Sikh:
Seguaci della setta religiosa fondata dal guru (maestro) Nanak Dew (1469-1538) agli inizi del XVI secolo, dai quali ha preso nome il fenomeno detto sikhismo. La loro dottrina, enunciata dallo stesso fondatore sotto forma di inni e rimasta inalterata lungo i secoli, sorse come sintesi dellHinduismo e dellislamismo, dai quali mutuò, per il primo, le nozioni di karman, samsara e moska, e per il secondo il monoteismo (privo di ogni ritualità), il rifiuto delle immagini, delle caste, ed altri caratteri propri alla setta islamica sufi (v. Sufismo). Dio è per i S. il principio personale e creatore, trascendente ed immanente al mondo, che guida amorevolmente le anime verso la liberazione. Questultima, conseguibile tramite una pratica devozionale, conduce luomo dallo stato di man-mukh (soggezione allio) a quello di gur-muck (santità). Dopo Nanak, la storia del movimento dei S. annovera dieci altri guru. Celebre fra questi il quinto, di nome Arjun, per aver codificato il libro sacro dei S. (Adi Granth), ed il decimo, Govind Singh, noto per aver trasformato i S. in guerrieri, ed aver imposto loro come segni distintivi il turbante, il pugnale e la lunga capigliatura. A questultimo guru si deve la fondazione del regno dei S. nel Pajab, che si sgretolò agli inizi del XIX secolo, fino allannessione britannica di tale territorio (1839). Nel 1864 hanno ottenuto dal governo indiano la costituzione di una provincia autonoma, ma continuano a battersi in tutti i modi e con ogni mezzo per conservare integra la loro individualità tra la popolazione indù: lo dimostra il loro attentato mortale al primo ministro indiano Indira Priyadarshini Gandhi (1984). Oggi la religione dei S. conta circa otto milioni di seguaci. Movimento religioso indiano fondato dal guru (maestro) Nanak Dew (1469-1538) nella regione del Panjab. Suo scopo primario era lunificazione della religione indù con lislamismo con ladozione di un rigido monoteismo, nonché leliminazione delle caste. I seguaci di questa setta religiosa sono noti come Sikh (discepoli), che dal decimo loro guru, Govind Singh, si sono organizzati in teocrazia militare, perennemente in lotta per conservare integra la loro individualità tra la popolazione indù (v. Sikh). Mancanza assoluta di suoni, voci e rumori. Regola religiosa che impone di tacere e non produrre alcun rumore. Rappresenta una delle regole fondamentali dell'esoterismo. Y (Massoneria) La Libera Muratoria impone allApprendista il S. nel Tempio, soprattutto per agevolare la sua assimilazione dei principi e dei costumi, ovvero l'apprendimento lento e graduale attuato nellosservazione e nellascolto di Tavole e dello scambio di opinioni dei Fratelli più anziani. Per ogni Libero Muratore il S. consiste nellastenersi dal parlare inutilmente, per il semplice piacere narcisistico di sentire la propria voce o di manifestare la propria presenza, anche quando si è coscienti di non essere in grado di aggiungere alcunché di rilevante alla trattazione corrente. Occorre però aggiungere che qui si tratta del S. del cuore, consistente nel far tacere le passioni ed i giochi esasperati dellimmaginazione, nonché il pensiero foriero di utilità o costruttività nei confronti degli eventi, delle cose e degli esseri. Anche questo è un aspetto compreso nellesclusione dei metalli dal Tempio, requisito indispensabile per linstaurazione della sacralità rituale, ovvero per la consacrazione dello stesso Tempio. Cosè dunque il S.? Una semplice condizione ambientale che possiamo creare e mantenere? Oppure si tratta di una condizione surreale, simile a quella descritta da certi professionisti subacquei arrivati a descrivere stati danimo sperimentati nel S. assoluto degli abissi? Oppure si tratta di stati particolari