Graal:
Termine di derivazione
provenzale avente il significato di coppa. Nelle varie tradizioni G. significa: 1) una
pietra concava caduta dal Cielo in cui si sarebbe raccolto il sangue di Gesù, 2) un
anello di congiunzione tra Cielo e terra, 3) lOro dei filosofi. Secondo
lAngebert (Il Libro della Tradizione, Ed. Mediterranee, 1980), "Coppa
leggendaria, crogiolo alchemico, libro della conoscenza, il G. sfugge ad ogni
definizione, poiché le comprende tutte. Ciò che è certo è lesistenza dun
"oggetto" dalle virtù straordinarie che, a partire da una certa epoca, sarebbe
misteriosamente scomparso. Linterpretazione più comune fa del G. una coppa,
di cui Gesù si servì nel corso dellultima cena, ed in cui Giuseppe dArimatea
raccolse poi il sangue del Salvatore, quello della ferita al fianco prodotta dalla
lancia del centurione Longino (episodio riferito nel Vangelo di Nicodemo) ... Nel
sangue risiede il principio dellImmortalità fisica. Trasformare il sangue in luce,
ossia passare da un principio tellurico ad un principio solare, è
realizzare la trasmutazione delluomo su tutti i piani. La stessa trasformazione
operata da Gesù, divenuto Cristo glorioso, risorto per ricongiungersi al Logos. Così,
con latto di Giuseppe dArimatea le forze vive della luce contenute nel sangue
divino vennero attratte e concentrate in essenza nel G., diventato sacro".
Ancora lAngebert sostiene lorigine iperborea del culto della Coppa dOro,
accennando alla considerazione che gli antichi popoli nordici credevano che Iris
(larcobaleno) attingesse con questa lacqua dello Stige, necessaria ai
giuramenti degli dei. La coppa passò poi agli Atlantidi, giacché Platone nel suo Timeo
riferisce che essa serviva per le libagioni religiose, introducendo il carattere sacro nel
suo contenuto impiegato nelle cerimonie magiche. Infatti Platone riferisce che i dieci
imperatori di Atlantide iniziavano le loro riunioni con il sacrificio di un toro, il cui
sangue veniva raccolto in una coppa. Lo zampillare del sangue, simbolo della vita e del
rinnovamento, determina il carattere sacro del recipiente che lo contiene. É in questo
che va vista lorigine occulta del G., che sarebbe quindi legato alla tradizione
indoeuropea. Nella civiltà celtica, i druidi (v.) rappresentavano la manifestazione di
vita con una spirale che, come il simile labirinto cretese, è sempre associata alla coppa
od al vaso di verità. Quel vaso celtico contiene il vino di verità, la bevanda
dimmortalità preparata dalla dea Corridwen, chiamata Greal. Ma il Greal-Graal,
antenato del sangue della Passione, non è la sola traccia della conoscenza del mistero
del G. presso i Celti. Infatti lesame del tempio solare di Glastonbury (5.000 a.C.)
non è che un gigantesco Zodiaco (v.) di unantichità precristiana, che comprende
tutti gli elementi della più tarda ricerca del G. Sulla disposizione di
questimmensa unità architettonica era basata quella della corte di re Artù,
luogo di partenza delle leggendarie avventure della Tavola Rotonda (v.), la creazione di
Crètien de Troyes. Più tardi, nel suo Parzifal, Wolfram von Eschenbach trasforma
la coppa in pietra preziosa, indicando che "Su un verde smeraldo, essa
portava il desiderio del Paradiso. Era loggetto che si chiama il G.". Si
tratta qui di una pietra piena di luce, portata in terra dagli angeli del Cielo. Quindi
non si tratta più di reliquie fisiche del sangue di Cristo, ma di una forza spirituale.
