Thueri: Divinità egiziana, il cui nome geroglifico Ta-Uret significa La Grande. Ha un corpo ibrido, con testa e tronco dell'ippopotamo femmina, zampe di leone e coda di coccodrillo. Può anche avere testa di donna, ed essere coperta da un lungo velo vaporoso. Il suo simbolo è il segno SA, nodo che esprime l'idea della protezione. Le sono attribuiti anche l'Ankh ed il collare Menat. Chiamata anche l'Harem, la dea T. incarna il concetto della fecondità acquatica. Protegge la donna durante la gravidanza, il parto e l'allattamento, allontanando al contempo le forze del male dai neonati. Nume tutelare del sonno (insieme al nano Bes), la dea T. scaccia i demoni maligni della notte. Per mettersi sotto l'influsso della sua magia, si debbono indossare amuleti verdi od azzurri. É presente al momento della nascita, e non manca mai nell'istante della morte. É decisamente simile alla divoratrice Sekhmet che sta ai piedi della bilancia del giudizio, mangiatrice di anime, pronta a far ripiombare nella materia quanti non sono ancora degni di far parte del paradiso di Osiride. "Ta-Uret, tu sei la Madre che genera tutti gli dei".
Ti:
Termine cinese frequente nella tradizione misteriosofica orientale, avente il significato di terra , od anche di Signore Supremo che governa. Corrisponde a Prakrti (v.) della tradizione induista. Nellantica Grecia era un alto copricapo di tessuto o di pelle, generalmente di forma conica e con punte ripiegata (berretto frigio). Nelle raffigurazioni dei monumenti greci e romani appare portata da personaggi storici o mitici di origine orientale (Persiani) o barbara in genere (Traci e Sciiti). Segno di distinzione presso vari popoli dellOriente ed attributo divino di Mitra (v.), nellarte cristiana caratterizzò poi i Re Magi. La T. venne anche designata con il nome del nastro di stoffa che la teneva fissata attorno alla fronte (mitra, mitra). Nella liturgia cristiana ne sono appunto derivate la mitra (v.) e la T. papale, usata dal pontefice dallVIII secolo come segno di autorità. Da Bonifacio VIII in poi questa viene anche detta triregno (v.). Generalmente associate al teschio (v.), sono rappresentate in modo da formare una croce obliqua o di SantAndrea (v.), simbolo della Perfezione e della Morte, sia fisica che iniziatica. Alchemicamente sono connesse alla fase del processo in nero, o nigredo (v.). Fanno parte della simbologia rappresentata nel Quadro di Loggia (v.) in Grado di Maestro Massone. Termine derivato dal greco taiche, caso, indicante una teoria che considera il caso come forza primaria agente nel Cosmo. Espressione del linguaggio misteriosofico cinese indicante la combinazione Cielo e Terra, considerati generatori della vita nei suoi principi attivi maschili (v. Yang) e passivi femminili (v. Yin). Termine cinese che, nel linguaggio misteriosofico, indica il Cielo, sia in senso materiale e fisico che come principio, origine primordiale dellUniverso. Termine che definisce la massima festa religiosa degli etiopi falasha, una particolare branca dellebraismo che adotta un testo sacro ebraico, denominato Kebra Nagast. Tale festa, celebrata ogni anno il giorno 17 gennaio, vede come protagonista una sorta di pietra considerata sacra, denominata Tabot (v.), oppure Tapet, o Theba. Questa pietra, seconda la tradizione, rappresenta lArca dellAlleanza (v.). Ogni chiesa etiopica, da Axum al lago Tana, ne custodisce gelosamente una, nel Sancta Sanctorum (v.). Essa viene maneggiata esclusivamente da sacerdoti particolari, ed è sempre occultata agli occhi dei fedeli. In occasione dei festeggiamenti del T., essa viene portata solennemente in processione, ma sempre nascosta da veli e paramenti sacri, accompagnata da canti e danze dei sacerdoti e della popolazione. Termine della lingua pali, che significa "Tre Canestri", indicante il canone, ovvero la raccolta dei testi sacri del buddhismo Hinayana (v.). Codificato nel terzo concilio di Pataliputra (245 a.C.) e risalente a non oltre il I secolo a.C. nella forma giunta a noi. Il