danimo, definiti con termini come timore, paura, sgomento, quiete, calma, distensione, contemplazione, riflessione e meditazione, per culminare magari in esaltazione, una condizione simile alla beatitudine se non addirittura alla felicità? Un antico proverbio recita che "A forza di tenere aperta la bocca, si sono chiuse le orecchie", un detto che nasconde una profonda verità. La parola è il mezzo ordinario di comunicazione fra gli esseri umani, è il veicolo dogni affetto che sottintende la relazione analitica. Proprio perché esprime e provoca questi affetti la parola, o certe parole, acquistano in particolari circostanze significati particolari. Un valido psicanalista, Nacht, ammonisce che "come la parola unisce accomunando gli uomini, per linconscio dellindividuo può diventare quanto separa più profondamente". Realizzare il S. non è né facile né infantile, specie nel corso di questa nostra esistenza satura di rumori di varia natura, esterna ed interiore. Mentre non è facile la soppressione di quelli esterni, risulta ancor più difficoltosa leliminazione degli interni, dovuti a sensazioni, sentimenti e pensieri. Quanti sperimentano la concentrazione sanno però bene come Un esempio forse banale il ronzio della mosca come lo scricchiolio dun mobile siano percepiti come il rombo di un cannone. Al contrario piccoli pensieri ed emozioni acquistano una particolare importanza. Per conseguire il vero S., che nulla ha da spartire con il S. di chi tace perché ha la mente vuota o perché teme di sbagliare, occorre sforzarsi di praticare, di operare ogni giorno. Se parliamo non possiamo udire. Bisogna far tacere le nostre voci, spogliarci dei pregiudizi e trovare la capacità di ascoltare con mente e cuore assolutamente liberi. Le tecniche di concentrazione sono innumerevoli, ma la più diffusa e certo quella Yoga (v.). Infatti il termine sanscrito Yoga significa unione, non solo con il divino, ma integrazione con sé stessi, col proprio Io interiore, ovvero con la nostra componente spirituale e creativa. Lo Yoga distingue quattro diversi stati di coscienza: 1) Stato di veglia; 2) Stato di sogno; 3) Stato di sonno profondo; 4) Stato Turiya, che è lunione dei primi tre. A parte le modalità e le difficoltà di realizzazione, risulta evidente che ad ogni stato di coscienza corrisponde un livello di S.. Quanto più si riesce a raggiungere livelli di coscienza profondi, tanto più creativa diventa la condizione di S. acquisita. "La parola crea comunicazione, mentre il S. crea comunione". Lo stato di meditazione può essere definito condizione psico fisiologica di attività passiva e di quiete creativa. Non si tratta di una definizione oscura o contraddittoria, trattandosi di una parte della mente che viene mantenuta sospesa, in attesa passiva del materiale che le perverrà da unaltra parte che, in apparenza, costituisce la componente attiva. Solo apparentemente però, poiché in realtà è proprio latteggiamento di attesa che si dimostra in certo qual modo attivo, stimolando lemergere (passivo) ed il fluire del materiale associativo. Il S. ha come base questa contraddizione di opposti, tipica dellessere umano, perché il semplice rilassamento porta inevitabilmente al sonno. Il voler restare svegli ad ogni costo fa perdurare lo stato cosciente, non consentendo allo stato cosciente stesso di arrivare al S.. Il segreto sta nel saper oscillare continuamente tra uno stato di veglia ed uno di sonno, fino a trovare un equilibrio stabile tra le due opposte condizioni. Analizzando lo sviluppo umano, si nota che esso non è altro che un continuo progresso dal sonno. Da quello quasi continuato del neonato si va verso un progressivo risveglio della coscienza, alla crescita dellIo corrisponde sempre una diminuzione