Libertario: Termine che identifica chi si fa sostenitore di una libertà assoluta ed illimitata, contro ogni forma di imposizione autoritaria. È considerato sinonimo di anarchico, come pure di nichilista.
Libertini: Termine impiegato nell’antica Roma per indicare la conditio libertina, ovvero la condizione dei liberti (v.). · Il termine definisce anche una setta protestante sorta in Olanda nel XVI secolo, poi diffusasi anche in Svizzera. I suoi seguaci erano detti L. per i loro atteggiamenti cinici, ed ebbero fra i più tenaci oppositori lo stesso Calvino (v.). Sostenevano che lo Spirito Santo si manifestasse solo a quanti praticassero la contemplazione, mentre negavano la resurrezione dei corpi ed il Giudizio finale. · Infine tale termine, nel corso dei secoli dal XVI al XVIII, indicò una corrente antireligiosa diffusa negli ambienti colti francesi ed italiani. Suoi rappresentanti più significativi furono Le Vayer, Gassendi e Naudé. La corrente influenzò molto anche Fontenelle e Bayle. Seppure priva di una dottrina filosofica specifica, tale corrente portò una dura critica al razionalismo religioso ed alla morale tradizionale, contrapponendovi il fideismo e la ragion di stato, e contribuì con il suo scetticismo alla preparazione dell’Illuminismo settecentesco.
Liberto: Secondo il diritto romano, il termine indica la condizione dell’ex schiavo liberato dal suo padrone. La liberazione poteva avvenire in diverse forme, solenni (iustae) o di fatto (legitimae). Il L. diventava a tutti gli effetti cittadino romano, e veniva iscritto ad una delle tribù urbane, restando escluso però dalla magistratura e, in età repubblicana, dall’esercito. Nei confronti dell’ex padrone entrava in rapporto di clientela, ne assumeva il nomen ed il praenomen, conservando il proprio nome di schiavo come cognonem, mai sottraendosi interamente alla sua giurisdizione. Le grandi famiglie romane si servivano spesso di L., impiegati come amministratori, segretari ed intendenti. Gli imperatori della dinastia giulio-claudia normalmente utilizzarono i propri L. anche per l’amministrazione della cosa pubblica.
"Il Libro del Mistero nascosto é il libro dellequilibrio della bilancia". Sono queste le prime parole di questo volume. Lequilibrio é larmonia che risulta dallanalogia dei contrari, é il punto morto in cui essendo lopposizione delle forze contrarie uguale al moto, implica la quiete. È il punto centrale, il punto del circolo dellantico simbolismo, sintesi vivente dellenergia controbilanciata. Come la forma é definibile equilibrio della luce e dellombra, con leliminazione dei due fattori essa diventa invisibile. Il termine bilancia viene applicato alle due opposte nature di ciascuna terna di Sephirot, ove il loro equilibrio forma la terza Sephira in ogni ternario. Questa particolare dottrina dellequilibrio della bilancia costituisce unidea cabalistica fondamentale. Questo equilibrio é sospeso in quella regione in cui é negativamente esistente. Esistenza negativa e positiva, nonché distinzione fra i due opposti, rappresenta unaltra idea cabalistica fondamentale. Impossibile definire lesistenza negativa, perché allorché definita, cessa di essere esistenza negativa. Si tratta quindi di unesistenza negativa che passa in una condizione statica. Molto saggiamente quindi i cabalisti hanno escluso dallumana comprensione il primo AIN, Ain, lUno negativamente esistente, nonché lAIN SUP, Ain Soph, lEspansione senza limiti. Anche dellAIN SVP AVR, Ain Soph Aur, la Luce senza limiti, può essere dato soltanto un concetto vago. Tuttavia, pensando più a fondo, si può vedere che tali debbono essere le forme primarie dellUno inconoscibile e senza nome, che noi chiamiamo Dio nella sua forma più manifesta. Esso é lAssoluto. Come definire lAssoluto? Definendolo esso sfugge alla nostra considerazione poichè, allorché definito, cessa di essere assoluto. Si dovrà dunque dire che il Negativo, lIllimitato e lAssoluto sono, logicamente parlando, degli assurdi, in quanto idee che la nostra ragione non può definire? Non direi, perché se potessimo definirli li renderemmo