Tale conoscenza rivoluzionaria sarebbe stata trasmessa allautore da un certo Kyot (o
Guyot), il quale "Nella polvere di Toledo, trovò in aggrovigliata scrittura
pagana (in arabo) la Leggenda che raccoglie la somma di ogni leggenda". Quindi
attraverso il Parzifal si arriva alla conoscenza delloggetto G., che oscura
il G. mitico, chiarendo che: 1) La città di Toledo era sotto il dominio dei mori, ed era
ritenuto il principale centro dosservazione del cosmo; 2) Si trattava di una gemma,
di uno smeraldo, incastrata nella fronte di Lucifero. Alla caduta di
quellarcangelo lo smeraldo rotolò al suolo, fu recuperato dagli angeli e venne
intagliato con 144 angoli, formandone una coppa. Fanno riferimento ad una pietra preziosa
altre culture e diversi culti, con modalità, descrizione e poteri del tutto analoghi:
lIslam con la Kaba o Kaaba (v.), lantico Egitto con gli attributi
di Osiride (v.). la civiltà Inca con il culto di Quetzalcoatl e quella Azteca con i
Chalchihuitl. Infine è interessante valutare la recente ipotesi che identifica il G. con
lArca dellAlleanza (v.). Graham Hancock, nel suo libro "Il
Mistero del Sacro Graal" (Ediz. Piemme, Casale Mon.to, 1995) sostiene infatti
questa possibilità. Egli riferisce che secondo il Kebra Nagast, il libro sacro ai falasha,
gli ebrei etiopi, nel corso del X secolo a.C. Menelik, figlio di re Salomone e della
regina di Saba, avrebbe praticamente salvato l'A. dalla profanazione babilonese
trasportandola, attraverso rocambolesche peripezie, proprio in Etiopia. Essa sarebbe
tuttora gelosamente custodita nel Sancta Sanctorum di in uno degli spettacolosi
Templi monolitici, di molto probabile costruzione templare, presenti nella zona, decorati
con numerose croci ansate (Croix pattèe), noto simbolo dei Cavalieri del Tempio.
Si troverebbe ad Axum, sotto la diretta custodia di un Nebura-ed, il capo dei
sacerdoti e guardiano dell'A., l'unico autorizzato e soprattutto in grado di
avvicinare l'A. senza subire danni fisici anche mortali. Ben protetta all'interno di un
Tempio dotato di torri e di merli, denominata Santa Maria di Sion, essa ne uscirebbe
soltanto in occasione della sacra festa popolare detta Timkat, celebrata il 18
gennaio d'ogni anno. Taluni sostengono che in processione non sarebbe portato l'originale
dell'A., ma un talbot, una specie di riproduzione delle Tavole della Legge, di cui
esistono esemplari in tutte le chiese etiopiche, nonché in una raffigurazione della
regina di Saba visibile sotto il porticato esterno settentrionale della famosissima
cattedrale gotica di Chartres, in Francia. Sono però molti ancora i possibili nascondigli
di questo eccezionale simbolo spirituale: 1) il castello di Gisors; i Cavalieri
Templari avevano stretto rapporti con la Setta degli Assassini (v.), un gruppo iniziatico
ismailita che adorava una misteriosa divinità chiamata Baphomet . Per alcuni
studiosi il Baphomet altro non era che il Graal; prima di essere sgominati, gli Assassini
lo avevano affidato ai Templari, che lo avevano portato in Francia verso la metà del XII
secolo; del resto Wolfram aveva battezzato Templeisen i cavalieri che custodivano
il Graal nel castello di Re Anfortas. Se le cose fossero davvero andate così, ora il
Graal si troverebbe tra i leggendari tesori dei templari (mai rinvenuti) in qualche
sotterraneo del castello di Gisors; 2) a Castel del Monte; i Cavalieri Teutonici,
fondati nel 1190, erano in contatto sia con i mistici Sufi, una setta islamica che adorava
il Dio delle tre religioni, Ebraica, Islamica e Cristiana, sia con l'illuminato Imperatore
Federico II Hohenstaufen, a sua volta seguace di quella dottrina. Tramite i Cavalieri
Teutonici, i Sufi avrebbero affidato il G. all'Imperatore, affinché lo preservasse dalle
distruzioni scatenate dalle Crociate. In tal caso, il G. si troverebbe a Castel del Monte,
un palazzo a forma di coppa ottagonale edificato apposta per custodirlo. Wolfram sembra
fornire un appoggio anche a questa tesi: nel suo Parzifal aveva infatti evidenziato il
legame tra le religioni cristiana, ebraica e islamica: 3) a Takht-I-Sulaiman; alla
voce Artù (v.)è descritta l'ipotesi secondo la quale il Sovrano inglese era un
rappresentante dello Zoroastrismo. Ebbene, il Castello del G. descritto al solito da
Wolfram Von Eschenbach, è sorprendentemente simile a Takht-I-Sulaiman, il principale
centro del culto di Zoroastro. Qui, prima di venire dispersi e allontanati, i seguaci di
Zarathustra adoravano il simbolico Fuoco Reale, fonte della conoscenza.