suo stile è scolastico, appesantito dalla ripetizione di concetti e da enumerazioni. È formato da tre parti: il Vinaya-pitaka (Canestro della disciplina), il Sutta-pitaka (Canestro degli insegnamenti) e lAbbidhamma-pitaka (Canestro della scolastica). Questultimo costituisce la parte più recente del canone, e comprende sette testi, tra i quali il più importante è il Kathavatthu, in cui sono discusse e respinte le eresie. Il T., che è stato oggetto di vari commenti da parte di Buddhaghosa (V secolo d.C.), uno dei massimi esponenti del buddhismo Hinayana, costituisce il Vangelo buddhista di Ceylon, Birmania, Siam, Cambogia, Laos ed Indocina. Denominazione delleditto promulgato nel 648 in sostituzione della Ectesi (v.) dallimperatore dOriente Costante II. Con esso si proponeva di evitare i frequenti tumulti causati dalla questione della doppia natura e della duplice volontà di Cristo, attraverso labolizione delle libertà di parola e la comminazione della pena di morte. Leditto T. venne condannato insieme con lEctesi da papa Martino I (649), che lo ritenne uninvasione del campo religioso da parte dellimperatore. Per reazione Costanzo II ordinò larresto del pontefice, che morì in esilio a Cherson, in Crimea. Forma di governo politico in cui i diritti dei cittadini sono usurpati dallarbitrio di un solo individuo. La T., nota agli antichi Greci, fu definita per la prima volta da un punto di vista etico e politico da Platone ed Aristotele, come forma di degenerazione del regime democratico. Nella T. si assommano i difetti del regime democratico e di quello oligarchico: leccessiva libertà che porta i cittadini a lottare contro i maggiorenti, e la brama di denaro che corrompe la cosa pubblica. Il concetto tende a venire staccato dal piano delletica, e definito giuridicamente dai Romani. Cicerone afferma che la T., attribuendo la summa potestas ad un solo individuo, annulla il vinculum iuris che stringe i cittadini in una comunità giuridica, e mina alle basi la stessa convivenza sociale. Questa base della concezione classica rimane valida fin oltre il medioevo. Si arricchisce della distinzione tra la Tyrannis tituli, ossia il governo usurpato e privo quindi di legittimazione giuridica, e la T. regiminis, ovvero il governo oppressivo di chi è peraltro legittimo sovrano. Tale distinzione è ripresa da Coluccio Salutati e Mario Salamonio, che collegano il potere del principe allespressione della volontà popolare, la lex imperii. Il problema se sia legittima luccisione del tiranno (tirannicidio) qualora questi esca dai limiti della lex imperii impostagli dai cittadini, occupa gran parte della trattazione rinascimentale e della Riforma (v.). Termine di derivazione greca, che significa "morte dellanima", ed indica la teoria secondo cui lanima muore con il corpo, per poi risorgere quando quello risuscita. Secondo il Suzuki (Psicoanalisi e buddhismo Zen, Ediz. Astrolabio, 1968), "La grande morte è lego che muore a sé stesso nella sua radicale negatività. Non riguardabile in alcun senso come un contingente distruggersi o spirare, nichilisticamente, in uno squallido vuoto o nel nulla, questimprovvisa spaccatura, questimprovviso ribaltamento, sono piuttosto la rottura e leliminazione della contraddizione, dellabisso, dellaporia. Lannullamento e la negazione della negatività ultima sono in sé stesse positive. La dissoluzione negativa è nello stesso tempo una risoluzione positiva. LEgo negato, in quanto Ego, nella sua contraddizione centrale della coscienza dellego, persegue attraverso siffatta negazione, positivamente ed affermativamente, la sua risoluzione e la sua realizzazione. Nel morire a sé stesso in quanto Ego, nasce e si ridesta al suo Sé in quanto Sé" (v. anche Reincarnazione, Morte mistica). Nome di due protagonisti del libro biblico omonimo (Libro di T.) deuterocanonico, padre e figlio, detto anche Tobiolo (VIII secolo a.C.). T. il Vecchio, della tribù di Naftali (come Hiram, v.), deportato a Ninive con la moglie ed il figlio (II Re 15, 