Enrico
VIII: Re dInghilterra (28.6.1491-28.1.1547), figlio di
Enrico VII Tudor, divenne erede al trono alla morte del fratello maggiore Arturo (1502(,
del quale sposò la vedova Caterina dAragona, subito dopo essere diventato re nel
1509. Bello, colto ed amante dellarte, dotato di unaffinità istintiva con il
suo popolo al quale seppe sempre imporre la sua volontà, durante la giovinezza fu un
cattolico devoto, tanto da ottenere dal papa il titolo di defensor fidei (1521) per
aver confutato, nella sua Assertio septem sacramentorum, le proposizioni di Martin
Lutero. Agli inizi del regno E. lasciò le redini del potere al ministro Wolsey, tuttavia
intraprese la creazione di una flotta regia da guerra, intuendo limportanza che la
potenza marinara avrebbe rivestito per lInghilterra. Cercando di manovrare in modo
che lInghilterra riuscisse a mantenere lequilibrio delle forze in Europa,
Wolsey favorì, dopo la pace con la Francia (1514), lalleanza con Francesco I, ma
finì per compromettere questo equilibrio quando scelse di appoggiare Carlo V, il quale,
dopo la battaglia di Pavia (1525), era diventato il padrone dellEuropa. Frattanto
E., desideroso di assicurarsi un erede maschio, decise di divorziare da Caterina (che dopo
aver dato alla luce Maria nel 1516 non sembrava più in grado si procreare) per passare a
nuove nozze con Anna Bolena. Wolsey, incaricato di negoziare con la corte pontificia,
fallì nel tentativo perché Clemente VII non era in grado di sciogliere il vincolo
matrimoniale di Caterina, zia di Carlo V del quale si trovava alla mercé dopo il sacco di
Roma (1527). La questione del divorzio determinò la caduta di Wolsey e la rottura con
Roma. E. trovava infatti intollerabile che gli interessi dellInghilterra dovessero
dipendere, attraverso il papa, dallimperatore, e fu pronto ad accogliere sia il
suggerimento di Cranmer, secondo il quale bastava ottenere da alcuni eminenti teologici la
certezza della nullità del primo matrimonio, sia quello di Cromwell, che lo incitava a
rompere con Roma. Sposata Anna Bolena nel gennaio 1533, in luglio E. fu scomunicato. Il 7
settembre gli nasceva la figlia Elisabetta. Lo strumento scelto da E. per attuare lo
scisma fu il Parlamento, il quale votò tutte le misure proposte dalla Corona fra cui
lAtto di supremazia (1534), che proclamò il re capo supremo della Chiesa inglese
(v. Anglicanesimo). Tommaso Moro e lo stesso arcivescovo Fisher, che non vollero ripudiare
lautorità del papa, furono inesorabilmente giustiziati (1535), ma in genere il
clero non si dimostrò intransigente, ed accettò le misure che gli vennero imposte. E.,
che voleva essere capo di una chiesa cattolica nazionale, perseguitò i protestanti, e nel
1539 fece votare lAtto dei sei articoli che prevedeva la pena di morte per
chi negava la transustanziazione ed il celibato dei preti. Frattanto egli, che nel 1536
aveva fatto giustiziare Anna Bolena, era passato a nuove nozze con Jane Seymour, che morì
dopo aver dato alla luce Edoardo (1537). A questo seguirono altri tre matrimoni, con Anna
di Cleves (ripudiata dopo pochi mesi nel 1540), Caterina Howard (giustiziata nel 1542) e
Caterina Parr. E., che nel 1536 era riuscito ad assimilare il Galles allInghilterra,
non ebbe altrettanto successo con lIrlanda, della quale tuttavia fu proclamato re
nel 1541. Malgrado la vittoria di Solway Moss sugli scozzesi (1542), non riuscì ad
eliminare linfluenza francese in Scozia. Pur avendo gettato le basi
dellInghilterra moderna, alla sua morte tali basi si presentavano decisamente
instabili, perché lo Stato era gravemente indebitato, la moneta svalutata e le lotte di
religione sul punto di esplodere con violenza estrema.