Takht-I-Sulaiman potrebbe essere dunque la mitica Sarraz, da cui il G. (il Fuoco Reale)
giunse, a cui ritornò, e dove forse si trova ancora; 4) il Castello di Montsegur
(v.); dopo che il culto di Zoroastro era stato disperso, alcune delle sue dottrine furono
ereditate dai Manichei e, di seguito, dai Catari o Albigesi (v.); questi ultimi erano
giunti in Europa dal Medio Oriente, passando per la Turchia e i Balcani, e si erano
stabiliti in Francia nel XII secolo. Nel 1244, dopo una lunga persecuzione da parte del
Papato e dei francesi, furono sterminati nella loro fortezza di Montsegur. Se avessero
portato con sé il G. durante le loro peregrinazioni, ora esso potrebbe trovarsi insieme
al resto del loro tesoro in qualche impenetrabile nascondiglio del castello. È di nuovo
Wolfram a fornire un indizio in proposito: il Castello del Graal (quello simile a
Takht-I-Sulaiman) si chiama infatti Munsalvaesche, cioé Monte Salvato o Monte
Sicuro. Negli anni '30 il tedesco Otto Rahn, colonnello delle SS e autore di Crusade
contre le Graale La Cour de Lucifer, intraprese alcuni scavi a Montsègur ed in altre
fortezze catare, con l'appoggio del filosofo nazista Alfred Rosenberg, portavoce del
Partito e amico personale di Hitler. L'episodio fornì al romanziere Pierre Benoit, già
autore del celebre L'Atlantide, lo spunto per il romanzo Monsalvat. 5) a Torino;
importato forse dai pellegrini che si spostavano per l'Europa durante il medioevo, o forse
dai Savoia insieme alla Sacra Sindone, il G. sarebbe giunto nel capoluogo piemontese. Le
statue del sagrato del tempio della Gran Madre di Dio, sulle rive del Po, indicano, a chi
è in grado di comprenderne la complessa simbologia, il nascondiglio attuale della Coppa;
6) a Bari; nel 1087, un gruppo di mercanti portò a Bari dalla Turchia le spoglie
di San Nicola, e in loro onore venne edificata una basilica. In realtà la translazione
del Santo era solo la copertura di un ritrovamento ben più importante, quello del G. I
mercanti erano in realtà cavalieri in missione segreta per conto di Papa Gregorio VII. Il
Pontefice era al corrente del potere del Calice, ma non intendeva pubblicizzare la sua
ricerca, né l'eventuale ritrovamento, in quanto esso era un oggetto pagano, o comunque il
simbolo di una religione ancor più universale di quella cattolica. Gli premeva di
recuperarlo da Sarraz in quanto temeva che la sua presenza sul suolo turco avrebbe aiutato
i Saraceni (in questo caso i Turchi Selgiuchidi) nella loro espansione ai danni
dell'Impero Bizantino, e avrebbe nuociuto al programmato intervento di forze cristiane in
Terra Santa a difesa dei pellegrini, non è dato di sapere dove si trovava la coppa (che,
forse, era passata per le mani di San Nicola nel VI secolo, e che gli avrebbe conferito la
fama di dispensatore d'abbondanza ) e chi comandò la spedizione; sta di fatto che, in
una chiesa sconsacrata di Myra, i cavalieri prelevarono anche alcune ossa, poi
ufficialmente identificate come quelle del Santo. Il recupero delle spoglie giustificò la
spedizione in Turchia e l'edificazione di una basilica a Bari; la scelta di custodire il
G. in quella città anziché a Roma fu determinata da due motivi: da lì si sarebbero
imbarcati i cavalieri per la Terra Santa (la prima crociata fu bandita sei anni dopo il
ritrovamento) ed il G. avrebbe riversato su di loro i suoi benefici effetti; in più