compresi nella nostra ragione, e quindi non superiore ad essa. Perché un soggetto sia passibile di definizione occorre che gli siano assegnati determinati limiti. Ma come possiamo limitare lIllimitabile? Il primo principio ed assioma della Qabalah é il nome della Divinità, traducibile in "Io sono quello che sono", da AHIH AShR AHIH, Eheieh Asher Eheieh. Una traduzione migliore potrebbe essere "Esistenza é esistenza", oppure "Io sono colui che é". Eliphas Levi, il grande filosofo e cabalista del XX secolo, nella sua Histoire de la Magie (libro I cap. 7) dice: "I cabalisti provano orrore per tutto ciò che assomiglia allidolatria; essi tuttavia attribuiscono la forma umana a Dio, ma si tratta di una pura figura geroglifica. Essi considerano Dio come lintelligente, vivente ed amante Infinito Uno. Egli non é per loro né linsieme degli altri esseri né lastrazione dellesistenza, né un essere filosoficamente determinabile. Egli è in tutto, distinto dal tutto e più grande del tutto. Il suo stesso nome è ineffabile, e tuttavia questo nome esprime solo lideale umano della Sua Divinità. Luomo non può conoscere che cosa Dio sia in Se stesso. Dio è lassoluto della fede, lesistenza è lassoluto della ragione, lesitenza esiste per se stessa e perché esiste. La ragione dellesistenza è lesistenza stessa. Possiamo domandarci: "Che cosa fa esistere una cosa particolare?" ossia: "Perché questa data cosa esiste?" Ma non possiamo domandare, senza cadere nellassurdo: "Perché lesistenza esiste?", perché questo significherebbe supporre lesistenza anteriore allesistenza". Sempre il Levi sostiene ancora: "Dire "Io crederò quando la verità del dogma mi sarà scientificamente provata", è come dire: "Crederò quando non avrò più nulla in cui credere, e quando il dogma sarà distrutto come dogma per divenire un teorema scientifico". In altre parole è come dire: "Ammetterò lInfinito quando sarà stato spiegato, determinato, circoscritto e definito a mio beneficio; in altre parole quando sarà divenuto finito. Crederò allInfinito quando sarò sicuro che lInfinito non esiste. Crederò alla vastità delloceano quando lo avrò visto messo in bottiglia". Ma quando una cosa ci è stata chiaramente provata e resa comprensibile, non crediamo più in essa, bensì la conosciamo". Tra due idee tanto diverse come quelle di esistenza negativa e positiva, è richiesto un cert nesso od anello di collegamento, e quindi arriviamo alla forma che è chiamata esistenza potenziale. Questa, mentre si avvicina alla esistenza positiva, ammette ancora ben poco una chiara definizione. È esistenza nella sua forma possibile. Ad esempio in un seme è nascosto lalbero che può scaturirne: esso è in una condizione di esistenza potenziale, è lì, ma non ammette definizione. E quanto meno saranno definibili i semi che quellalbero, a sua volta, potrà produrre. Ma questi ultimi sono in una condizione che, pur avendo in sé qualche cosa di analogo ad unesistenza potenziale, non raggiunge ancora quello stato, ossia è negativamente esistente. Ma daltra parte lesistenza positiva è sempre suscettibile di definizione: è dinamica; ha certe evidenti capacità, ed è quindi lantitesi dellesistenza negativa ed ancora più della sussistenza negativa. Essa è lalbero non più nascosto nel seme ma sviluppato esternamente. Lesistenza positiva, tuttavia , ha un principio ed una fine, e quindi richiede unaltra forma da cui dipende, perché senza questaltra idea negativa nascosta dietro di sé, diviene instabile ed insoddisfacente. Lidea dellIllimitabile Uno è stata così indicata, e di essa si potrebbe dire con le parole dellantico oracolo: "In Lui è un illimitato abisso di gloria, e da esso esce una piccola scintilla che fa tutta la gloria del sole, della luna e delle stelle. Mortale, guarda quanto poco so di Dio. Non cercare di conoscere di più su di Lui, perché è cosa troppo al di là della tua comprensione, per quanto sapiente tu sia. E noi, che siamo i Suoi ministri, quale piccola parte siamo di Lui". Vi sono tre veli cabalistici dellesistenza negativa, ed in sè stessi formano le idee nascoste delle