiamo »), dopo
la consacrazione, siano preghiere di epìclesi. Cf Anàfora; Canone; Consacrazione; Preghiera eucaristica; Spirito Santo.
In genere,
qualsiasi manifestazione del divino nello spazio e nel tempo (Es 3,12; 19,18;
At 2,3‑4). La letteratura giovannea vede l'incarnazione e l'intera vita
di Cristo come un'epifania (Gv 1,14; 1 Gv 1,1‑3). Come festa importante,
era celebrata il 6 gennaio in Oriente fin dalla fine del IV secolo ed era
dedicata all'intero ciclo dell'apparizione di Cristo nella sua nascita,
nell'adorazione da parte dei Magi, nel suo battesimo e nel suo primo miracolo a
Cana (Gv 2,1‑12). Gradualmente, il Natale fu fissato dovunque il 25
dicembre, sebbene nella tradizione armena venga ancora celebrato il 6 gennaio.
In Oriente, dove il battesimo è anche chiamato photismós (Gr. « illuminazione »), l'Epifania è celebrata con luci,
e l'acqua di fiume, ecc. (che rappresenta il Giordano) è benedetta con
l'immergervi una croce. In Occidente, la festa dell'Epifania celebra la venuta
dei Magi e la rivelazione di Cristo ai pagani. La domenica seguente è invariabilmente
dedicata al battesimo del Signore, mentre, nel ciclo C, la domenica successiva
al battesimo del Signore (seconda domenica del Tempo Ordinario), si ricordano
le nozze di Cana. Così pure, l'antifona del Magnificat
dei secondi Vespri dell'Epifania conserva il carattere originale e
inclusivo della festa: « Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la
stella ha guidato i magi al presepio, oggi l'acqua è cambiata in vino alle
nozze, oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra
salvezza. Alleluia ». Cf Doxa; Natale;
Teofanìa; Teologia giovannea.
Cf Conferenza episcopale.
Si chiamano
così i membri di una Chiesa retta da vescovi. In particolare, si tratta di
cristiani degli Stati Uniti che sono in comunione con l'arcivescovo di
Canterbury. Cf Comunione anglicana.
Il governo
della Chiesa da parte dei vescovi, i quali, insieme, come successori del
sistema collegiale degli Apostoli come si trova nel NT, formano l'attuale
collegio di vescovi responsabili di questo governo. Cf Collegialità; Conferenza episcopale; Diocesi; Ordinario; Successione
apostolica; Vescovo.
Settore della
filosofia che indaga sulla conoscenza umana, la sua natura, le sue fonti, i
suoi criteri, le sue possibilità e i suoi limiti. Cf Filosofia.
Termine usato
tradizionalmente per le 21 lettere del NT e per la lettura domenicale che
precede il Vangelo.
Uso di parole
con doppio significato (per es. « stella » per un corpo celeste e per un divo
dell'arte). Questo può produrre argomenti fallaci in quanto il punto di vista è
valido solo per uno dei due significati. Cf
Analogia; Univocità.
Persona che si
ritira dalla società per condurre una vita solitaria dedicata alla preghiera e
alla penitenza. Il luogo dove vivono questi reclusi si chiama eremo. Sebbene il
numero di eremiti sia diminuito dopo la riforma, gran parte della loro
tradizione è passata in ordini monastici come i Certosini, i Camaldolesi e i
Carmelitani. La Chiesa Latina riconosce questo genere di vita, se l'eremita, «
con voto, o con altro vincolo sacro, professa pubblicamente i tre consigli
evangelici nelle mani del Vescovo diocesano o sotto la sua guida osserva la
norma di vita che gli è propria » (CIC 603). Nella Chiesa d'Oriente, la vita
eremitica è fiorente; i suoi seguaci sono conosciuti come anacoreti. Cf Anacoreti; Monachesimo; Monte Athos; Vita
religiosa.
Nel NT indica
un gruppo settario (At 5,17) o una fazione e opinione disgreganti (1 Cor 11,19;
Gal 5,20; 2 Pt 2,1). Il termine venne a significare il dissenso deliberato e
persistente di un battezzato dalla dottrina ortodossa di fede (cf CIC 751,
1364). Alle volte, la sfida provocata dall'eresia ha dato occasione ad una
solenne definizione del Magistero della Chiesa. Cf Apostasia; Fede; Ortodossia; Ortoprassi; Rivelazione; Scisma.
da Ermes, il
messaggero degli dèi). È la teoria e la prassi per capire e interpretare i
testi, biblici o altri. L'ermenetica, mentre cerca
a) di stabilire il significato originale di
un testo nel suo contesto storico, e
b) di esprimere il significato che ha oggi,
riconosce che un testo può contenere e suggerire un significato che va oltre
l'intenzione esplicita dell'autore.
Oltre a ricevere aiuto da discipline come la
filologia, la storia, la critica letteraria e la sociologia, gli interpreti
hanno anche bisogno di riflettere filosoficamente sulla condizione umana e sul
suo ruolo nel creare e nel leggere i testi. Nonostante la differenza che esiste
tra la mentalità dei singoli e le varie culture, la nostra umanità comune varca
il fossato in modo da riuscire a capire e ad interpretare i testi. Cf Allegoria; Analogia della fede; Circolo
ermeneutico; Critica biblica; Dogma; Esegesi; Haggadah; Magistero; Scrittura e
Tradizione; Sensi della Scrittura.
Amore che cerca
una propria realizzazione. Si distingue sia da agàpe, che indica l'amore oblativo di Dio in Cristo che chiede una
risposta da parte dell'uomo (1 Gv 4,7‑12), sia da philìa che significa l'amore tra parenti e amici. Cf Agàpe; Amore
Opinione falsa
o comportamento sbagliato. Quanti si trovano nell'errore devono, comunque,
essere trattati con bontà e amore, e la loro libertà religiosa va rispettata
(GS 28; DH 14). Cf Eresia.
Era in origine
un titolo civile usato per chi era a capo di una provincia nell'Impero
Bizantino. Cf Chiese Orientali.