la sua presenza avrebbe protetto Roberto il Guiscardo, Re normanno delle Puglie,
principale alleato del Papa nella lotta contro Enrico IV; a ricordo dell'avvenimento, sul
portale della cattedrale (edificata parecchi anni prima della divulgazione della
Materia di Bretagna) si trova l'immagine di Re Artù ed un'indicazione stilizzata del
nascondiglio; la tomba di San Nicola continua ad emanare un liquido chiamato manna
che, oltre a essere altamente nutritivo, come il G. guarisce da ogni male.
Gradi Massonici:
I Liberi Muratori si distinguono nei tre G. di: Apprendista, Compagno d'Arte e
Maestro Massone. I passaggi di Grado possono essere concessi quando il Fratello abbia dato
segni di aver progredito nell'apprendimento dell'Arte Reale e della cultura Massonica, e
decorso almeno un anno di vita massonica nel Grado. La Loggia, con domanda motivata al
gran Maestro, può chiedere eccezionalmente il nullaosta per l'abbreviazione dei termini
di permanenza in uno dei primi due Gradi Simbolici ove il Fratello abbia dato particolare
prova di maturità, di cultura massonica e di attaccamento alla Comunione (Art. 10 della
Costituzione del Grande Oriente dItalia). Mentre a livello di Massoneria Azzurra la
situazione è chiara e semplice, con i soli tre Gradi cosiddetti simbolici, nei Corpi
Rituali le cose si complicano. Infatti ogni Rito ha i suoi ordini, con riferimenti,
significati e raggruppamenti peculiari a ciascuno di essi. Citando solo quei Corpi
massonici presenti nel territorio italiano e riconosciuti dal G.O.I., il R.S.A.A. (v.) è
suddiviso in 30 (33) Gradi, il Rito Americano o di York in 10 (13), e lA.P.R.M.M.
ben 94 (97), A ciascun Rito citato, per ottenere il numero totale dei Gradi (peraltro
riportato in parentesi), occorre aggiungere i tre Gradi dellOrdine.
Gradini:
Definiti anche
scalini, sono sopraelevazioni che consentono al passo umano il passaggio graduale
da un livello inferiore ad uno superiore. In Massoneria i gradini assumono significanze
simboliche di primaria importanza. Il gradino singolo è quello che distingue il piano del
pavimento del Tempio dal livello in cui si sistemano i Fratelli che partecipano al Lavoro
rituale. Il pavimento (v.) è situato a livello profano, mentre i Fratelli si collocano ad
un livello superiore, conseguito attraverso l'iniziazione muratoria. Sembrerebbe un atto
di presunzione, l'attestazione di una collocazione ad un livello superiore rispetto al
resto dell'umanità. Simbolicamente è invece consapevolezza della responsabilità
affidata ad ogni Massone di rappresentare un esempio per la profanità, grazie ad un'etica
comportamentale acquisita con la comprensione dei principi, delle regole e delle
limitazioni imposte ai suoi adepti dalla Libera Muratoria speculativa universale. Invece tre
sono i G., così come gli anni dell'età muratoria, attribuiti all'Apprendista e che lo
identificano. Cinque sono quelli caratterizzanti il Compagno d'Arte, come pure
tanti sono i suoi anni d'età iniziatica. Sette sono infine i G. della scala
guadagnata dal Maestro Massone. Nel corso dei Lavori rituali condotti nei tre diversi
gradi simbolici dell'Ordine, i numeri tre, cinque e sette vengono rispettivamente citati
allorché viene menzionata l'età iniziatica ed il numero di mattoni raccolti attraverso
il Tronco della Vedova.