29), rimase fedele a Dio, distinguendosi per la propria pietà e bontà. Diventato cieco e già desideroso di morire, mandò il figlio T. a ritirare un deposito nella città di Rages. Durante il viaggio il figlio, con laiuto dellarcangelo Raffaele, riuscì a liberare Sara, figlia di Raguel, dal demonio Asmodeo, e la sposò. Ritornato a casa, restituì la vista al padre con il fegato di un pesce catturato nel Tigri. Il Libro di T., romanzo storico con carattere didattico, per le evidenti influenze persiane, è stato attribuito al IV secolo a.C. e ad un autore esilico. Scritto in ebraico od aramaico, ci è però pervenuto in edizione greca. Frammenti in ebraico ed aramaico del Libro di T. sono stati rinvenuti tra i manoscritti del Mar Morto (v.). Segno non palese dato con una particolare forma di stretta di mano, con il quale il Libero Muratore si fa riconoscere da un altro Fratello ogni qual volta gli viene richiesto di farlo. I T. sono diversi a seconda del grado massonico ricevuto. Generalmente il T. viene seguito dalla parola sacra. Secondo gli studiosi, nei tempi antichi i T. rituali avrebbero rivestito unimportanza non soltanto psicologica ma anche fisiologica, in quanto avrebbero consentito lattivazione e lorientamento delle forze di natura psichica; si deve quindi presumere che chi a suo tempo ha introdotto limpiego del T., doveva anche essere profondo conoscitore delle forze psichiche, nonché dei punti fisici attraverso cui tali forze penetrano più agevolmente nellorganismo umano (v. Agopuntura). Capacità di sopportare ciò che è o potrebbe rivelarsi sgradevole o dannoso. Disposizione d'animo per la quale si ammette, senza palesare alcuna contrarietà, che un altro professi un'idea, un'opinione, una religione diversa od addirittura contraria alla nostra. Y (Massoneria) La T. nei confronti degli altri uomini è una predisposizione interiore dell'uomo. In quanto tale presenta sempre un carattere di soggettività e di contingenza, dovendo rispecchiare la volontà dei singoli individui. La T. rispecchia anche la qualificazione interiore dell'uomo. Un uomo veramente libero è colui che riconosce agli altri la stessa libertà che invoca per se stesso. La T. comporta un profondo rispetto per il desiderio di manifestazione degli altri esseri viventi. Essere tolleranti non comporta comunque una limitazione alla possibilità di manifestare e di proporre i propri punti di vista, ai quali corrispondono sempre valori interiori. La T. implica invece il superamento degli antagonismi nelle manifestazioni dei punti di vista degli uomini. I termini di giudizio assoluti, come verità e falsità, non dovrebbero mai costituire motivo di impedimento per la comprensione delle ragioni profonde che sono alla base delle manifestazioni. É la prima ed essenziale virtù caratteristica di ogni buon Massone (v. Trinomio). Indirizzo filosofico che riprende e sviluppa le dottrine di Tommaso dAquino. Dopo la morte di Tommaso la sua dottrina, osteggiata dalle correnti dominanti dellagostinismo francescano, viene difesa e studiata solo allinterno dellOrdine domenicano, fino a diventarne la teoria ufficiale. I due più noti commentatori dellopera di Tommaso furono Tommaso de Vio, detto il Gaetano, e Francesco Silvestri, detto il Ferrarese, autori rispettivamente di un commento alla Summa theologica ed alla Summa contra Gentiles (1523-1524). Dopo la metà del XVI secolo il T. cessa di essere la dottrina esclusiva dei Domenicani e viene ripreso, in forma creativa, dalla Compagnia di Gesù. I maggiori rappresentanti del T. diventano il Molina, il Suarez ed il Bellarmino. Il contrasto tra il T. rigido dei Domenicani e quello moderato dei Gesuiti si accentua nel corso del XVII e del XVIII secolo, ma può essere considerato una stanca continuazione della Scolastica. Una ripresa del T. si ha nellOttocento, per impulso di papa Leone XIII, che lo ripropone come filosofia cattolica in contrasto polemico con le ideologie dominanti del liberalismo, dellidealismo e soprattutto del marxismo.