Quel settore
della teologia sistematica che studia il regno finale di Dio com'è espresso
dalla preparazione dell'AT (per es., le speranze messianiche), dalla predicazione
di Gesù e dall'insegnamento della Chiesa del NT. Secondo Albert Schweitzer
(1875‑1965), Gesù avrebbe erroneamente ritenuto imminente la venuta del
Regno. Secondo la tesi opposta della escatologia realizzata, rappresentata da
Charles Harold Dodd (1884‑1973), Gesù avrebbe annunziato che con il suo
ministero sarebbero già venuti gli elementi essenziali del regno. Le posizioni
intermedie ritengono che il Regno è già stato inaugurato con il ministero, la
morte e la risurrezione di Gesù (cf Lc 11,20; 1 Cor 10,11 ), ma deve ancora
realizzarsi in pienezza (cf Mc 13; Lc 11,2; 1 Cor 15,20‑28) quando Cristo
verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti (cf Mt 25,31‑46; Ap 22,12‑13).
Cf Letteratura apocalittica; Messia;
Millenarismo; Parusìa; Speranza; Regno di Dio; Risurrezione; Teologia
giovannea.
È il termine
corrispondente a quello che si era soliti usare: « novissima » (Lat. « le cose ultimissime »): morte, giudizio (sia
quello particolare, del singolo, sia quello universale, di tutta l'umanità),
inferno e paradiso. Questi elementi della nostra sorte finale, necessariamente
avvolti nel mistero in questa vita, trovano il loro punto focale in Cristo
stesso che è l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine (Ap 22,13). Senza
prendere una posizione esplicita sui dibattiti contemporanei circa la
purificazione nell'istante della morte e la possibilità di tutti gli esseri
umani di essere finalmente salvati per l'infinita misericordia di Dio, una
lettera della Congregazione della fede nel 1979 attirò l'attenzione
sull'insegnamento della Chiesa circa la risurrezione dell'intera persona, circa
la purificazione del purgatorio e circa le due possibilità finali (paradiso o
inferno). Cf Apocatàstasi; Giudizio
universale; Inferno; Mistero; Morte; Paradiso; Purgatorio; Visione beatifica.
Cf Parusìa.
Interpretare il
significato dei testi sacri, di solito i testi biblici (DV 12, 23; OT 16).
Oltre a cercare di stabilire che cosa gli autori della Bibbia intendevano dire
nei loro contesti originali (= che cosa significava il testo), gli esegeti
interpretano anche il messaggio del testo per oggi (= che cosa significa). Cf Critica biblica; Ermeneutica; Sensi della
Scrittura; Teologia alessandrina; Teologia antiochena.
Qualsiasi
teoria che ricorra alla causalità esemplare per spiegare la realtà. Così, il
valore dell'azione salvifica di Cristo verso di noi è stato fatto consistere
ampiamente o addirittura unicamente nell'esempio che ci ha dato di un amore
capace di autosacrificarsi. Questa teoria risale a Pietro Abelardo (1079‑1142;
cf DS 721‑739). Cf Causalità;
Redenzione; Riscatto.
Uno stile di
preghiera incessante e di vita ascetica che caratterizza il cristianesimo
d'Oriente e che rende chi lo pratica capace di stare tranquillamente raccolto
in Dio. Nella sua ispirazione e nel suo approccio generale, l'esicasmo coincide
con le origini dello stesso monachesimo. Si ritiene come fondatore Arsenio il
Grande (morto nel 449 circa), il quale abbandonò una carriera brillante come
precettore imperiale per vivere nel deserto. Con san Simeone il Nuovo Teologo
(949‑1002), l'approccio mistico di questa spiritualità venne
approfondito. San Gregorio del Sinai e san Niceforo l'Esicasta (XIII‑XIV
secolo) diedero entrambi un notevole contributo alla sua diffusione; il secondo
vi aggiunse un'intricata tecnica psicosomatica che comportava la ripetizione
della « preghiera di Gesù ». Con san Gregorio Palamas (circa 1296‑1359),
l'esicasmo raggiunse uno statuto dogmatico pienamente sviluppato. Però, la pretesa
di poter vedere la luce increata della divinità come gli Apostoli sul Tabor
diede luogo a controversie. Questa luce, pur essendo ritenuta veramente divina,
fu però vista come una delle energie di Dio più che la stessa essenza divina.
Quando san Nicodemo del Monte Athos (circa 1749‑1809) pubblicò
un'antologia di scritti spirituali patristici e esicasti, conosciuta come Philocalia, il movimento sperimentò una
nuova popolarità. L'esicasmo mira all'integrazione umana attraverso il ricordo
costante di Dio, che si può raggiungere col « custodire » il cuore. Perciò
l'esicasmo può esprimersi in sintesi come la « preghiera del cuore ». Cf Essenza e energie; Palamismo; Philocalia; Preghiera di Gesù.
La situazione
che fu creata per la libertà umana come risultato dell'opera redentrice di
Cristo. Il termine « esistenziale » fu coniato da Martin Heidegger (1889‑1976)
per descrivere una situazione che come dato di fatto pre‑condiziona il
modo con cui è esercitata la libertà umana. Karl Rahner (1904‑1984)
adattò questo termine alla teologia. Il « peccato originale » è un «
esistenziale » perché crea ostacoli ancora prima che gli esseri umani siano in
grado di esercitare la loro libertà. L'esistenziale soprannaturale è
esattamente l'opposto del peccato originale, perché l'esistenziale
soprannaturale significa che, anche prima che accettino la grazia, gli esseri
umani sono positivamente determinati da esso, e non semplicemente messi a
confronto con un'offerta esterna di salvezza. Cf Cristiani anonimi; Giustificazione; Grazia; Peccato originale;
Redenzione; Salvezza; Soprannaturale.