della necessità di dormire. Liniziato è anche definito risvegliato, perché ha la capacità quasi mai sfruttata di restare sempre sveglio, anche nel sonno, anche se questa è una condizione essenzialmente diversa dal semplice essere sveglio. È un vero salto di qualità, un vivere contemporaneamente a due livelli diversi. Questa necessità di equilibrio fra due opposti è stata espressa nella Tradizione iniziatica con vari simboli. Uno dei più conosciuti è il Caduceo ermetico, rappresentazione grafica della teoria indù della Kundalini (v.), lenergia sessuale che, destata con opportuni esercizi, risale lungo la colonna vertebrale lungo due opposti canali che si incrociano nei centri sottili, appunto come il caduceo. Altro simbolo è costituito dallAndrogino ermetico, dal Rebis di Basilio Valentino, in cui natura maschile e femminile, positivo e negativo, materiale e spirituale, sono perfettamente bilanciati. Vi è un ulteriore simbolo, forse ancor più semplice e noto. In questo gli opposti sono graficamente rappresentati da due segmenti che si incrociano, uno orizzontale esprimente la passività ed il materialismo, e laltro verticale esprimente lattività e la spiritualità. Si tratta del simbolo della croce, dai molteplici significati ben noti a tutte le scuole iniziatiche.Simbolismo: Qualità di quanto è Simbolico. Uso di particolari Simboli per rappresentare qualcosa. Nelle religioni definisce la tendenza spontanea a trasformare le esperienze conoscitive in Simboli mitici. Forma espressiva del linguaggio e della comunicazione religiosa, quando un segno di norma grafico contiene un messaggio diverso o più ampio di quello letterale od esteriore. Y (Massoneria) Secondo il Sebastiani (La Luce Massonica, Vol. 2°), come per lo sport è necessario lesercizio del corpo, la via iniziatica impone lesercizio dello spirito. Limportanza degli arnesi muratori, visti in chiave Simbolica, è immane ed insuperabile nella costruzione interiore. Occorre considerare che lintero universo, tutto il Cosmo sono permeati di Simboli. Oggettivamente parlando, si può asserire che tutto è Simbolo, e tutto può essere oggetto di interpretazione in chiave Simbolica esoterica. Anche solo soffermandosi a semplici considerazioni di carattere profano, si rileva che senza i Simboli grafici luomo non potrebbe né leggere né scrivere; senza i Simboli verbali, come le parole di un discorso, luomo non potrebbe farsi intendere; senza i Simboli matematici la scienza non avrebbe potuto portare luomo nello spazio. Fra quanti restano indifferenti ai Simboli ed al loro contributo alla ricchezza interiore del massone, parecchi pensano che i Simboli meritino dessere coltivati solo per distribuire illusioni agli adepti od allincolto mondo profano. Purtroppo si tratta sempre di ricercatori da strapazzo, indifferenti alla vera natura della Libera Muratoria, così come la splendida sinfonia di Beethoven non scuote lanimo di quanti non capiscono la musica, annoiandoli anzi mortalmente. Sono uomini che non troverebbero presso lIstituzione alcunché di meritevole da ricercare, neanche se cercassero mille anni, essendo privi di quella particolare predisposizione che definisce il carattere intrinseco e la virtù del vero Massone. Se non si sa leggere è inutile comprare un paio di occhiali da lettura. A coloro che negano ai Simboli un significato profondo, manca la capacità psichica di pensare in termini di S., ossia di distaccarsi dalla vita quotidiana onde compiere un lavoro Simbolico comunitario, di comprendere le forme che appartengono al sublime patrimonio dellIstituzione. In realtà il S. è una vera scienza con regole precise, e costituisce il fondamento di ogni cognizione esoterica. Tuttavia il valore di ciascun simbolo varia in