Eone:
Termine che Aristotele fa derivare da aei (sempre) e che esprime la durata nel senso di tempo, evo, eternità. E. ha un'accezione fondamentalmente religiosa: nell'antica religione greca Aion era considerato figlio di Kronos (v.); gli E. furono poi concepiti dal neoplatonismo e dallo gnosticismo come una molteplicità di divinità intermedie tra Dio ed il mondo sensibile. La concezione gnostica afferma che gli E. sono emanati da Dio a coppie (sizigie) costituenti il pleroma (v.), che va degradando man mano che si allontana da Dio per avvicinarsi alla materia. Dal pleroma discendono il Demiurgo, che dà origine al mondo ed all'uomo, e Cristo, che salva l'uomo e gli rivela la gnosi del sommo Dio.Eoniti: Setta eretica fondata in Bretagna da Eon de l’Etoile nel XII secolo. I suoi seguaci negavano la validità dei Sacramenti, la resurrezione della carne e la gerarchia ecclesiastica, accusando la Chiesa di Roma di avarizia e di corruzione. La setta, già condannata nel 1148 dal concilio di Reims, scomparve del tutto con il decesso del suo fondatore.
Scuola filosofica fondata ad Atene da Epicuro nel 306 a.C. Ebbe svolgimento e durata ininterrotta fino al IV secolo d.C.; insieme allo stoicismo (v.) è lindirizzo che esercitò maggiori influenze sul mondo greco-romano antico, per la sua applicazione ed efficacia pratica, assai più estese del platonismo e dellaristotelismo. LE. si propose come dottrina morale basata sulla finitezza delluomo e sullillusiorietà della provvidenza divina: la felicità è la ricompensa per luomo che sa trarre elevati godimenti dalla vita, la libertà di un godimento non frenato da precessi che si esprime nellamicizia, nella pace e nei piaceri estetici, e non prevalentemente sui piaceri materiali. Discepoli di Epicuro furono, tra i tantissimi, Filodemo e Diogene di Enoanda: Importante è la sua diramazione romana, con Lucrezio e le influenze su Orazio e Virgilio. Nonostante i tentativi compiuti da Lorenzo Valla e Pietro Gassendi, e le rilevanza che ebbe per il materialismo di Hobbes, lE. non conobbe una vera rinascita nellepoca moderna.Epifania: Termine derivato dal greco epufaneua, apparizione, che nella religione cristiana costituisce la festività del 6 gennaio, istituita inizialmente per celebrare la nascita di Gesù, che verso la metà del IV secolo fu anticipata al 25 dicembre. Fu da allora che vi furono solennizzate le prime manifestazioni che evidenziarono la divinità di Cristo. La venerazione dei Magi (Matteo 2, 2), il battesimo nel Giordano (Matteo 3, 16-17) ed il primo miracolo alle nozze di Cana (Giovanni 12). Le origini della festa andrebbero ricercate presso gli gnostici Basilidiani, come attestato da Clemente Alessandrino (I-II secolo). Soltanto presso le Chiese ortodosse l’E. ha conservato tutti i suoi significati originali, mentre in Occidente ha assunto la fisionomia di una ricorrenza incentrata soprattutto sulla celebrazione dell’adorazione dei re Magi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. In ambito folcloristico l’E. è definita prima Pasqua dell’anno: da un lato è collegata al capodanno attraverso l’accensione di fuochi augurali ed il rogo di un fantoccio, mentre dall’altro è legata al carnevale, con rappresentazioni burlesche e cortei mascherati rievocanti il viaggio dei Magi. Di spicco nelle celebrazioni dell’E. è tuttora il ruolo assunto dalla figura della Befana.