Tommaso d'Aquino: (1225-1274) Nacque
intorno al 1225 nel castello di Roccasecca, presso l'abbazia di Monte Cassino, da famiglia
antica e nobile. Il padre Landolfo, era conte di famiglia longobarda, e la madre Teodora,
contessa di famiglia normanna di Napoli. Nel 1236 venne presentato, come oblato,
all'abbazia benedettina di Montecassino, dove iniziò gli studi. Nel 1239 si allontanò
dall'abbazia dopo che il luogo sacro era stato trasformato in fortezza militare da
Federico II, durante la lotta contro il papa Gregorio IX. Nel 1240 la famiglia lo mandò
presso l'Università di Napoli per il completamento degli studi letterari e per
linizio di quelli filosofici; per gli studi di grammatica e logica ebbe come maestro
Martino di Dacia, per quelli delle scienze naturali e della metafisica, Pietro d'Irlanda.
Tra il 1242-43 abbracciò la vita religiosa ed entrò come novizio nell'ordine di San
Domenico, contro la volontà della sua famiglia. Nel 1244 fallì il suo tentativo di
raggiungere Parigi insieme con Giovanni Teutonico, maestro generale dell'Ordine, proprio a
causa delle minacce della famiglia che non condivideva la sua vocazione. Catturato dai
fratelli presso Acquapendente in Toscana, venne rinchiuso nel castello di San Giovanni in
Roccasecca, dove rimase prigioniero un anno. Nel 1245 fuggì per recarsi a Parigi, dove
seguì i corsi di teologia di Alberto Magno, con il quale si recò poi a Colonia. Nel
1248, di ritorno da Colonia, fu ordinato sacerdote. Nel 1252 si recò nuovamente a Parigi,
dove iniziò la carriera accademica e scrisse un saggio in difesa degli ordini mendicanti,
contro i quali avevano lanciato i loro strali i professori della Sorbona, primo fra tutti
Guglielmo di Sant' Amore, canonico di Beauvais. Tra il 1252-1254 fu baccelliere biblico
dello Stato generale domenicano, nel convento di San Giacomo a Parigi. Tra il 1254-1256 fu
sentenziario. Nel 1256 ebbe inizio il suo insegnamento ordinario presso lo studio generale
di Parigi, che terrà fino al 1259, anno in cui figura come membro della commissione per
l'ordinamento degli studi dell'ordine domenicano. Alla corte papale si incontra con
Guglielmo di Moerbeke, valente grecista, il quale gli prepara un testo latino di
Aristotele più aderente al greco, in modo che egli possa approfondire il pensiero
autentico di quel filosofo. Nel 1259 rientrò in Italia dove permase fino al 1268. Fu
nominato teologo della Curia papale, e fu invitato da papa Urbano IV (1261-1264) a
comporre un "elogio" per solennizzare la festa del SS. Sacramento
istituita dal Papa. Nel 1269 ritornò a Parigi in qualità di maestro di teologia, e si
dedicò all'insegnamento ed alla predicazione. Tra il 1272-1274 rientrò in Italia. Su
pressante istanza di Carlo d'Angiò, il Capitolo Generale dell'ordine lo inviò a Napoli,
in qualità di direttore della facoltà di teologia presso l'università di quella città.
T. fu anche a Salerno, dove tenne una serie di lezioni straordinarie ed un corso di
conferenze, nella celebre scuola medica che aveva sollecitato l'onore e il decoro del
Santo. Nel 1273 papa Gregorio X lo invitò a partecipare ad un Concilio generale convocato
a Lione, con lo scopo di appianare le controversie tra la Chiesa romana e i greci
scismatici. Allinizio del 1274, durante un viaggio verso Lione, si ammalò
gravemente
e venne portato all'abbazia cisterciense di Fossanova di Priverno, nella diocesi di
Terracina, dove morì il 7 marzo dello stesso anno. Dante avanzò l'ipotesi che fosse
fatto morire per veleno dallo stesso Carlo d'Angiò: "Carlo venne in Italia e, per
ammenda, vittima fè di Curradino; e poi rispinse al ciel Tommaso, per ammenda...