Tendenza
filosofica, religiosa e letteraria che è esemplificata da scrittori come Sören
Kierkegaard (1813‑1855), Fiodor Dostoyevsky (1821‑1881), Miguel de
Unamuno (1864‑1936), Karl Jaspers (1883‑1969) e Martin Heidegger
(1889‑1976). L'esistenzialismo ha esercitato un notevole influsso nella
teologia cattolica e protestante. In genere, gli esistenzialisti esaltano i
singoli nella loro libertà e nella loro ricerca di esistenza autentica. Essi
variano da atei dichiarati come Jean‑Paul Sartre (1905‑1980) a
cristiani credenti come Rudolf Bultmann (1884‑1976) e Gabriel Marcel
(1889‑1973). Cf Teologia
dialettica.
Scacciare
spiriti maligni (o anche lo stesso demonio) da persone possedute da loro o
perlomeno sotto il loro potere. Una forma di esorcismo si trova nelle preghiere
che precedono il battesimo. Nel caso di una persona posseduta dal demonio, un
esorcista agisce col permesso del vescovo e compie un rito che consiste in
preghiere, aspersioni con acqua benedetta e imposizione delle mani. La pratica
degli esorcismi imita ciò che Cristo e i suoi discepoli hanno fatto in casi del
genere (Mt 10,1; Mc 1,21‑28; Lc 4,31‑37; 11,14‑23; At 19,11‑12).
Cf Demòni; Diavolo; Ossessione diabolica;
Sacramentale.
Contatto
immediato e personale con Dio e con le cose di Dio (Eb 6,4‑6; DS 3033,
3484; FCC 1.076; DV 8, 14). Nella seconda « Annotazione » degli Esercizi
Spirituali, sant'Ignazio di Loyola (circa 1491 ‑ 1556) segue una
tradizione che risale a Origene (circa 185 ‑ circa 254) che a sua volta
si richiama a san Giovanni (Gv 1,39; 13,23; 1 Gv 1,1‑3; cf Sal 34,9) nel
ritenere che la preghiera ci porterà a « sentire e gustare le cose (di Dio)
internamente ». Le esperienze religiose, sia quelle intense che quelle
ordinarie, devono essere esaminate e interpretate nella Chiesa e sotto la guida
dello Spirito Santo (1 Ts 5,21 ), specialmente quelle drammatiche e quelle
mistiche. Cf Contemplazione;
Discernimento degli spiriti; Mistica; Modernismo; Preghiera; Spirito Santo.
Fare ammenda
per il peccato e riparare il danno causato nell'ordine morale e nel proprio
rapporto con Dio. La necessità di espiare i peccati fu istituzionalizzata dagli
Ebrei nel giorno dell'espiazione, Yom
Kippùr. Il NT, in particolare la Lettera agli Ebrei, presenta Cristo come
il sacerdote e la vittima che rappresentativamente ha espiato i nostri peccati
e ha purificato il nostro mondo contaminato (Eb 2,17‑18; 9,6-10,18; cf Rm
3,24‑25; Tt 2,13‑14). Cf
Peccato; Redenzione; Riscatto; Sacerdoti; Sacramento della penitenza;
Sacrificio; Sacro Cuore; Salvezza; Soddisfazione; Yom Kippùr.
Un gruppo
ascetico e ben organizzato di Ebrei, ricordato da Filone (circa 20 a.C. ‑
circa 50 d.C.), da Plinio il Vecchio (circa 23‑79) e da Giuseppe Flavio
(circa 37 ‑ circa 100). Sembra che abbiano avuto origine nel II secolo
avanti Cristo, e vanno probabilmente identificati con la comunità di Qumran. Cf Manoscritti di Qumran.
Distinzione
fondamentale nella teologia di Gregorio Palamas (circa 1296‑1359),
secondo cui la divina essenza rimane inconoscibile, ma non l'auto‑svelamento
di Dio e le « energie » o attività donatrici di vita. Questa differenziazione
in Dio è intesa a salvaguardare sia la nostra deificazione sia l'inaccessibile
alterità di Dio. Cf Deificazione; Eunomianesimo; Esicasmo;
Palamismo; Teologia apofatica.
Nella filosofia
di san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274), è una distinzione fondamentale
e reale tra i due princìpi dell'essere che entrano nella composizione
definitiva di tutto ciò che esiste nel mondo creato. L'atto dell'esistenza
attualizza la potenzialità dell'essenza e gode così di un primato sull'essenza.
Cf Ente; Tomismo.
I princìpi per
giudicare la bellezza degli oggetti. La teologia ha bisogno di criteri estetici
mutuati dall'esperienza artistica, culturale e contemplativa, in modo da
apprezzare le immagini materiali che manifestano e comunicano le realtà
spirituali e divine (cf IM 6; GS 57). Cf
Teologia della bellezza.
Cf Unzione degli infermi.
Non ha né
inizio né fine, ma è immutabilmente pienezza di vita. L'eternità è un attributo
divino, ma per grazia Dio ci rende partecipi della « vita eterna » (Gv 11,25‑26).
Cf Attributi divini; Cielo; Grazia;
Inferno; Risurrezione.
Opinioni che si
scostano dall'insegnamento normativo della Chiesa. Cf Ortodossia.
Termine usato
da Immanuel Kant (1724‑1804) per descrivere la situazione di coloro che
non sono autonomi, ossia, autodeterminanti, ma vivono sottoposti ad una legge
esterna. Siccome l'autorità suprema di Dio è mediata attraverso la nostra
coscienza e la nostra libertà creata, la teonomia
(Gr. « legge divina »), quando è rettamente intesa, ci libera da una reale
alternativa: o una autonomia assoluta, o una eteronomia schiavizzante. Cf Autonomia; Etica; Libertà; Teonomia.
Quel settore
della filosofia che studia i princìpi morali per precisare ciò che è giusto e
ciò che è sbagliato, ossia ciò che gli esseri umani possono fare e ciò che
devono evitare. L'etica deontologica,
rappresentata da Immanuel Kant (1724‑1804), ritiene il comportamento
umano moralmente buono quando, guidato dal senso del dovere, uno adempie i suoi
obblighi indipendentemente dalle sue conseguenze. L'etica utilitaria, sostenuta da Geremia Bentham (1748‑1832),
prende le conseguenze come norma definitiva della moralità e cerca di
effettuare « la massima felicità del maggior numero ». Cf Libertà; Teologia morale.