Epifanio: Derivazione dal greco ‘Epufanioz, è il nome di uno scrittore di Salamina (310-403) che, dopo essersi ritirato per qualche tempo in un monastero egiziano, visse per 30 anni in un cenobio presso Eleuteropoli. Eletto vescovo di Salamina in Cipro nel 367, si occupò soprattutto della lotta contro Origene in difesa dell’ortodossia. Le sue opere più note sono: ‘Agcugotoz (L’ancorato) e Panarioz (Il contravveleno), redatte contro tutte le eresie elencate in ordine progressivo. Opere minori sono Sui pesi e le misure e Sulle gemme, sempre di argomento religioso. E. fu sostenitore dei dogmi, mentre respinse il tentativo di spiegarli con l’aiuto della filosofia, come aveva appunto fatto Origene che viene perciò considerato eretico.
Disciplina filosofica che studia criticamente la conoscenza scientifica, proponendosi lanalisi del linguaggio, delle metodologie, della strutturazione dei concetti in teorie e dottrine, stabilendone i criteri di validità. NellE. contemporanea particolare rilievo hanno avuto le riflessioni di R. Carnap (richiesta della confermabilità), B. Russell (criterio della significanza) e K. Popper (principio della falsificabilità). : Secondo gli Astrologi ha già avuto inizio nel 1948, ed avrà la durata di circa 2160 anni (v. Anno Grande di Platone). Dovrebbe essere caratterizzata dalla fraternità, dalla cooperazione, dallo sviluppo delle scienze e della filosofia. Secondo la Guida Internazionale dellEtà dellAcquario (Ediz. Bresci, Torino), "Quando luomo di buona volontà si muove per migliorare le condizioni del suo fratello, egli lavora per la vita. Lo spirito acquariano è già presente in quei movimenti, associazioni, organizzazioni ed istituzioni che non operano per fini speculativi, ma soltanto per migliorare la condizione umana e di tutti gli altri esseri viventi". Ed ancora: "Il chiaroveggente vede che il pensiero della folla è ancora dominato dallodio, dalla paura, dal rancore, dalla vendetta e dalla stupidità. Tutte queste negatività sono impastate della pesante nebbia dellegoismo. Si parla tanto di libertà, ma non si insegna a conoscerla ed apprezzarla, cosicché lindividuo trascorre il suo tempo a giudicare il prossimo, ad abbassare gli altri per sentirsi innalzato, e ben presto perde il controllo della sua libertà e della sua stessa dignità". La voce acquariana risuona particolarmente nelle parole del poeta Kahlil Gibran: "Spesso vi ho udito parlare di qualcuno che ha sbagliato come se non fosse uno di voi, ma uno straniero che si sia insinuato nel nostro mondo. Ma io vi dico che nello stesso modo che il santo ed il giusto non possono elevarsi al di sopra di ciò che vi è di più in alto in ognuno di voi, così il malvagio ed il debole non possono cadere più in basso di ciò che di più basso è in voi. E come la singola foglia non ingiallisce senza che tutta la pianta sia sua muta complice, così il malvagio non può agire senza la volontà nascosta di tutti voi". : Nome greco della dea romana Giunone (v.). : Nome greco dell'eroe mitologico latino Ercole (v.). Dal greco Hracleitoz, filosofo greco presocratico (VI-V secolo a.C.). Egli rappresenta la netta opposizione alla teoria immobilistica dell’essere espressa da Parmenide (v.), cui oppone una spiegazione della realtà basata sul divenire incessante. Pare che E. non conoscesse affatto le dottrine di Parmenide, che era più giovane di lui. Dell’unica opera di E., intitolata Sulla natura, ci sono pervenuti solo un centinaio di frammenti redatti in prosa ionica. Riprendendo le anticipazioni