(Purg. 67-69)" - (ovvero Carlo I d'Angiò venne in Italia e, per fare ammenda, fece
di Corradino di Svevia una vittima; quindi, sempre per fare ammenda, rimandò in cielo T.
con il veleno ...). Nel 1277 il vescovo di Parigi condannò 21 Proposizioni tratte
dalle opere di T., per il loro accentuato razionalismo e naturalismo. Nel 1323 San T. fu
canonizzato da papa Giovanni XXII. Durante il concistoro il Pontefice sostenne che non era
stato necessario ricercare i miracoli che T. aveva potuto operare in vita, ma che
occorreva tenere ben presente il modo con cui aveva risolto mirabilmente tante spinose
questioni della Chiesa. Nel 1567 papa Pio V dichiarò T. dottore della Chiesa. Nel 1888
Leone XIII dichiarò San T. patrono delle scuole cattoliche. Le sue opere maggiori sono:
(1253-55) - Commento ai 4 libri delle Sentenze; (1258-62) - Summa contra
Gentiles scritta su richiesta di Raimondo di Penafort per esigenze missionarie;
(1266-68) - Summa theologica: si suddivide in quattro parti: la prima tratta di Dio
in sé e come principio di tutte le cose, e di Dio come causa prima delle creature; la
seconda tratta del movimento della creatura ragionevole verso Dio e dell'influsso di Dio
sul movimento da regolare per mezzo della legge e da sorreggere con la Grazia; la terza,
tratta di Gesù Cristo, della Sua Persona, della vita e delle opere, dei Sacramenti, fino
a quello della Penitenza. L'opera è rimasta incompiuta; (1256-1268) - Quaestiones
disputatae: commenti alla Sacra Scrittura; (1259-69) - Isaia, Geremia, Giobbe e
Canticum Canticorum; (1256-59) San Matteo (i suoi commenti a Marco, Luca e
Giovanni sono andati perduti); (1270-72) Salmi; (1272-73) Epistolae Paulinae;
(1265-67) Catena aurea in Marco, Luca, e Giovanni, ed infine i Commenti ad
Aristotele.
Tommaso
Moro: Nome
derivato da Thomas More, statista ed
umanista inglese, santo della Chiesa Cattolica (1478-1535). Amico e
corrispondente di Erasmo da Rotterdam (v.), fu uno degli esponenti della
Controriforma (v.). Scrisse l’Utopia
(1516), un trattato dialogico in cui si satireggiano le condizioni sociali e
politiche inglesi, confrontandoli con uno stato ideale, organizzato su basi
comunitarie e retto dai princìpi della ragione e della tolleranza. La sua fu
una brillante carriera politica, avendo ricoperto le cariche di ambasciatore e
speaker ufficiale, e di presidente della Camera dei Comuni. Il re Edoardo VIII
(v.) lo nominò cancelliere del regno (1529), primo laico a ricoprire tale
carica. Per alcuni anni fu tra i maggiori artefici della politica reale, ma non
volle pronunciarsi a favore del sovrano sulla questione dell’annullamento del
matrimonio con Caterina d’Aragona, l’evento che divise il re dal papa. Per
questo rassegnò le proprie dimissioni nel 1532. Inquisito per false e vaghe
accuse di tradimento, si rifiutò di approvare l’Atto di Supremazia del 1534,
che definiva formalmente lo scisma della nuova Chiesa anglicana da quella di
Roma. Fu quindi rinchiuso nella Torre di Londra con il cardinale J. Fisher, dove
dopo un anno fu condannato a morte e decapitato. Nel 1886 venne beatificato da
papa Leone XIII, e nel 1935 papa Pio XI lo canonizzò.