Gran
Loggia dItalia: Costituita a seguito di un violento scontro tra il
Gran Maestro del Grande Oriente dIalia, Ettore Ferrari, lo scultore autore del
monumento a Giordano Bruno (v.), ed il massimo esponente del R.S.A.A., Saverio Fera.
Origine del dissidio una proposta di censura del Gran Maestro, alla Gran Loggia annuale
dei Maestri Venerabili, contro quei deputati massoni che non avevano appoggiato in
parlamento la mozione del Fr. Bissolati, tendente ad abolire linsegnamento del
catechismo cattolico nelle scuole pubbliche italiane. Contro quella proposta Fera
rivendicò la libertà di coscienza degli associati nei problemi che non toccavano la vita
dellistituzione massonica. Il Ferrari insisteva invece sullinammissibilità
della mancata applicazione nel mondo profano dei principi professati nel Tempio. Nel 1908
Fera decideva la scissione del Grande Oriente dItalia e, appoggiato e seguito dalla
maggioranza dei Fratelli insigniti di Alti Gradi, dovette creare una propria Serenissima
Gran Loggia dItalia, perché sera venuto a trovare a capo di
unobbedienza priva di base. La Massoneria italiana era definitivamente divisa tra la
neonata "Massoneria di Piazza del Gesù - Palazzo Vitelleschi" (v.) ed il
G.O.I. denominato "Massoneria di Palazzo Giustiniani", dai nomi degli
edifici in cui avevano le proprie sedi romane. Le conseguenze furono paradossali, poiché
tra il 1912 ed il 1925 entrambe le organizzazioni ottennero analoghi riconoscimenti
internazionali, con lesclusione di quello della Gran Loggia Madre
dInghilterra. Nel maggio 1925 il governo fascista decretava lo scioglimento di tutte
le società segrete, e subito si scatenava la persecuzione, costringendo al confino od
alla clandestinità i Fratelli di entrambe le obbedienze (v Massoneria e Fascismo). Dopo
la seconda guerra mondiale, in Italia si costituirono una ventina di diverse obbedienze
massoniche, guadualmente ridottesi ad otto. Oggi risultano operative alcune diverse
Obbedienze, quali:
1) Grande Oriente dItalia, detta Massoneria di
Palazzo Giustiniani, con sede romana nel Palazzo Medici del Vascello, con circa 15.000
aderenti;
2) la Gran Loggia dItalia, già di Piazza del
Gesù, denominata oggi di Palazzo Vitelleschi, con circa 6-7.000 membri, che ammette anche
le donne;
3) la Gran Loggia Nazionale Italiana, con circa 2.000
aderenti;
4) la Gran Loggia Regolare dItalia, lunica
ancora riconosciuta dalla Gran Loggia dInghilterra, costituita da una scissione del
1993 avvenuta per iniziativa dellallora Gran Maestro del G.O.I. prof. Giuliano Di
Bernardo, con meno di mille seguaci;;
5) lOrdine Misto Internazionale "Il Diritto
Umano", in fase di sfaldamento a seguito della costituzione della Serenissima Gran
Loggia Nazionale Italiana, di impronta scozzese;
6) il Grande Oriente Italiano, collegato alle Massonerie
negre degli Stati Uniti;
- inoltre, riconosciuti dal G.O.I., sono operativi i
riti:
a) R.S.A.A. (v.);
b) Rito Americano o di York dellArco Reale (v.);
c) Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraim (v.);
d) Gran Priorato di Scozia (v.);
e) Rito Simbolico Italiano (v.);
f) Antico Rito Noachita (v.).