naturalistiche di Anassimandro (v.), egli insiste soprattutto sulla realtà e sulla vita come lotta di contrari e quale continua tensione. Unità e molteplicità vengono in tal modo connesse tra loro, però non nell’unità, ma nel divenire, ovvero nella trasformazione da un contrario all’altro, dal caldo nel freddo, e così via. Se è vero che «tutto scorre e si muove», e che non ci si può mai «bagnare due volte nella stessa acqua del fiume», il divenire ha tuttavia un logos, o ragione d’essere, che è al contempo legge divina e saggezza umana. Riferendosi polemicamente ai pitagorici, E. contrappone poi alla sapienza particolare e formale delle scienze il sapere comune a tutti gli uomini, disponibile attraverso un’indagine interiore. I sensi sono pessimi testimoni dell’armonia segreta che regola tutte le cose, e solo il discorso può esprimerla: di qui il ricorso alla parola, simbolo come il fuoco simboleggiante il logos divino. Così il fuoco non è più un elemento fisico, come l’aria di Anassimene (v.) o l’acqua di Talete (v.), ma un principio cosmico che significa movimento ed identità, da cui tutte le cose provengono ed a cui tutte ritornano. Evidente come le teorie di E. anticipino il quinto principio del «Ritmo» in seguito espresso dall’Ermetismo (v.), per cui «In tutte le cose esiste flusso e riflusso, un'oscillazione, come quello del pendolo, o dell'alta e bassa marea. Un movimento conforme al principio della polarità. Quindi c'è sempre azione e reazione (v. La legge di Archimede), avanzamento e retrocessione, innalzamento ed abbassamento, rinascita e morte. Interessa tutto l'universo, ed avviene nei soli e nelle galassie, negli uomini e nella natura intera, nei corpi e nella mente, nell'energia come nella materia. Il principio del Ritmo risulta evidente ed incontestabile nella creazione e distruzione dei mondi, nello sviluppo e decadenza delle nazioni, nell'alternanza degli eventi storici come nella vita d'ogni essere umano, nonché negli stessi stati mentali dell'uomo». (v. Eterno Ritorno).
Erasmo
da Rotterdam: Umanista olandese (1466-1536). Fu la maggiore
personalità nel campo degli studi umanistici del primo Cinquecento, e giunse anche a
grande notorietà per la polemica che ebbe con Martin Lutero (v.). Nato da ununione
illegittima, questo fatto pesò su di lui per tutta la vita. I tutori lo avviarono al
convento dei Canonici regolari di Emmaus, dove nel 1492 venne ordinato sacerdote. Ma E. si
distaccò poi dalla carriera ecclesiastica, anche se rimase sacerdote. Preferì una vita
di peregrinazioni, in Francia, Inghilterra, Italia e Svizzera, a contatto con i grandi
fenomeni culturali del tempo, tra cui principalmente la Riforma protestante, ed in
rapporto con le maggiori figure di questa cultura, stringendo rapporti damicizia
anche con Tommaso Moro. Quando però nel 1519 Lutero gli chiese unesplicita adesione
alla sua Riforma, E. rifiutò seccamente, scrivendo poi la Diatriba del libero arbitrio
(1524), in cui attaccò il concetto luterano di necessità e di grazia, inteso a soffocare
la libertà umana ed i suoi aspetti positivi e creativi. Lutero gli rispose nel De
servo arbitrio, cui E. fece a sua volta seguire lHyperapistes. Ancora
più significativo della posizione di E. può considerarsi il precedente Encomium
moriae seu Laus stulititiae (Elogio della follia), una satira della teologia
scolastica, sull'immoralità del clero e della Curia, ed elogio della particolare
condizione di demenzialità del vero cristiano, che impronta la propria vita sulla fede.