Sephiroth non ancora chiamate allessere, e sono concentrate in Kether, che in questo senso è il Malkuth delle idee nascoste delle Sephiroth. Per chiarire il concetto, il primo velo dellesistenza negativa è lAIN, Ain, negatività. Questa parola consiste di tre lettere che così indicano le prima tre Sephiroth o numeri. Il secondo velo é lAIN SVP AVR, Ain Soph Aur, la Luce Illimitata. Questa parola consiste di nove lettere, e simbolizza le prime nove Sephiroth, ma naturalmente solo nella loro idea nascosta. Quando però raggiungono il numero nove, non possiamo proseguire oltre senza tornare allunità, od al numero uno, perché il numero dieci è solo una ripetizione di unità appena derivate dal negativo, comè evidente dando uno sguardo alla sua comune rappresentazione in numeri arabici, dove il circolo "0" (zero) rappresenta il Negativo e l1 lUnità. Così, allora, linfinito oceano della luce negativa non procede da un centro, perché è senza centro, ma concentra un centro, che è il numero uno delle Sephiroth manifestate, Kether, la Corona, la prima Sephira; che quindi può essere detta il Malkuth o numero dieci delle Sephiroth nascoste. Così Kether è in Malkuth, e Malkuth è in Kether. Oppure, con le parole del grande alchemico Thomas Vaughan noto come Eugenius Philalethes, "Il cielo è sulla terra, ma secondo un modo terreno, e la terra è in cielo, ma secondo un modo celeste". Ma, poiché lesistenza negativa è un soggetto non suscettibile di definizione, viene considerata dai cabalisti piuttosto come dipendente dal numero dellunità che come una distinta considerazione proveniente da essa: Di conseguenza spesso essi applicano gli stessi termini ed epiteti indifferentemente alluno ed allaltro. Questi epiteti sono "Il Nascosto del Nascosto", "LAntico degli Antichi", "Il più Santo Antico", ecc. È giunto il momento di spiegare il reale significato dei termini Sephira e Sephiroth. Il primo è singolare, il secondo plurale. La migliore traduzione della parola è "emanazione numerica". Vi sono dieci Sephiroth, che rappresentano le forme più astratte dei dieci numeri della scala decimale: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10. Quindi, come nellalta matematica ragioniamo di numeri nel solo senso astratto, così nella Qabbalah ragioniamo della Deità nelle forme astratte dei numeri. In altri termini, mediante le SPIRVTh, Sephiroth. Da questa antica teoria orientale Pitagora derivò le sue simboliche idee numeriche. Fra le Sephiroth, unitamente e singolarmente, troviamo lo sviluppo delle persone e degli attributi di Dio. Di essi alcuni sono maschi ed altri femmine. Per qualche ragione a loro nota, i traduttori della Bibbia hanno accuratamente lasciato fuori ed eliminato ogni riferimento al fatto che la Deità è insieme maschile e femminile. Essi hanno tradotto un plurale femminile con un singolare maschile, come nel caso della parola Elohim. Tuttavia hanno involontariamente riconosciuto di sapere che si trattava di un plurale in Genesi IV, 26: "Ed Elohim disse: Facciamo luomo". Egualmente (V, 27) come poteva Adamo essere fatto a somiglianza di Elohim, maschio e femmina, a meno che anche gli Elohim non fossero maschi e femmine. La parola Elohim è un plurale formato dal singolare femminile, ALH, Eloh, aggiungendo IM alla parola stessa. Ma poiché IM è solitamente la terminazione del plurale maschile, ed è qui aggiunto ad un nome femminile, esso da alla parola Elohim il senso di una potenza femminile unita ad unidea maschile, e quindi capace di proliferare. Sentiamo parlare molto del Padre e del Figlio, nelle comuni religioni attuali, ma nulla si dice della Madre. Nella Qabalah però troviamo che lAntico dei Giorni si conforma simultaneamente nel Padre e nella Madre, e così genera il Figlio. Questa Madre è Elohim. Egualmente ci viene di solito detto che lo Spirito Santo è maschile. Ma la parola RVCh, Ruach, Spirito, è femminile, come appare dal seguente passo del Sepher Yetzirah: "AChTh RVCh ALHIM ChIIM, Achath (femminile, non Achad, maschile) Ruach Elohim Chiim, Una è la Spiritualità dellElohim della Vita" (da Internet).