Cf
Cristianità etiope.
Parola usata
per l'intera celebrazione della Messa, e in particolare per la seconda parte,
che viene dopo la celebrazione della Parola di Dio, raggiunge il suo apice con
la consacrazione del pane e del vino che vengono trasformati nel Corpo e Sangue
di Cristo, e si conclude con la comunione. Il termine « Eucaristia » si
riferisce inoltre alla presenza reale di Cristo sotto le specie del pane e del
vino (DS 1640, 1651; FCC 9.139, 9.149). L'Eucaristia, il più grande dei
sacramenti e il centro della vita della Chiesa, fu istituita da Cristo
nell'ultima Cena (DS 1637, 1727; FCC 9.136, 9.162). Sacrificio di lode e di
ringraziamento, in cui Cristo è presente come sacerdote e come vittima,
l'Eucaristia
a) rende presente la Nuova Alleanza (1 Cor
11,25; Lc 22,20) realizzatasi con la sua morte e risurrezione che ci hanno
riconciliati con Dio (DS 1740, 1742; FCC 9.172, 9.176), e
b) anticipa il compimento del Regno divino.
Come banchetto, l'Eucaristia (At 2,46; DS
847) ci fa partecipare allo stesso banchetto di Dio e esprime la nostra
profonda unità nella Chiesa.
Come sacrificio e banchetto, l'Eucaristia
simboleggia efficacemente la donazione e il servizio agli altri a cui sono
chiamati i cristiani. Cf Agàpe; Alleanza;
Anàfora; Cena del Signore; Chiesa; Comunione; Liturgia; Messa; Preghiera
eucaristica; Sacramento; Sacrificio; Santissimo Sacramento; Transostanziazione.
Nel secondo
significato, è il pane benedetto, ma non consacrato, che viene distribuito ai
fedeli al termine dell'Eucaristia. L'uso del pain bénit (pane benedetto) è rimasto in certe zone di lingua
francese. Nelle liturgie orientali, si ha come corrispondente l'antidoron (Gr. « al posto del dono »)
distribuito praticamente a quanti hanno partecipato alla celebrazione. Cf Benedizione.
Eresia
propagata da un vescovo di Cizico, Eunomio (morto nel 395), che apparteneva
all'ala estremista degli Ariani. Egli asseriva che Dio è un ingenerato,
estremamente semplice e assolutamente conoscibile quanto a sostanza. Il Figlio
è la prima creatura del Padre; lo Spirito Santo è poi creato dal Figlio. Contro
un simile razionalismo sia nel metodo che nel contenuto, san Basilio Magno
(circa 330‑379) e san Gregorio Nisseno (circa 335 circa 395)
riaffermarono l'insegnamento ortodosso della Chiesa e il senso genuino del
mistero che caratterizza la teologia autentica. Cf Anomei; Concilio Niceno I; Essenza ed energie; Padri cappadoci;
Pneumatomachi; Razionalismo; Teologia apofatica.
Eresia che fa
capo a Eutiche, igumeno (superiore) di un grande monastero di Costantinopoli
(circa 378‑454). Egli fu accusato di ammettere soltanto una natura o physis in Cristo dopo l'incarnazione: la
natura divina. Questa visuale mono‑fisita
negava che Cristo avesse anche una natura umana come la nostra. Condannato
nel 448 in un sinodo locale a Costantinopoli, fu riabilitato l'anno seguente
grazie all'influenza dell'imperatore e del patriarca di Alessandria in un
sinodo tenutosi a Efeso. Questo sinodo fu chiamato dal papa san Leone Magno un
« latrocinio », o « brigantaggio ». Comunque, nel Concilio di Calcedonia (451),
Eutiche fu condannato e ripudiato da tutti (cf DS 290‑300; FCC 4.007‑4.010).
Cf Concilio di Calcedonia; Monofisismo.
Nel racconto
della creazione si chiama così la prima donna, la « madre di tutti i viventi »
e moglie di Adamo (Gn 3,20; 4,1; Tb 8,6), il quale la seguì nel peccato (Gn 3,1‑7;
2 Cor 11,3; 1 Tm 2,13‑14). Cf
Adamo; Nuova Eva.
In genere, si
chiamano così i Protestanti cristiani che insistono sulla giustificazione
mediante la fede e sulla suprema autorità della Bibbia. Il termine « evangelico
» è dato anche alla Chiesa protestante di Germania e a quegli Anglicani che
a) mettono in risalto la conversione
personale, l'autorità delle Scritture, l'espiazione mediante la morte di Cristo
e
b) non condividono pienamente le visuali
della Chiesa Alta (« High Church ») circa la grazia, l'Eucaristia e gli altri
sacramenti.
Cf
Comunione Anglicana; Episcopaliani; Giustificazione.
La
proclamazione a tutte le genti (Mt 28,19‑20; Rm 10,12‑18) e a tutte
le culture della Buona Novella circa Gesù Cristo (Mc 1, 1). Mediante la forza
dello Spirito Santo (At 1,8), il messaggio del vangelo si diffonde sia tra i
cristiani separati dalla Chiesa (evangelismo), sia ai non cristiani (missioni).
Cf Inculturazione; Missioni nella Chiesa;
Vangelo.
Termine usato
per designare la venuta di Cristo come fatto decisivo della storia della
salvezza. Cf Storia della salvezza.
Teoria
elaborata da Charles Darwin (1809‑1882) secondo cui, per selezione
naturale, i viventi attuali si sono evoluti gradualmente da forme meno
complesse. Alcuni fondamentalisti sostengono erroneamente che la teoria
dell'evoluzionismo biologico è in contrasto con i dati biblici, anziché
ammirare le immagini meravigliose che la Bibbia ci offre di Dio che opera con
sapienza e potenza « dall'interno » per portare a forme superiori di vita fino
all'apparire degli esseri umani. Cf
Creazionismo; Fondamentalismo; Poligenismo.