Gran Loggia Femminile
dItalia:
Organizzazione massonica fondata a Roma nel
1975, che ha avuto come sua prima Gran Maestra la signora Marisa Bettoja. Come ogni ordine
muratorio è assolutamente apolitica e priva di fini di lucro, e si ispira al trinomio
Libertà, Uguaglianza e Fraternità. Essa si prefigge come unico scopo il perfezionamento
della comunità umana. La G.L.F.I. non ammette i Fratelli nelle proprie officine, così
come proibisce alle Sorelle dellOrdine di partecipare ai Lavori delle Logge maschili
o miste. Si attiene alle Costituzioni di Anderson, lavorando con il Libro della Sacra
Legge, la Squadra ed il Compasso. Possono richiedere lammissione allOrdine
tutte le donne residenti nel territorio italiano, indipendentemente dalla razza, dalla
religione, dalla credenza e dalle condizioni sociali. Ha la sua sede centrale in Roma, in
via di Villa Ricotti n° 6.
Gran
Loggia Nazionale dei Liberi Muratori dItalia:
Denominazione
completa della Gran Loggia (v.), suprema autorità della Comunione Massonica Italiana del
Grande Oriente dItalia. Essa rappresenta l'espressione della sovranità di tutte le
Logge, ed è l'Organo legislativo del Grande Oriente d'Italia (Art. 25 della Costituzione
dell'Ordine). Ulteriori dettagli riguardanti la G. sono reperibili alle voci: Struttura,
Metodi e Competenze (v.).
Gran
Loggia Regolare dItalia: Nata nel 1993 da uniniziativa adottata
dal prof. Giuliano Di Bernardo, mentre ancora ricopriva la carica di Gran Maestro del
Grande Oriente dItalia. Era stata una sorta do gemmazione decisamente traumatica ed
assolutamente inaspettata. Listituzione era ancora al centro delle persecutorie
indagini della magistratura, particolarmente del procuratore Cordoba, che tendevano a
chiarire coperture o presunti agganci tra la massoneria e la criminalità organizzata.
Allindomani della Gran Loggia del marzo 1993, il Gran Maestro rassegnava l sue
dimissioni dalla carica, motivandole con lesistenza di varie Logge coperte i cui
piedilista erano mantenuti segreti al G.O.I., con lincredibile accusa rivolta ad
alcune Logge di ammettere donne alliniziazione muratoria, e con la denuncia generica
di Lavori rituali svolti senza la presenza sullAra del Libro della Legge Sacra. La
Gran Loggia Unita di Inghilterra, attraverso il suo Gran Segretario Higham, ritirava
subito il suo riconoscimento al G.O.I., concesso nel 1972, per attribuirlo solo dopo pochi
mesi alla neonata G.L.R.I., forte di poche Logge e di poche centinaia di aderenti, tutti
fuorusciti dal G.O.I. stesso. Il prof. Di Bernardo vi assumeva subito la carica di Gran
Maestro, ed avviava rapporti con varie obbedienze estere massonicamente legate alla
Massoneria inglese. La situazione italiana vedeva un seguito analogo in Spagna, Portogallo
e Grecia, ove neo Gran Logge Regolari allobbedienza inglese si erano proposte per
sostituire i Grandi Orienti esistenti: molti avevano addirittura pensato ad un incredibile
tentativo colonizzatore applicato al campo massonico. Stando alle scarne notizie
trapelate, le fila dei massoni della G.L.R.I. starebbero sempre più assottigliandosi, al
punto che molti tra i superstiti avrebbero avviato trattative per rientrare nelle Logge
del G.O.I.
Gran Loggia:
La
Gran Loggia è la suprema autorità della comunione Massonica Italiana, e rappresenta
l'espressione della sovranità di tutte le Logge. Essa è l'Organo legislativo del Grande
Oriente d'Italia (Art. 25 della Costituzione dell'Ordine). Ulteriori dettagli riguardanti
la G.L. sono contenuti nelle voci: Struttura, Metodi e Competenze (v.).