rapporto alla capacità intuitiva ed intellettiva di chi interpreta il simbolo stesso. Il S., il più alto ed efficace mezzo per linsegnamento della morale e della virtù, poiché impegna i sensi e lintelligenza delliniziato in forma piena ed assoluta. I sensi percepiscono il simbolo e lo valutano nella sua forma esteriore, lintelligenza lo interpreta, tenendo presente che il simbolo non è mai fine a sé stesso, ma solo un principio di insegnamento che deve gradualmente condurre alla conoscenza della verità. Sinteticamente si può affermare che, di norma, i pensieri scaturiti dalla mente sono tradotti in tempi reali e con semplicità in parole, che quasi contemporaneamente pronunciamo e scriviamo. Analogamente, ciò che lo spirito suggerisce con sensazioni, emozioni ed intuizioni, non è pronunciabile né scrivibile, restando esprimibile solo mediante segni certo non semplici o superficiali. Per il massone tali segni sono proprio i Simboli, privi di senso per gli indifferenti, pregni di significanze profonde per quanti sanno recepire oltre i limiti dei sensi umani, mediante laiuto della fantasia e della immaginazione. Non analizzare a fondo i Simboli massonici significa fermare losservazione allapparenza estetica, escludendo lessenza della verità che in essi si cela. È solo con lo studio profondo e costante del S. che il neofita gradualmente trasforma lIniziazione acquisita da virtuale a reale. Secondo il Bacci (Il Libro del massone Italiano), i miti, gli enigmi, le leggende, i geroglifici, le parabole e le innumerevoli e misteriose figure mistiche, dimostrano il principio che la morale e la virtù senza S. non riuscirebbero ad imprimere i loro preziosi insegnamenti nella mente e nella coscienza degli esseri umani. Y (G.O.I.) Non essendo possibile comunicare direttamente l'esperienza esoterica tramite i concetti del normale linguaggio, si deve necessariamente ricorrere, nell'insegnamento, a metodi indiretti che si fondano essenzialmente sul S. Questo ammesso ed affatto concesso che l'Esoterismo sia insegnabile. Occorre però chiarire subito che l'interpretazione dei Simboli, tradizionali in generale e massonici in particolare, può portare molto fuori strada, se non si comprende bene la loro essenziale proposta di modi di essere. Un'interpretazione basata esclusivamente su analogie od allegorie non è di solito adeguata. Sembra insomma che i normali metodi di ragionamento e di interpretazione non siano sufficienti per penetrare il segreto dei Simboli. I Simboli possono essere solo proposti all'attenzione dell'osservatore, che da parte sua deve superare gli ostacoli che si frappongono ad una corretta interpretazione. In tale compito le correlazioni e le intuizioni possono aiutare l'osservatore in modo determinante.
Simbolo: Termine
derivato dal greco sumbolon, segno di riconoscimento formato
dalle due metà di un oggetto spezzato che si accostano. Elemento materiale, oggetto,
figura animale, persona, ed altro, considerato rappresentativo di un'entità astratta.
Espressione grafica (come la segnaletica stradale) convenzionalmente assunta a
rappresentazione sintetica di una qualsiasi cosa, idea od ente. Abbreviazione
convenzionale formata da una o più lettere usata per designare un elemento chimico. Segno
rappresentativo di una religione o di una particolare forma della vita e del pensiero
religiosi. Y (Tradizione) Ogni S. è rappresentativo di
una particolare realtà con la quale è in stretto riferimento. I S. della Tradizione si
riferiscono a particolari aspetti dell'esistenza, vista e vissuta come modo di essere. Per
la ragione esposta, un S. tradizionale non può essere considerato solo dal punto di vista
di una rappresentazione di un concetto complesso che non può essere descritto. I S.