E., interpretando pienamente le indicazioni dellUmanesimo, indicò al cristianesimo
la via del ritorno alla semplicità delle origini, liberate dalle incrostazioni
dialettico-dogmatiche: egli stesso si accinse ad una revisione critica del Nuovo
Testamento, con testo latino a fronte, e ad una riedizione dei testi di San Girolamo,
SantAmbrogio e SantAgostino. In tal senso si avvicinò certamente alle tesi
della Riforma, di cui comunque respinse sempre lesasperato misticismo. Contribuì
anche alla teoria politica ed alla pedagogia: nel primo campo affermò la connessione tra
morale e politica, proponendo unidea cosmopolita; nel secondo criticò
lapprendimento meccanico e limitazione passiva ed impersonale. Nel complesso
si può dire che la sua dottrina, tesa alla ricerca di una religione veramente spirituale
ed adogmatica, più preoccupata della vita morale che della sottigliezza razionale, non
ebbe vita facile poiché fu avversata sia dai luterani (che trovarono in lui un moderatore
della loro azione di rinnovamento) che dai cattolici.
Erastianesimo: Dottrina politica-teologica il cui nome deriva dal medico e teologo svizzero protestante Thomas Erastus (1524-1583). Questi contestava la tesi di Calvino che attribuiva alla Chiesa il controllo sulla società e sullo stato. Tale dottrina incontrò il favore di molti seguaci dell’Arminianesimo, ed è tuttora seguita da alcuni gruppi, soprattutto in Scozia.
Arte della raccolta e della preparazione di piante medicinali ed aromatiche, che trovano utilizzazione in medicina, in profumeria ed in liquoreria. LE. ha origini molto antiche, che trovano i primi documenti scritti nel papiro egiziano conservato alluniversità di Lipsia, che si fa risalire al 1550 a.C., ed ai formulari cinesi del 1600 a.C. Attraverso Greci e Latini, e la scuola araba cui si debbono sciroppi, tinture e giulebbi, larte dellE. fu sempre praticata ed apprezzata; basti pensare che i primi orti botanici nacquero come orti dei semplici, per permettere agli erboristi o semplicisti di coltivare le loro piante preziose. In Italia lerborista, ovvero colui che pratica lE., può esercitare la professione se munito del diploma rilasciato dal Ministero dellAgricoltura e delle Foreste, dietro frequenza di un corso tenuto principalmente presso la facoltà universitaria di farmacologia di Bologna. Tra le piante officinali più comuni impiegate in medicina, si citano: · Aglio (Alium sativum): asettico, vasodilatatore, ipotensivo, espettorante; · Alloro (Laurus nobilis): digestivo, sudorifero; · Artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens): analgesico, anti infiammatorio, uricolitico; · Bardana (Arotium lappa): ipoglecimizzante, emolliente, apruriginoso; · Basilico basilicum officinale): tonico, antisettico; · Boldo (Peumus boldus): tonico, colicistimolante, colagogo, coleretico; · Camomilla (Camomilla matricaria): antiinfiammatorio, antispasmodico, antiacido; · Carciofo (Cynara scolymus): disintossicante, eporicostruttore; · China (Cinchona calisaya): antibiotico, stimolatore, ricostituente, · Cipolla (Allium cepa): diuretico, depurativo, ipoglicemico; · Cren (Armoracia eochlearia): vasodilatatore, antibiotico, diuretico; · Equiseto (Equisetum arvense): diuretico, ricostruttore