Cf Definizione ex cathedra.
Le disposizioni
soggettive richieste per ricevere un sacramento. La loro funzione non è causa,
ma piuttosto condizione per la piena efficacia della grazia di Dio (cf DS 781,
1451, 1601‑1613; FCC 7.089, 8.047, 9.007‑9.019, 9.038). Cf
Sacramento.
L'efficacia
oggettiva e fruttuosa dei sacramenti che non dipende primariamente dagli
atteggiamenti o dai meriti di coloro che ricevono o che amministrano i
sacramenti. Cf Donatismo.
È un assioma che
risale a san Cipriano di Cartagine (morto nel 258) e che insiste sulla
necessità di appartenere alla Chiesa di Cristo per salvarsi (Mc 16,16; LG 14).
Questo, però, non significa negare la salvezza a coloro che in buona fede non
appartengono alla Chiesa e seguono la loro coscienza cercando di vivere la
verità come la conoscono (LG 16). Cf
Chiesa; Cristiani anonimi; Salvezza; Soprannaturale.
Un racconto che
spiega come qualcosa venne all'esistenza a motivo di un evento particolare
ritenuto responsabile di averlo originato. Così, un atto della moglie di Lot è
fornito come spiegazione di una strana formazione geologica (Gn 19,26). Le
spiegazioni eziologiche vengono date per nomi di persone, come Abramo (Gn 17,5)
e Mosè (Es 2,10), « Israele », il nome nuovo dato a Giacobbe (Gn 32,28), e
certe località, come Bersabea (Gn 21,31). Hermann Gunkel (1862‑1932) fece
un lavoro importante di analisi e di classificazione di eziologie bibliche. Seguendo
Karl Rahner (1904‑1984), alcuni chiamano i primi 11 capitoli del Genesi
una « eziologia storica ». Gli autori dell'AT hanno, da una parte, sperimentato
la bontà di Dio come creatore e salvatore, e, d'altra parte, la realtà del
peccato e delle sue conseguenze. Hanno spiegato la tensione esistente tra la
grazia e il peccato nella realtà del loro tempo retro‑proiettandola alle
origini del genere umano. Ciò non vuol dire che i capitoli introduttivi della
Bibbia ci offrano un resoconto storico, ma vuol dire che gli eventi reali e
primordiali spiegano l'attuale condizione umana. Cf Creazione; Critico biblico; Peccato originale; Protologia.
Un gruppo di
pii Giudei, formatosi nel II secolo a.C. Essi accettavano sia la legge scritta
che orale e osservavano fino allo scrupolo molte pratiche (ispirate dalle 366
norme positive e 250 negative). Criticavano Gesù perché rimetteva i peccati,
trasgrediva il Sabato e frequentava i peccatori. A sua volta, Gesù rinfacciava
loro il legalismo esteriorista e la presunzione di essere giusti (Mc 7,1‑23;
Lc 18,9‑14). Tuttavia, i Vangeli ricordano anche come Gesù sia stato
difeso e accolto da certi Farisei (Lc 7,36; 13,31; Gv 7,50‑51; 19,39). Il
maestro di Paolo, il fariseo Gamaliele, prese nel Sinedrio le difese degli
apostoli (At 5,34‑40). Non solo Paolo, ma anche altri Farisei si fecero
cristiani (At 15,5). Dopo la rivolta di Bar Kocheba (135 d.C.) le tradizioni
dei Farisei furono conservate dai Rabbini e dalla Mishnah. Cf Mishnah; Sadducèi; Talmud.
Ricevere un
nome cristiano ed essere accolto nella Chiesa. In Occidente, questo avviene col
battesimo. In Oriente, vengono allora amministrate anche la cresima e la
comunione. Cf Battesimo; Iniziazione.
È una teoria
tedesca sulle relazioni tra Chiesa e Stato. Essa respingeva certi poteri del
papa come residui medievali. Il movimento prese nome da Johann Nikolaus von
Hontheim (1701‑1790), vescovo coadiutore di Treviri. Questi, nel 1763,
sotto lo pseudonimo di « Giustino Febronio », pubblicò un libro dal titolo: «
Sullo Stato della Chiesa e sulla legittima autorità del Romano Pontefice ». Il
libro riconosceva il papa come capo della Chiesa, ma negava la sua
giurisdizione sulla maggior parte dei problemi fuori di Roma (cf DS 2592‑2597).
Cf Chiesa e Stato; Gallicanesimo; Papa.
Si intende la
verità oggettiva e rivelata che è creduta (fides
quae), o l'affidamento soggettivo e personale a Dio (fides qua). Resa possibile con l'aiuto dello Spirito Santo (At
16,14; 2 Cor 3,16‑18), la fede è una risposta libera, ragionevole e
totale (DV 4) mediante cui confessiamo la verità circa la divina
autorivelazione compiutasi definitivamente in Cristo (Gv 20,31; Rm 10,9), ci
abbandoniamo a Dio nell'obbedienza (Rm 1,5; 16,26) e affidiamo a Dio il nostro
futuro (Rm 6,8; Eb 11,1). Cf Analisi
della fede; Analogia della fede; Deposito della fede; Fideismo;
Giustificazione; Razionalismo; Rivelazione; Semipelagianesimo; Sola fede;
Verità.
Un problema già
sollevato nel NT (per es., Gc 2,14‑26), e dibattuto strenuamente al tempo
della Riforma. San Paolo insiste sul fatto che la giustificazione avviene per
grazia mediante la fede, e non per le opere della legge (Rm 3,20‑26; Gal
2,16; 3,2.5.10). Tuttavia, Dio opera nei credenti (Fil 2,12‑13) perché
producano i frutti (Gal 5,22‑23) di una fede « che opera per mezzo della
carità » (Gal 5,6). Cf Decalogo; Fede;
Giustificazione; Grazia; Imputazione; Legge; Luteranesimo; Merito; Riforma
(La); Sola fede; Toràh.