Trasparenza: Termine dell’ottica impiegato per definirne la densità. Y (Massoneria) A partire dalla metà degli anni ’80, la Massoneria italiana è stata perseguitata dalle richieste pressanti da parte della magistratura inquirente sulle possibili connessioni con la cosiddetta criminalità organizzata. Perquisizioni e sequestri delle autorità giudiziarie a sedi massoniche centrali e periferiche (G.O.I. e Collegi) hanno comportato il sequestro delle liste dei membri, effettuato allo scopo dichiarato di individuare Logge «coperte», com’era stata la ”P2” (v.). Fu allora che il G.O.I. avviò nella propria organizzazione la politica della T., allo scopo dichiarato di ridurre e col tempo eliminare i sospetti e le pressioni in atto da parte dell’opinione pubblica e dei mezzi d’informazione. Ignorando l’esoterismo che aveva ispirato i codificatori delle antiche Tradizioni dell’Ordine muratorio, attraverso modifiche apportate ai testi delle Costituzioni, del Regolamento e degli stessi Rituali, si adottarono molteplici misure per rendere l’Istituzione più accettabile al mondo profano. Unica Obbedienza al mondo, il G.O.I. dapprima mutò l’universalmente vigente anno massonico, facendolo coincidere con quello civile (v. Massoneria e Stagioni), poi soppresse il plurisecolare giuramento, sostituito dalla promessa solenne (come se ci fosse qualche differenza!), a beneficio esclusivo dei dipendenti pubblici e dei militari, accusati dai politici di essere servi di due padroni, la Patria e la Massoneria. Poi fu la volta dei certificati penali, imposti dapprima a tutti i Fratelli Massoni (con le autocertificazioni) ma soprattutto ai profani postulanti. L’ultima è un’imposizione mantenuta tuttora in vigore. Tra la fine del 1992 e l’inizio del 1993 le «modifiche» raggiunsero il culmine dell’intensità, tanto da sconvolgere usi e costumi delle Logge, conseguendo fatalmente il paradossale obbiettivo di fare della Libera Muratoria del G.O.I. una società prevalentemente essoterica, a dispetto delle reiterate dichiarazioni della sua qualifica di società esoterica. Nello stesso Tempio vennero scambiate le collocazioni del Sole e della Luna, di Ercole e di Venere; scomparvero le sciarpe magistrali, le innocue spade ed i cappucci rituali (poi ripristinati). Il tutto diede poi adito ad ulteriori sconvolgimenti dei Rituali, originati da fatiscenti membri della Commissione Rituali, che deliberarono modifiche, invano e più volte presentate per l’approvazione alle Grandi Logge annuali, che evidenziavano l’accantonamento pressoché totale delle più elementari regole alchemiche. Recentemente si parla sempre più di una imminente e drastica modifica del sistema elettorale previsto dalla Costituzione per l’elezione quinquennale del Gran Maestro e della Gran Giunta. A sostegno di tale presunta necessità viene sbandierata la «furbizia» di varie Logge del G.O.I., in cui il M.V. in carica regolarizza le pendenze amministrative soltanto alla vigilia della Gran Loggia, alterando le firme dei Fratelli Maestri assenti alla votazione di Loggia od evitando di notificare il Piedilista annuale. Il tutto ignorando l’opportunità di rendere veramente operativi ed efficienti tutti gli Ispettori di Loggia, nonché l’eventuale necessità (come nei casi di «furbizia» succitati) di attivare le vigenti norme della Giustizia Massonica. Come conseguenza parrebbe emergere un G.O.I. sempre meno esoterico, e purtroppo sempre più politico se non partitico, quindi essoterico, ovvero un sistema incompatibile con tutti i principi sui quali la Massoneria Universale formalmente si regge negli ormai quasi tre secoli della sua più che degna ed onorevole storia. Come dichiarato da moltissimi buoni Massoni, pare proprio che ci si stia amputando dell’organo che dimostra la nostra mascolinità, ovvero che ci si stia avviando a privare i Massoni del G.O.I. dell’indumento che vela la parte inferiore, notoriamente oscena, del corpo fisico umano. Purtroppo molti ormai temono che questo possa significare l'inizio della fine della Massoneria del G.O.I., un’arma, un sistema sociale, un giocattolo che si ritiene ancora utilissimo per il singolo e per la collettività, quindi non da scartarsi né da buttare nella spazzatura. In quest’ultima, semmai, proveremo a buttarci certi arroganti personaggi che si nascondono dietro il grembiule massonico e sfruttano i mezzi a loro disposizione per (si spera inconsciamente) inquinare e spingere la Massoneria del G.O.I verso la sua definitiva rovina.