osseo; · Finocchio (Foeniculum vulgare): eupeptico, galattagogo, digestivo; · Galega (Galega officinalis): ipoglicemizzante, galattagogo; · Ginseng (Panax ginseng Meyer): rivitalizzante, tonico, stimolatore; · Ippocastano (Aesculus hippocastanum): vasocostrittore, tonico capillari, antiinfiammatorio; · Limone (Citrus limonis): astringente, antisettico, emostatico, diuretico; · Liquirizia (Glycyrrhiza glabra): emolliente, antiinfiammatorio, calmante; · Malva (Malva sylvestris): lassativo, emolliente, depurativo; · Melissa (Melissa officinalis): antalgico, antispastico, distensivo; · Menta (Menta piperita): tonico, asettico, antispastico; · Mirtillo (Vaccinium myrtillus): antidiarroico, antispastico, tonico; · Origano (Origanum mayorana): antispasmodico, antisettico, analgesico, depurativo; · Ortica (urtica dioica): diuretico, depurativo; · Peperoncino (Capsicum annuum): diuretico, depurativo, antiinfiammatorio; · Prezzemolo (Petrosinum sativum): analgesico, depurativo, diuretico; · Rafano (Raphanus sativ.): epoprotettore, antiinfiammatorio, espettorante; · Rosmarino (Rosmarinus officinalis): sedativo, colagogo, ipertensore, tonico; · Ruta (Ruta graveolens): digestivo, analgesico, depurativo; · Salvia (Salvia lavandufolia): antisettico, estrogeno, colluttorio; · Sedano (Apium graveolens9: stimolatore, depurativo, tonico; · Spinacio (Spinacca oleacea): ricostituente, rilassante; · Tarassaco (Taraxacum officinale): diuretico, tonico, colagogo, depurativo; · Valeriana (Valeriana officinalis): distensivo, calmante, · Vischio (Viscum album): ipotensivo, diutetico, antispastico; · Zenzero (Zingiber officinale): tonico, colagogo.
Ercole: Denominazione latina (Hercules) dell'eroe greco Eracle,
figlio di Giove e di Alcmena, nato a Tebe. L'ira implacabile della gelosa
Giunone (v.) doveva perseguitarlo ancor prima della nascita. Volendo negare al figlio
della sua rivale le alte fortune previste dal Fato, Giunone gli fece precedere Euristeo
nel parto gemellare di Alcmena per cui, in forza della primogenitura, il fratellastro (era
stato concepito da Anfitrione, sposo di Alcmena, mentre E. era figlio di Giove)
potesse poi imporre ad E. le famose dodici fatiche, dalle quali Giunone stessa sperava non
uscisse incolume. Le leggendarie imprese di E., il più grande eroe greco, iniziarono
quand'era ancora in fasce, allorché strozzò due serpenti inviati da Giunone per
soffocarlo. Questa , per un malizioso capriccio di Minerva, l'avrebbe un giorno
inconsapevolmente allattato, ma il piccolo l'aveva morsa al capezzolo facendo così cadere
alcune gocce di latte, dalle quali sarebbe nata la Via lattea. Cresciuto in età,
E. imparò da Radamanto il maneggio dell'arco, nel quale sarebbe diventato
insuperabile, da Castore il combattimento armato, e dal centauro Chirone la
medicina, Quando la sua fama cominciò a diffondersi, il fratello Euristeo, sollecitato da
Giunone, gl'impose a nome di Giove di compiere le famose dodici fatiche, vietandogli
l'accesso in Micene finché non avesse portato completamente a termine il compito
assegnatogli dagli dei. Le dodici fatiche, tutte culminate con l'esibizione al fratello di
una prova, furono: 1) contro il leone di Nemea, dalla pelle invulnerabile, che E.