Commissione
ecumenica fondata per studiare i problemi teologici che fomentano le divisioni
tra i cristiani. Questa Commissione organizzò le Conferenze mondiali di Losanna
(1927), Edinburgo (1937), Lund (1952), Montréal (1963) e Santiago de Compostela
(1993). Attualmente è una sezione all'interno del Consiglio Ecumenico delle
Chiese. Cf Consiglio Ecumenico delle
Chiese; Ecumenismo.
È l'elemento
più importante della fede secondo Martin Lutero (1483‑1546). Mentre
conservano la priorità di questo elemento fiduciale (fiducia) nella salvezza effettuata da Cristo, i teologi luterani
successivi hanno incluso il ruolo della conoscenza e dell'assenso nella loro
spiegazione di fede. Cf Fede;
Luteranesimo.
È lo studio dei
fenomeni in quanto contrapposi ai nooumeni
(Gr. « le cose che sono percepite »), o cose come sono in sé e non
semplicemente come appaiono. Dopo che Immanuel Kant (1724‑1804) ebbe
stabilito una distinzione netta tra il mondo nooumenico e quello fenomenico,
Giorgio Guglielmo Federico Hegel (1770‑1831), nella sua Fenomenologia dello Spirito (1807) pensò
di tracciare le varie fasi attraverso cui passa la mente: dalla semplice
consapevolezza alla certezza sensibile dei fenomeni, alla conoscenza assoluta
dello Spirito. Studiando i contenuti della coscienza umana, la fenomenologia di
Edmondo Husserl (1859‑1938) mirò a descrivere il modo con cui le cose si
manifestano effettivamente nella loro realtà. L'opera di Max Scheler (1874‑1928)
sui sentimenti e sui valori portò la fenomenologia in una direzione in un certo
senso agostiniana, cosa che fece l'assistente di Husserl, la beata Edith Stein
(1891‑1942). La fenomenologia può anche essere esistenzialista, come
quella di Maurice Merleau‑Ponty (1908‑1961), che si adoperò a
descrivere « il mio mondo », più che il mondo com'è in se. Con Martin Heidegger
(1889‑1976), la fenomenologia divenne una filosofia dell'esistenza,
basata sulla storicità e sul tempo. Cf
Esistenzialismo; Esperienza religiosa; Filosofia.
È la pena « che
non costringe il reo se non dopo essere stata inflitta » (CIC 1314; cf 1318). A
motivo della complessità dei casi singoli e della sottigliezza della legge, la
maggior parte delle pene ecclesiastiche sono di questo tipo. Cf Latae sententiae.
Giorno di
celebrazione speciale nel calendario liturgico della Chiesa. La domenica
festeggia la risurrezione di Cristo dai morti, e in Oriente è chiamata spesso
il « giorno ottavo », o il primo giorno della nuova creazione portata da
Cristo. Sono feste mobili, per es., Pasqua e Pentecoste, in quanto le loro date
variano da un anno all'altro. Le feste fisse (per es., Natale e le feste dei
santi) sono sempre celebrate lo stesso giorno. Cf Calendario liturgico; Domenica; Risurrezione; Sabato.
Tendenza
a) a
sottovalutare il ruolo della ragione nello studio delle tematiche religiose, e
b) a sopravalutare la libera decisione di
fede.
Nel migliore dei casi, il fideismo sfida
giustamente i tentativi di dimostrare scientificamente la verità del
cristianesimo. Nel caso peggiore, rappresenta la fede come un salto cieco nel
buio. Cf Analisi della fede; Modernismo;
Preamboli della fede; Razionalismo; Teologia naturale; Tradizionalismo.
È il titolo che
sant'Anselmo di Aosta (circa 1033‑1109) diede originariamente ad un suo
lavoro (che più tardi venne chiamato « Proslogion
»). Il titolo non è altro che una variante del detto agostiniano: « Credo ut intelligam » (Lat. « credo per
capire ») e vuol dire che, in teologia, la fede ispira e guida la comprensione
intellettuale più che l'inverso. Cf
Agostinianismo; Argomento ontologico.
Parola che fu
aggiunta al Simbolo Niceno‑Costantinopolitano nel quarto Sinodo di Braga,
in Portogallo (675). La sua aggiunta nel terzo Sinodo di Toledo (589) sembra
essere una interpolazione (cf DS 470; FCC 6.024). Questa parola intende
affermare:
a) che lo Spirito Santo procede dal Padre e
dal Figlio;
b) che le tre Persone della Trinità sono
perfettamente uguali.
Nel 1013 l'imperatore Enrico II ordinò alla
Chiesa latina di aggiungere il Filioque
nella professione di fede. La Chiesa ortodossa greca avversò fortemente questa
inserzione nel Simbolo. A partire dal Patriarca Fozio di Costantinopoli (circa
810‑895), il Filioque è stato
spesso considerato il punto più grave di divergenza tra l'Oriente e
l'Occidente. Il Concilio di Firenze (1439) non pretese che i Greci accettassero
l'aggiunta del Filioque, ma si
accontentò che riconoscessero la verità che vi è soggiacente (DS 1301‑1303;
FCC 6.070‑6.071), cosa che essi fecero. Cf Arianesimo; Concilio di Firenze; Concilio di Lione II; Processioni;
Simbolo niceno; Spirito Santo.
a) Si tratta di
un'antologia tratta dagli scritti di Origene (circa 185 ‑ circa 253) per
opera di san Basilio Magno (circa 330‑379) e di san Gregorio Nazianzeno
(329‑389).
b) Lo stesso titolo fu scelto per
un'antologia sull'ascetica, la solitudine e la preghiera del cuore chiamata esicasmo, tratta da trentotto Padri
della Chiesa e pubblicata nel 1782 da san Macario Notaras, vescovo di Corinto
(1731‑1805) e da san Nicodemo Agiorita del Monte Athos (circa 1749‑1809).