Gran Maestro:
(G.O.I.)
Il Gran Maestro è il garante della Tradizione Muratoria. Ispira, presiede e
governa la Comunione Massonica Italiana. Nell'esercizio del Magistero Iniziatico
la sua autorità è sacra ed inviolabile. Egli esercita tutte le attribuzioni di
carattere tradizionale, nell'osservanza e nell'ambito della Costituzione e del
Regolamento dell'Ordine; rappresenta il Grande Oriente d'Italia presso le
Comunioni Massoniche Estere e nel mondo profano (Art. 29 della
Costituzione dell'Ordine). Per ragguagli riguardanti la figura e la carica,
vedere Eleggibilità, Attribuzioni e Competenze del G.M.
Y
(Notizie storiche) Dopo la
fondazione del Grande Oriente d’Italia (Milano, 1805), di cui fu Gran Maestro
il viceré Eugenio Beauharnais, con la sua costituzione ufficiale, avvenuta in
Torino nel 1859, vi hanno ricoperto la carica di Gran Maestro i seguenti
Fratelli:
-
Filippo
Delpino,
interim, M.V.
della Loggia Madre Ausonia, (20.12.1859-20.5.1860)
-
Livio
Zambeccari,
interim
-
Felice Govean,
regg.
-
Costantino
Nigra (3.10.1861-31.1.1862)
-
Livio
Zambeccari,
interim (8.10.1861-1.3.1862)
-
Filippo
Cordova
(1.3.1862-6.8.1863)
-
Celestino
Peroglio (6.8.1863-24.5.1864)
-
Giuseppe
Garibaldi
(24.5.1864-8.8.1864)
-
Francesco
De Luca, regg. (9.1864-5.1865)
e G.M. (28.5.1865-20.6.1867)
-
Filippo
Cordova
(21.6.1867-2.8.1867 dimiss.)
-
Ludovico
Frapolli
(2.8.1867-7.9.1879 dimiss.)
-
Giuseppe
Mazzoni
(7.9.1870-11.5.1880c)
-
Giuseppe
Petroni
(12.5.1880-16.1.1885)
-
Adriano
Lemmi (17.1.1885-31.5.1896)
-
Ernesto
Nathan
(1.6.1896-14.2.1904)
-
Ettore
Ferrari
(15.2.1904-25.11.1917 dimiss.)
-
Ernesto
Nathan
(25.11.1917-22.6.1919)
-
Domizio
Torrigiani
(23.6.1919) - Comitato di Ordinamento
dal sett. 1926: Eugenio Chiesa (12.1.1930-22.6.1930c)
- Arturo Labriola
(23.6.1930-29.11.1931 dimiss.)
-
Alessandro
Tedeschi (29.11.1931-1940)
-
Davide
Augusto Albarin (1940-1944) - Comitato
di maestranza: Umberto Cipollone, Guido Laj, Gaetano Varcasia
(1943-1945)
-
Guido
Laj (18.9.1945-5.11.1948)
-
Umberto
Cipollone p.t.
(5.1.1949-18.3.1949)
-
Giorgio
Tron (29.5.1960-28.4.1961)
-
Corrado
Mastrocinque p.t.
(29.4.1961-16.7.1961)
-
Giordano
Gamberini
(17.7.1961-21.3.1970)
-
Lino Salvini
(21.3.1970-18.11.1978 dimiss.)
-
Ennio
Battelli
(18.11.1978-27.3.1982)
-
Armando
Corona (28.3.1982-10.3.1990)
-
Giuliano
Di Bernardo (11.3.1990-16.4.1993 dimiss.)
-
Eraldo
Ghinoi, regg.
(5.5.1993-18.12.1993)
-
Virgilio
Gaito
(18.12.1993-21.3.1999)
-
Gustavo
Raffi (21.3.1999 - )