Libro della Sacra Legge: Emblema
massonico della spiritualità più elevata, a cui il Libero Muratore si ispira
nellimpegno assunto di operare eternamente a sgombrare lOrdine dal Caos. Non
ha alcun carattere religioso, intendendo unicamente rappresentare il principio del Sacro,
cui è intimamente legato ogni essere umano dotato di raziocinio. Pertanto esso è
costituito dalla Bibbia (v.) nella Loggia ove prevale la tradizione tipicamente
occidentale, dal Corano (v.) nei paesi di tradizione musulmana, dai Veda (v.) nei paesi
orientali di tradizione brahminica, e da un libro non scritto (bianco) od edito in
caratteri completamente scomposti nelle Logge di tradizione mista, onde consentire ad
ognuno di leggervi quanto ritiene rappresentare il compendio superiore dei Sacri doveri e
dei precetti da osservare. Il L. identifica quindi la Luce che sovrasta ogni essere umano,
non come autorità dogmatica, ma come espressione della fede in un ordinamento morale
dellintero Universo. Allapertura dei Lavori il L.viene aperto dal Primo
Sorvegliante (Rituale Simbolico) o dallex M.V. (Rituale Emulation) alla prima pagina
del "Vangelo di Giovanni" o del Libro "II Cronache VI".
Vi si sovrappongono poi il compasso, con le punte dirette verso Occidente nel Rituale
moderno e verso Oriente nel Rituale Emulation, e la squadra, disposti a seconda del Grado
in cui si svolgono i Lavori. Secondo la tradizione muratoria, il L. aperto sormontato
dalla Squadra e dal Compasso rappresenta le Grandi Luci della Massoneria.
Lira:
Antico strumento musicale a corde, formato da due braccia ricurve che si riunivano alla base, mentre in alto erano tenute separate da un'assicella. Alla sua origine le corde erano solo tre, poi furono portate a sette, ed infine da nove a quindici. Si suonava pizzicando le corde con un plettro in corno o legno, similmente al nostro mandolino. La mitologia attribuisce l'invenzione della L. ad Orfeo, al dio Apollo, ad Anfione e ad altri. Termine derivato dal greco leiton, luogo per gli affari pubblici, ed ergon, opera, che nella Grecia antica, particolarmente in Atene, indicava il servizio di pubblica utilità che i cittadini più facoltosi (con censo superiore a tre talenti) dovevano obbligatoriamente accollarsi. Attualmente viene impiegato per designare qualsiasi azione cultuale esercitata pubblicamente e ciclicamente da parte di una élite sacerdotale, e che, come tale, devessere regolata da norme fisse, stabilite dalla stessa classe sacerdotale, tali da differenziarla da ogni altra forma di culto privato e spontaneo. Nel cristianesimo indica il complesso, definito per tradizione, delle cerimonie e delle formule del culto. Nelle religioni primitive la L. consiste in gesti, parole ed azioni di carattere magico, come il rovesciamento dellacqua per invocare la pioggia, spesso fornite di intenti rappresentativi a scopo mitico. Dal formulario magico si passa spesso alla preghiera od alla rievocazione di miti, un miscuglio di invocazioni e narrazione, come nel rituale dei Boscimani durante la festa del plenilunio, che comprende anche il mito dellorigine della morte. Nelle religioni politeistiche preclassiche, la L. si esprime in rappresentazioni drammatiche di genealogie divine: parole ed azioni vi si fondano formando rispettivamente dramma e commento. Testi rituali ci sono pervenuti dallantico Egitto (Testi delle Piramidi e Libro dei Morti, v.), e dal medio Oriente (testi rituali assiro-babilonesi). Nel tempo particolare rilievo assunsero la L. giudaica (v. Ebraismo) e cristiana. La L. cristiana, formatasi verso il II secolo formatasi intorno alla celebrazione della "Coena Domini" (il sacrificio eucaristico), venne consolidandosi fino a formare un complesso omogeneo al tempo di Gregorio Magno (VI-VII secolo). Unulteriore e definitiva sistemazione fu effettuata dopo listituzione della Congregazione dei Riti (1588). Più recentemente, nuove disposizioni liturgiche sono state emanate da Pio XII (enciclica Mediator Dei del 1947) e durante il Concilio Vaticano II che, tra laltro, dichiarò lingue ufficiali della L. quasi tutte le principali lingue parlate nel mondo. In precedenza, dal IV secolo in poi, unica lingua liturgica era il latino, mentre prima ancora era stata il