Ispirandosi a questa antologia, Paisy Velichovsky (1722‑1794) tradusse in
slavonico brani scelti dai Padri greci e li pubblicò nel 1793 come Dobrotoliubie (slavonico: « amore di ciò
che è buono »). Il vescovo Teofano Zatvornik (russo: « il Recluso ») (1815‑1894)
fece una traduzione libera in russo dall'antologia del 1872, ampliandola
notevolmente e dandole il titolo della raccolta di Paisy. Entrambe le edizioni
della Dobrotoliubie hanno influenzato
fortemente la spiritualità russa e raggiunto un vasto pubblico, come appare
dall'opera anonima: La via di un
pellegrino (ed. Kazan', 1870). In questi ultimi decenni, la riscoperta
della Filocalìa ha contribuito
grandemente a fare conoscere in Occidente la spiritualità ortodossa (e la
spiritualità dei Padri in genere). Cf
Esicasmo; Misticismo; Padri cappadoci; Padri della Chiesa; Preghiera di Gesù.
o studio dei
princìpi più generali delle cose e della conoscenza che ne abbiamo. Dopo
Socrate (circa 469‑399 a.C.) e Platone (circa 428 ‑ circa 348
a.C.), la filosofia greca raggiunse il suo vertice con Aristotele (384‑322
a.C.). Egli organizzò la filosofia in un sistema unificato di apprendimento che
per secoli ebbe un influsso enorme sia in Oriente che in Occidente. Uno studio
introduttorio della logica o scienza
del raziocinio doveva servire da organon
(Gr. « strumento ») per la scienza ulteriore. Poi, seguiva
a) la theorìa
(Gr. « contemplazione ») che era divisa in prima filosofia (= metafisica),
matematica e fisica;
b) la praxis
(Gr. « azione », « condotta ») che comprendeva l'etica e la politica;
c) la pòiesis
(Gr. « fare », « produrre ») suddivisa in retorica, poesia ed economia.
Dopo René Descartes (Cartesio: 1596‑1650)
ed Immanuel Kant (1724‑1804), il problema della natura, delle condizioni
e dei limiti della conoscenza umana ha occupato spesso il posto principale in
filosofia. Nel secolo XX, varie forme di esistenzialismo, analisi linguistica,
varie forme di marxismo, la filosofia del processo, varie correnti tomiste e
altre filosofie hanno creato una situazione di pluralismo, almeno nel mondo
occidentale. La teologia ha bisogno dell'aiuto di una buona base filosofica che
serva a chiarire criticamente i suoi concetti, problemi e metodi. Cf Aristotelismo; Epistemologia; Ermeneutica:
Esistenzialismo; Etica; Fenomenologia; Filosofia perenne; Idealismo;
Materialismo; Metafisica: Neoplatonismo; Nominalismo; Personalismo; Platonismo;
Pragmatismo; Scolastica; Strutturalismo; Teologia; Teologia del processo.
Lo studio
filosofico del linguaggio, delle credenze, delle esperienze e delle prassi
religiose. Questa disciplina, focalizzata in modo piuttosto vagamente, fu
creata da David Hume (1711‑1776), da Immanuel Kant (1724‑1804), da
Giorgio Guglielmo Federico Hegel (1770‑1831) e da altri personaggi
dell'Illuminismo che spesso sottovalutarono il significato della rivelazione e
cercarono di sviluppare una religione entro i limiti della sola ragione. Oggi,
alcuni usano questa disciplina per elaborare i fondamenti per la credenza
religiosa od anche per studiare i rapporti tra la ragione filosofica e la fede
religiosa. Nel ragionare sulla
religione, questa disciplina prescinde logicamente dal punto di vista della
fede personale e riflette su tutte le religioni del mondo senza privilegiare la
preminenza o l'unicità di una religione. Perciò la filosofia della religione si
suole distinguere dalla teologia filosofica che non prescinde dalla fede
cristiana e coincide in buona parte con la teologia fondamentale. Cf Filosofia; Religione; Rivelazione; Teologia
fondamentale; Teologia naturale.
Un tema che è
stato reso popolare dalla Neo‑Scolastica e che risale ad un libro scritto
da Agostino Steuchus (1496‑1548), vescovo di Kissamos nell'isola di
Creta. Questi, nel suo De perenni
philosophia (1540) affermava un'armonia essenziale tra
a) il pensiero di platonici cristiani come Marsilio
Ficino (1433‑1499) e Giovanni Pico della Mirandola (1463‑1494) e
b) la filosofia dell'antichità classica.
In seguito, altri scrittori, come Goffredo
Gugliemo Leibniz (1646‑1716), svilupparono questa tesi e sostennero
un'unità fondamentale nell'intera storia del pensiero occidentale. Aldous
Huxley (1894‑1963) e altri hanno usato il termine filosofia perenne in un senso più ampio, affermando che tutte le
grandi tradizioni religiose condividono la stessa sapienza antica. Cf Neo‑Aristotelismo; Nea‑Scolastica;
Neo‑Tomismo; Platonismo; Scolastica; Tomismo.
Una forma di
tomismo sviluppata dal Gesuita belga Joseph Maréchal (1878‑1944) in
risposta alla filosofia critica di Immanuel Kant (1724‑1804). Dopo René
Descartes (Cartesio: 1596‑1650), non si poteva ignorare la questione
circa il soggetto che chiede e cerca di conoscere, ma che è anche fin troppo
consapevole della possibilità di rimanere deluso. Poi, David Hume (1711‑1776)
rigettò ogni conoscenza che non è né analitica (tautologica) né esperienziale.
Kant pone la metafisica in discussione, nel senso che chiunque faccia
affermazioni riguardanti l'esistenza di Dio, l'immortalità dell'anima e la sua
libertà deve prima chiedersi se un'impresa del genere sia possibile. Ciò che
noi chiamiamo realtà « esterna » può essere visto (almeno in parte) come il
prodotto della nostra mente. In risposta a Kant, Maréchal difese il realismo
teistico di san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274), col sostenere che gli
esseri umani e le loro questioni (metafisiche) rivelano un itinerario che
conduce, al di là dei dati immediati della percezione dei sensi, verso un
Assoluto. Il metodo trascendentale di Maréchal è stato seguito da pensatori
come Bernard Lonergan (1904‑1984), Emerich Coreth (nato nel 1919) e
Johann Baptist Lotz (1903‑1922). Cf
Epistemologia; Filosofia; Metafisica.