esoterici della Tradizione rappresentano, invece, una coscienza esistenziale. La parola
Tradizione propone soprattutto un modo di porsi nei confronti dell'esistenza, che non
dipende dai tempi storici nei quali si vive, ma piuttosto dal rapporto fra la coscienza
individuale e le esperienze vissute. Essendo un rapporto, è valido per ogni essere
vivente, ed è indipendente dai livelli interiori raggiunti. I S. della Tradizione sono
innumerevoli. Alcuni di essi sono raggruppabili in tre grandi categorie, e propongono
molti spunti di meditazione a chi è particolarmente interessato alla ricerca di una più
chiara coscienza dei significati dell'esistenza. Le tre categorie si riferiscono: · ai S. della natura intesa nella sua globalità; · ai S. della natura individuale; · ai
S. delle forze presenti nella natura. Y (Forze naturali)
La Tradizione ha utilizzato, nell'assegnazione dei nomi ai vari S., gli stessi nomi
utilizzati nella vita corrente, per identificare concetti aventi qualcosa in comune con i
S. stessi. Si tratta di trasposizioni analogiche, talvolta di grande ampiezza e libertà,
sempre al fine di proporre modi di essere percepibili nella coscienza ma non descrivibili
con le parole. Nelle relazioni con il Macrocosmo, il Microcosmo spesso percepisce forze
che emanano da esso, e che si presentano sotto forme particolari. In analogia con le
analoghe Forze e Forme, attribuite agli Dei dell'Olimpo, vengono tradizionalmente proposti
sette S., che hanno lo stesso nome di Dei e corpi celesti. Tali simboli vengono chiamati
Pianeti (v.). Nel proprio interno il Microcosmo percepisce ulteriori forze, aventi proprie
forme. Si tratta di forze non facilmente controllabili, talvolta subite ma anche generate,
che si presentano alla nostra coscienza interiore generalmente come imperfezioni. La
caratteristica tipica di tali forze è di essere trasformabili, senza per questo essere
amorfe. Per analogia con la realtà esteriore, tali forze sono state chiamate
simbolicamente Metalli. Tradizionalmente sono sette, e trovano i loro corrispettivi nei
sette Pianeti. Y (Individuali) Nelle complesse
operazioni della ricerca interiore, l'Artista sa che sussistono contemporaneamente molte
sorgenti di forza, alcune di natura esterna ed altre tipicamente individuali. Con grande
sensibilità egli opera, separando sottilmente le varie sorgenti, in modo da
comprendere di quali forze si tratta. I S. di natura prettamente individuale possono
aiutare in tali separazioni, identificando, ma senza definire, la natura ad essi
associata. I Metalli rappresentano alcuni di tali S. Essi rappresentano forze che si
manifestano in noi, creando i cosiddetti sentimenti, e dandoci spesso l'illusione che essi
siano noi, ponendo così le basi per un'auto mistificazione. Esistono invece altre forze
individuali che si identificano veramente con noi stessi, di natura ben più profonda ed
anch'esse rappresentabili sotto forma di S., che compaiono alla nostra percezione solo ad
un certo punto del cammino della ricerca interiore. Y (Massoneria)
Secondo Jean Travers, "il S. si scopre come un essere sensibile, avente
consistenza propria, ma attraverso il quale si scorge una relazione di significato. Prima
di significare, possiede già di per sé stesso la sua propria natura. Dapprima si
presenta come un essere conosciuto per sè stesso, e solamente dopo come un essere avente
una relazione con un altro termine". Egli ribadisce un concetto espresso dal
Brunetière: "Il S. è immagine, è pensiero. Esso ci fa cogliere, tra noi ed il
mondo, alcune di quelle affinità segrete e di quelle leggi oscure che possono
oltrepassare la portata della scienza, ma che non sono, per questo, meno certe. Ogni S. è
in questo senso una specie di rivelazione" (Valeur sociale de la Liturgie
dapres Saint Thomas dAquin, 1946). Secondo il Boucher,
"In Massoneria il S. è costante e latente in tutte le sue parti. Dunque
bisogna penetrarne pazientemente il significato. É solo con lo studio dei simboli che si
può giungere allesoterismo ... Ogni cosa è S., e le stesse parole non sono
che S. di idee. Nella vita corrente i S. sono numerosi, esprimendo
deferenza, amicizia, gioia, dolore, ecc. Luomo che saluta togliendosi il cappello od
inchinando il capo simbolizza così la deferenza che intende manifestare alla persona
salutata; la stretta di mano, diventata banale cortesia, è un S. di affetto, di
cordialità, di lealtà; il suo rifiuto è S. di inimicizia. Il brindisi è S.
di amicizia e di speranza in qualcuno od in qualche cosa.Lanello detto fede è
S. del patto indefettibile che deve unire gli sposi. Naturalmente tutti comprendono
questi S. semplici e banali. Ma esistono S. meno frequenti, ben più
enigmatici, filosofici, religiosi ed iniziatici. La loro scorza è persini dura da
spezzare, ma la mandorla liberata si rivela altrettanto squisita" (La Simbologia
Massonica, Ediz. Atanor, 1990). Come per i S. della Tradizione, i S. massonici
rappresentano una particolare realtà con la quale sono in stretto riferimento. I S.