sconfisse soffocandolo, per poi scuoiarlo, rivestirsi con la sua pelle ed usare la testa
come elmo. 2) l'uccisione dell'Idra di Lerna, dalle sette (o nove) teste, di cui
una immortale mentre le altre si riformavano appena recise; metà ninfa e metà serpente,
viveva nella palude di Lerna, nell'Argolide. E. le bruciò tutte le teste mortali, per
impedirne la riformazione, spappolando poi con un masso enorme quella immortale,
intingendo infine nel sangue sgorgato a torrenti le frecce della sua faretra, che
divennero così mortali. 3) la cattura del terribile Cinghiale d'Erimanto, che
devastava l'Elide e l'Arcadia; E. inseguì la fiera fino alla vetta del monte Erimanto,
dove l'afferrò per le quattro zampe per portarla viva dinanzi al fratello che,
terrorizzato, si rifugiò in una botte. 4) la cattura della cerva di Cerinea, dalle
corna d'oro e con gli zoccoli di rame, sacra a Diana; s'aggirava agilissima sul monte
Cerinèa, ove nessuno era mai riuscito a raggiungerla. E. la inseguì per un anno intero,
riuscendo ad afferrarla mentre stava per lanciarsi nel fiume Ladòne. 5) lo sterminio
degli Uccelli Stinfàlidi, muniti di artigli, becco e piume di bronzo, che lanciavano come
frecce. 6) la conquista del Cinto d'Ippolita, regina delle Amazzoni, un dono avuto
da Marte e preteso dalla figlia di Euristeo; per averlo E. dovette battersi con le
bellicose guerriere, uccidendone la regina. 7) la pulizia delle Stalle di Augia, re
degli Epèi, insudiciate dal trentennale stabbio e letame accumulatosi, un incarico
ricevuto dallo stesso re, che gli promise in cabio la decima parte del bestiame ammassato.
E. assolse il compito deviando il corso del fiume Alfeo, e spazzando così via l'enorme
massa di sudiciume. Augia si rifiutò poi di mantenere la promessa fatta, per cui
l'infuriato E. lo uccise con i figli. 8) la cattura del ferocissimo Toro di Creta, inviato
da Nettuno per punire il re Minosse, che aveva trascurato un sacrificio promesso. E. lo
catturò vivo, e lo trasportò a Micene. 9) l'uccisione di Diomede, sanguinario e
crudele re dei Bistoni, che nutriva certe sue feroci cavalle con la carne degli stranieri;
E. ne fece divorare il cadavere da quelle cavalle, condotte poi al cospetto di Euristeo,
che preferì liberarle. 10) la cattura dei Buoi di Gerione, un mostruoso gigante
dotato di tre corpi, proprietario di una ricca mandria custodita da un drago dalle sette
teste e da un cane bicipite; E. uccise prima Gerione ed i suoi servi, poi s'impadronì
della'armento. Lungo il ritorno, passando in Italia, sostò presso pallante, e fu derubato
dal gigante Caco di quattro coppie delle più belle giovenche. E. lo sorprese nella sua
spelonca e lo uccise al termine d'una violenta lotta, ricuperando così le giovenche
rubate. 11) la conquista dei Pomi aurei delle Eperidi, custoditi dal drago Ladone
e da Atlante; per aver successo, E. richiese ad Atlante di andarne a
raccogliere, offrendosi di reggere per lui, sulle spalle, il peso del cielo. 12) la
cattura di Cerbero, il cane tricipite posto a guardia degli inferi, che E.
incatenò, ma che Euristeo gli impose di ricondurre dov'era. Oltre alle famose fatiche, la
leggenda attribuisce ad E. altre numerose e svariate imprese, come la lotta contro i
Centauri e quella contro il gigante Anteo, figlio della Terra, la contesa con il dio
Apollo, la guerra contro Laomedonte, re di Troia, padre di Priamo e nonno di Ettore
ed Enea. Viene raffigurato seminudo od avvolto nella pelle del leone Nemeo, con la
muscolatura possente, una mano appoggiata ad una clava ed il capo cinto di foglie di
pioppo bianco. Nel Museo Nazionale di Napoli è conservato il busto di E. Farnese, che
sarebbe la copia della famosa statua attribuita allo saclpello di Lisippo, celebre
scultore greco di Sicione, che avrebbe realizzato il suo capolavoro modellando con il
gesso il corpo ancora vivente dell'eroe. Y (Massoneria)
Una statuetta di E. viene esibita nel Tempio massonico, accanto alla postazione del 2°
Sorvegliante, quale simbolo della Forza di cui dev'essere dotato l'Apprendista per
squadrare la propria pietra grezza, ovvero per aver successo nel corso del suo silente
processo di integrazione nell'armonia della Loggia.