Un principio
della filosofia scolastica secondo cui gli esseri agiscono sempre per un fine.
Questo principio si applica, però, in modo diverso agli agenti intelligenti e a
quelli che non lo sono. Cf Scolastica.
Cf Concilio di Firenze.
Movimento protestante
nel XX secolo, specialmente negli U.S.A., che difende generalmente verità
fondamentali come la divinità di Cristo e la sua risurrezione corporea, ma
nell'interpretare la Bibbia dà una scarsa attenzione alla sua formazione
storica, ai suoi vari generi letterari e al suo significato originale. Questa
trascuratezza di una buona esegesi ha portato a falsi problemi circa i racconti
dell'AT, come quello della creazione, del diluvio e dell'avventura di Giona. Cf
Critica biblica; Evangelici; Evoluzionismo; Inerranza.
Colui che crea
un movimento o una istituzione e gli dà una forma col tracciare almeno alcuni
princìpi o linee normative. Così, Cristo è il fondatore del cristianesimo; san
Domenico (1170‑1221) è il fondatore dell'Ordine dei Predicatori,
conosciuti dal popolo come Domenicani, ecc. Cf Cristianesimo; Ordini religiosi.
Sono le
prescrizioni riguardanti il comportamento dei membri e dei ministri della
Chiesa, che provengono di solito dai concili e sinodi ecumenici. Una volta che
la Chiesa fu riconosciuta ufficialmente dallo Stato, i precetti della Chiesa
divennero automaticamente leggi dell'Impero; entrarono nel Codice Teodosiano, e
più ancora nel Codice Giustinianeo. Sotto l'Imperatore Teodosio II (401‑450),
tutte le leggi generali emanate a partire da Costantino il Grande (morto nel
337) furono codificate in una raccolta entrata ufficialmente in vigore a
partire dal 439. Nel 529, l'Imperatore Giustiniano I (483‑565) pubblicò
un nuovo Codice, riveduto nel 534. Il Codice Giustinianeo intese procurare una sinfonia (gr. « armonia ») ed una synalleleia (Gr. « cooperazione autonoma
») tra la Corte imperiale e le autorità ecclesiastiche, facendo dell'imperatore
l'esecutore della legislazione canonica. Il Codice Giustinianeo aiutò il codice
canonico a spuntare in Occidente nel tardo Medioevo, ma una codificazione del
diritto canonico orientale richiese molto tempo. San Nicodemo del Monte Athos
(1749‑1809) tentò una compilazione e vi aggiunse un commento, chiamato Pedalion (gr. « timone »), che fu
rapidamente riconosciuta nella prassi del patriarca di Costantinopoli. Questo
timone intendeva guidare la nave della Chiesa universale con i dogmi e le
tradizioni che fungevano da travi e da impiantito; Gesù era il pilota; gli
apostoli ed il clero erano gli ufficiali e l'equipaggio. Questa immagine
richiama il nome dato al codice principale di diritto canonico russo: Korm_aja Kniga (Russo: « carta del
navigante »). È una raccolta di canoni stampati per la prima volta nel 1653. Il
lavoro di san Nicodemo riflette i legami stretti che intercorrono tra legge e
spiritualità e l'interpenetrazione della legge e del dogma. Due termini
sintetizzano lo spirito del diritto canonico orientale: akrìveia (Gr. « rigore » ) e oikonomìa
(gr. « direzione della casa »). Cf Chiesa
e Stato; Corpus Juris Canonici; Economia; Nomocanone; Filocalis; Sinodo
Trullano; Sinfonia.
Il modo per
attuare la cerimonia del matrimonio è stabilito dal Concilio di Trento nel 1563
e prescritto nel Diritto Canonico (CIC 1108‑1123). Perché un matrimonio
sia valido, occorre che venga celebrato dinanzi al vescovo del luogo, o del
parroco, o di un presbitero o diacono legittimamente delegato per la
celebrazione. Dove non ci siano presbiteri o diaconi disponibili, possono
essere delegati dei laici, se questo è consentito dalla Conferenza episcopale.
Devono essere presenti altri due testimoni. Per giuste ragioni, il vescovo del
luogo può dispensare dalla forma prescritta dalla legge. Cf Validità.
Cf Foro interno.
L'area della
coscienza personale, a cui Dio solo ha un accesso adeguato. I tribunali
ecclesiastici trattano del fòro esterno (Lat. « forum externum »), ossia di
quanto si può osservare pubblicamente. « L'atto amministrativo, che riguarda il
foro esterno, si deve consegnare per iscritto... » (CIC 37; cf anche CIC 74,
130, 144, 1074, 1081‑1082, 1123, 1126, 1145, 1319, 1340, 1361 e 1732).
Quello che dicono i penitenti nel sacramento della riconciliazione appartiene
al foro interno ed è strettamente protetto dal sigillo della confessione (cf
CIC 64, 74, 130, 142, 144, 508, 596, 1079, 1082, 1355 e 1357). Cf Beatificazione; Canonizzazione.
L'elenco più
antico dei libri del NT, chiamato così da Lodovico Antonio Muratori (1672‑1750),
sacerdote, bibliotecario ed archivista, che lo scoprì nella Biblioteca
Ambrosiana di Milano e lo pubblicò nel 1740. Mutilato all'inizio e alla fine,
questo manoscritto latino di 85 righe viene datato generalmente alla fine del
II secolo d. C. Quattro libri riconosciuti dopo questa data come facenti parte
del NT (Lettera agli Ebrei, Giacomo, prima e seconda lettera di Pietro) non
figurano nell'elenco di questo frammento. Cf
Canone delle Scritture; Marcionismo.
Cf Scuola di Francoforte.
Cf Rito funebre.