greco. La L. cristiana, come culto pubblico, risulta nettamente separata dalle preghiere e dalle devozioni private. Gli atti fondamentali della L. sono la messa (basata sulla frazione del pane, Atti degli Apostoli 2, 42), lufficio divino ed i sacramenti. A loro volta i primi due vengono conformati allanno liturgico, lungo il quale si trovano ciclicamente disposte le commemorazioni degli avvenimenti interessanti la vita terrena di Gesù (proprium de tempore) in un periodo intercorrente tra la prima domenica di Avvento e la ventiquattresima dopo Pentecoste, e le feste dei santi (proprium de sanctis). Fra i riti liturgici della chiesa dOriente sono la L. antiochena, la gerosolimitana, la bizantina o costantinopolitana, la copta, la armena ed altre ancora. Fra i riti occidentali, sono la L. romana, la ambrosiana, la gallicana, la mozarabica ed altre. Inoltre benedettini, certosini e domenicani introducono nella L. alcune varianti proprie. Tutte le L. possiedono propri libri liturgici, comprendenti preghiere, excerpta biblica e canti per la messa, per lofficiatura, per i sacramenti e per il rituale sacramentale. Tra i canti liturgici ha conquistato una posizione di prevalenza il canto romano o gregoriano, che musicalmente possiede due stili: quello recitativo (accentus) e quello melodico (concentus). Anche le chiese cristiane evangeliche ed ortodosse possiedono loro tipiche L.: particolare importanza hanno assunto le chiese riformate, soprattutto per i corali. Dagli inizi del XIX secolo è sorto in Francia il movimento liturgico che, diffusosi poi in Germania ed in Italia (con particolari ramificazioni fra i benedettini delle abbazie di Beuron e di Solesmes), vuole diffondere la conoscenza della L. fra il popolo, onde agevolarne la partecipazione ai riti. Strumento passivo, munito di capacità di impiego orizzontale e verticale, più completo quindi della perpendicolare (v.). Simboleggia l'uguaglianza sociale, base del diritto naturale, l'equità nella valutazione degli uomini, delle cose e degli eventi, che debbono essere considerati e meditati nella loro sostanza e mai secondo le loro forme ed apparenze. La L. insegna che la conoscenza dev'essere rapportata al piano terrestre, il cui livello è unico, che interessa direttamente l'uomo, e rappresenta il corretto impiego delle conoscenze acquisite. Quando l'Apprendista viene elevato a Compagno d'Arte si dice che passa dalla Perpendicolare alla L. il che significa che egli, dopo aver approfondito gli elementi della conoscenza, diventa capace di considerarli nelle loro molteplici relazioni con l'universo. Tali relazioni sono suggerite dal triangolo, che è parte integrante della L., nella particolare versione nota come Archipendolo (v.). É l'attributo del Primo Sorvegliante della Loggia, che tutela e mantiene l'armonia tra i Fratelli dell'Officina, sovrintende alla Colonna J del Tempio, curando listruzione dei Compagni dArte, ed è l'unico qualificato a sostituire il Maestro Venerabile nella direzione dei Lavori rituali. Termine che definisce i primi tre Gradi massonici derivati dal nome delle Corporazioni di Costruttori medievali dette Confraternite di san Giovanni. Il riferimento ad un santo che detiene un posto donore nella Libera Muratoria è emblematico. Fin dal 1736 il cavalier Ramsay (v.) sosteneva che la Massoneria non traeva origine dalle confraternite di tagliapietre, che aveva per patrono san Giovanni Battista; essa proveniva da un primo gruppo di cavalieri crociati che si erano uniti allOrdine dei Cavalieri di san Giovanni di Gerusalemme. Perciò le assemblee massoniche erano denominate Logge di san Giovanni. Occorre notare che le Logge tedesche allObbedienza della Gran Loggia A.F.u.A.M., associata al vertice con la Gran Loggia Unita di Germania, sono tutte identificate dalla sigla J. L., Johannis Loge, ovvero Loggia di san Giovanni, sigla che sostituisce appieno quella italiana di R. L. (Rispettabile Loggia). Queste Logge lavorano con un rituale molto simile a quello Simbolico italiano, in Templi molto sobri e scarsi di simbologia. I Fratelli accedono al Tempio a coppie, squadrandolo in senso orario allentrata ed antiorario alluscita, ed usano il Tappeto di Loggia (v.) al posto del Quadro di Loggia (v.).