massonici si riferiscono a particolari aspetti del percorso iniziatico che il Massone è
tenuto a compiere. Si tratta sempre di aspetti dell'esistenza, vista e vissuta come modo
di essere. I S. massonici propongono qualcosa che è strettamente correlato alla Coscienza
dell'Uomo costruttore di Templi. Si tratta quindi di modi di essere, che appartengono al
quadro globale contemplato dai S. della Tradizione, ma che, in aggiunta, propongono i modi
di una attiva partecipazione degli uomini nell'esistenza, in qualità di artefici
dell'evoluzione. L'uomo costruttore ha il dovere di conoscere le regole alla base
di ogni costruzione interiore, ma deve anche padroneggiare gli strumenti che gli
consentono di operare nell'esistenza. Per le ragioni addotte, i S. massonici sono
classificabili in speculativi ed operativi. Tra gli ultimi rientrano tutti i S. che
propongono un modo di essere attivo, con il quale l'uomo affronta le esperienze
esistenziali. Essi portano l'attenzione sulla centralità dell'uomo, che deve fronteggiare
gli eventi con coscienza e responsabilità. Due sono i S. operativi emblematici della
Massoneria: la Squadra ed il Compasso. Per quanto riguarda i S. speculativi, si
deve considerare che la via iniziatica della Massoneria propone il raggiungimento di uno
stato interiore di più elevata coscienza. Il cammino avviene per approfondimenti
speculativi, ma anche per maturazione, che deriva solo da un retto operare. Perciò è del
tutto arbitrario separare e contrapporre i due aspetti della ricerca, cioè quello
speculativo e quello operativo. La separazione può avere significato solo se ci aiuta nel
raggiungimento di più perfette comprensioni. Nella vita l'uomo è attratto dalla
necessità di salire verso l'alto speculando, e da quella di manifestarsi operando.
Ogni S., in quanto tale, ha sempre un contenuto speculativo ed uno operativo. Tuttavia si
hanno S. che maggiormente inducono alla speculazione piuttosto che all'operatività. Uno
di essi è rappresentato dalla livella, strumento di equilibrio che, fra l'altro,
ci suggerisce lo stato di coscienza nel quale dovremmo porci per riuscire a realmente
percepire la Bellezza della natura. Un ottimo compendio di S. massonici è rappresentato
dal grembiule di Giorgio Washington (v:) e dalle statue criptiche della Pietatella di
Napoli, lasciateci in eredità dal Conte Alessandro di Sangro principe di San Severo (v.).
Y (G.O.I.) Tradizionalmente la natura viene
globalmente concepita come presenza contemporanea di due aspetti, il Macrocosmo ed il
Microcosmo, dall'Ermetismo definiti rispettivamente anche ciò che sta in alto e ciò che
sta in basso. Si deve intendere che tale concezione si riferisce alla possibilità, da
parte degli esseri viventi, di percepire nella coscienza l'esistenza di tali mondi. Si
tratta di percezioni però che non dipendono solo ed esclusivamente da esperienze
sensoriali o da astrazioni dell'intelletto. Ancora per tradizione si propone
all'attenzione della coscienza l'assioma che ciò che sta in alto è come ciò
che sta in basso. Tuttavia, i due suddetti aspetti della natura sono separati, e
presentano distinte fisionomie. É possibile affrontare la coscienza della natura e delle
sue relazioni con il Macrocosmo ed il Microcosmo solo attraverso l'impiego dei S. La
natura, nella sua globalità, opera sui due suddetti mondi tramite i quattro elementi
alchemici. Essi rappresentano proprio il punto di passaggio fra i due mondi, e sono Terra,
Acqua, Aria e Fuoco (v.). Si tratta di particolari modi di essere, profondamente legati al
Divenire. Per lapprofondimento dellinterpretazione dei S., v. Cordone.