Esateuco: Termine di derivazione greca avente il significato di «sei libri», indicante i sei libri dell’Antico Testamento che sono considerati come una compilazione unica, ovvero Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio e Giosué.
Esaugurazione: Termine dal significato contrario a quello di inaugurazione come cerimonia di consacrazione, indicante la cerimonia pagana di sconsacrazione di un tempio sacro. Nella Roma antica le Vestali (v.), completato il trentennale del loro ministero, con l’E. potevano ritornare alla vita civile ed anche sposarsi. Anche i sacerdoti potevano ricorrere all’E. per tornare allo stato laico.
Termine derivato dal greco escatoz ultimo e logoz discorso, che definisce la parte della teologia sistematica e dogmatica che tratta delle realtà ultime: morte, giudizio universale, cielo, inferno, fine del mondo. In senso filosofico più generale, riguarda quella parte della riflessione relativa al fine ed al destino dell'uomo. I primitivi concepirono la vita ultraterrena come una prosecuzione ombrosa di quella terrena, con le stesse occupazioni e distinzioni sociali. L'aldilà era collocato su un'isola, nelle viscere d'una montagna o del sottosuolo, nelle stelle del cielo. Pene particolari erano previste per infrazioni rituali o tribali. Per Assiri e Babilonesi l'ombra dell'uomo (edimmu) dopo la morte va nell'arallu, dove regnano Nergal e Erishkigal. L'antico Egitto è tutto pervaso dell'idea della vita ultraterrena: l'anima (ka) giunge nel regno di Amenti sulla barca solare, superando ostacoli e pericoli grazie all'aiuto di speciali formulari (Libro dei morti); Osiride con altri 42 giudici costringono l'anima a confessare i peccati che vengono pesati sulla bilancia; le anime buone vanno ai "campi di Ye'lew", quelle malvage al castigo. Nell'antica Grecia le anime dei morti erano pallide ombre (Iliade, Odissea) e risiedevano nell'Ade; solo il sangue delle vittime sacrificali ridava loro una parvenza di vita. Nell'antica Roma, ad una primitiva credenza nell'Orco con le divinità sotterranee Mania, Larenta e Vediovis, subentrò poi una fede nella sopravvivenza dell'anima, di origine platonica. In India comunemente si credeva che, spentosi l'alito vitale (asu), l'anima (manas) si recasse nel regno di Yama, il primo uomo. La metempsicosi (v.) si diffuse solo in epoca brahmantica. La Cina confuciana, che onora lo spirito degli antenati, non ammette una vita dopo la morte, come pure il Giappone shintoista. Il cristianesimo fin dai primi secoli instaurò una visione escatologica dogmatica: morte, giudizio, inferno (Marco 9, 48), paradiso, detti i quattro novissimi, oltre al purgatorio (I Corinti 3, 15). Subito dopo la morte ogni singola anima è sottoposta ad un giudizio particolare (Ecclesiaste 11, 28; II Corinti 5, 10; Ebrei 9, 27) che la destina all'inferno, al purgatorio od al paradiso. Alla fine dei tempi anche il corpo (resurrezione della carne) raggiungerà l'anima per godere o soffrire con lei. L'E. si svolge secondo la seguente sequenza: segni premonitori, fine del mondo, resurrezione dei defunti, giudizio finale, avvento del regno di Dio, nascita di un mondo nuovo (II Pietro 3, 13, Romani 8, 19; Apocalisse 91, 1). L'E. islamica deriva da quella ebraico-cristiana (Corano 101, 3, 4). Dopo la morte, due angeli (Munkar e Nakir) interrogano il defunto. Elemento di origine mazdeica è il ponte Sirat, superato il quale il defunto raggiunge il paradiso di Allah. L'inferno (Corano 89, 243; 15, 44) è invece preparato per gli infedeli (eterno) e per i cattivi maomettani (per un tempo limitato).