Loggia Madre: Famosa poesia (titolo
originale Mother Lodge) di Rudyard Kipling (v.), inneggiante alla Loggia Hope and
Perseverance di Lahore (India) in cui fu iniziato nel 1886: "Cerano Rundle,
il capo stazione, /e Beazeley, delle Ferrovie, /e Ackman dellIntendenza, /e Donkin
delle Prigioni, /e Blake il sergente istruttore, /per due volte fu il nostro
Venerabile/con quello che aveva il negozio Europa, /il vecchio Framjee
Eduljee. / Fuori Sergente, Signore, Saluto, Salaam. /Dentro,
Fratello, e non cera nulla di male. /Ci incontravamo sulla Livella e ci
separavamo sulla Squadra, /ed io ero Secondo Diacono nella mia Loggia Madre laggiù. /
Avevamo Bola Nath il contabile /e Saul, lisraelita di Aden, /e Din Mohammed
disegnatore al Catasto, /cerano Babu Chuckerbutty, /e Amir Singh, il Sick, /e Castro
delle officine di riparazione, /il Cattolico Romano. / Non avevamo belle insegne,
/e il nostro Tempio era vecchio e spoglio, /ma conoscevamo gli antichi Landmarks, /e li
osservavamo per filo e per segno. /E guardando tutto ciò allindietro, /mi colpisce
questo fatto, /che non esiste qualcosa come un infedele, /eccetto, forse, noi stessi. /
Poiché ogni mese, finiti i Lavori, /ci sedevamo tutti e fumavamo, /(non osavamo fare
banchetti /per non violare la casta di un Fratello), /e si parlava, uno dopo laltro,
/di religione e di altre cose, /ognuno rifacendosi al Dio che meglio conosceva. /
Luno dopo laltro si parlava, /e non un solo Fratello si agitava, /fino a che
il mattino svegliava i pappagalli, /e quellaltro uccello vaneggiante; /si diceva che
ciò era curioso, /e si rincasava per dormire, /con Maometto, Dio e Shiva /che facevano il
cambio della guardia nelle nostre teste. / Sovente, al servizio del Governo,
/questi passi erranti hanno visitato /e recato saluti fraterni /a Logge doriente e
doccidente, /secondo lordine ricevuto, /da Kohat a Singapore, /ma come vorrei
rivedere /ancora una volta quelli della mia Loggia Madre. / Vorrei potere
rivederli, /i miei Fratelli neri e scuri, /tra lodore piacevole dei sigari di là,
/mentre ci si passa lappiccafuoco; /e con il vecchio khansamah (cameriere)
che russa /sul pavimento della dispensa. /Ah! Essere Maestro Massone di buona fama /nella
mia Loggia Madre, ancora una volta. / Fuori Sergente, Signore, Saluto,
Salaam. /Dentro - Fratello, e non cera nulla di male. /Ci
incontravamo sulla Livella e ci separavamo sulla Squadra, /ed io ero Secondo Diacono nella
mia Loggia Madre laggiù".