Ditelismo: Dottrina secondo la quale nel personaggio di Cristo coesisterebbero due differenti volontà, rispettivamente discendenti dalla sua duplice natura umana e divina.
Dal latino divinatio, che proviene da Dio. Nelle antiche credenze religiose, definiva larte di prevedere il futuro attraverso linterpretazione dei segni divini. La D. si esplica essenzialmente in due modi: con segni o simboli esterni, e con manifestazioni dirette della divinità. Quasi ogni realtà naturale è stata fatta oggetto di D. Gli antichi Babilonesi interrogavano gli astri, studiandone le posizioni e le congiunzioni (v. Astrologia). Altre forme di D. riguardano: gli uccelli (voli e canto); i visceri (esplorazione del fegato, od epatoscopia, e delle interiora, lat. extispicio, praticata già dagli Assiro Babilonesi, dagli Etruschi e dai Romani, detta anche aruspicina); il fuoco (piromanzia); il fumo (capnomanzia); il fulmine ed il tuono; lo specchio ricurvo (lecanomanzia); la lettura delle linee della mano (chiromanzia, v.); i sogni (oniromanzia); le carte (cartomanzia); gli oracoli (cresmologia), ecc. Astrologia, chiromanzia e cartomanzia godono tuttora di notevole favore nel costume odierno. Aggettivo qualificativo che definisce qualità, atti o cose bellissime ed in genere molto rare, in diversi contesti: avente la natura di divinità, di Dio, che si riferisce a Dio od agli dei, partecipante alla divina perfezione, proveniente da Dio, che è voluto od ispirato da Dio, che è degno di Dio, quindi eccellente, straordinario e sovrumano. Complesso di dottrine ereticali che negano la realtà carnale del corpo di Gesù Cristo. Il D. sorse già in era apostolica, si affermò nel II e III secolo, poi scomparve per ripresentarsi nel VI secolo in alcune sette monofisite (v. Monofisismo). La dottrina docetista nacque dalla difficoltà di concepire una realtà umana materiale ed immanente nella sua intima unione con una realtà divina spirituale e trascendente. Per il D. il Cristo divino dimorò solo temporaneamente nel corpo delluomo Gesù: nascita, vita, morte e resurrezione di Cristo non possiedono una realtà umana, ma sono puri jantasmata (fantasmi, apparenze, da cui D.); sulla croce non morì Cristo, ma Simone il Cireneo. Il D., più che uneresia, fu un aspetto particolare di eresie sistematiche, come il gnosticismo, il manicheismoedil monofisismo. Fra i più importanti docetisti sono Simon Mago, Basilide, Valentino, Marcione ed altri. Tuttavia tracce di D. si possono trovare perfino in Clemente Alessandrino, Origene ed Ilario di Poitiers.Dodici Patriarchi, Testamenti dei:
Scritti apocrifi dellAntico Testamento, quasi sicuramente appartenenti agli Esseni (v.), i cui autori narrano le volontà che i dodici figli di Giacobbe affidarono ai loro discendenti. Questo rappresenta linizio del primo testamento, quello di Ruben, primogenito di Giacobbe e Lia, capostipite dellomonima tribù di Israele, stanziata nella Transgiordania meridionale, tra il Mar Morto ed il deserto di Moab: "Io vi scongiuro dinanzi al Dio del cielo, di non lasciarvi trascinare dalla dissolutezza e dalla lussuria della giovinezza, come ho fatto io che ho macchiato il letto di Giacobbe mio padre (Ruben aveva avuto rapporti sessuali con Bila, la concubina del padre, e per questo aveva perduto il diritto di primogenitura). Dio mi colpì con una piaga dolorosa ai reni per la durata di sette mesi, e se mio padre non avesse pregato per me, Dio mi avrebbe certo fatto perire". Viene considerato il più sacro tra i numeri. La Bibbia ricorda D. seggi allegorici su cui prendono posto i D. apostoli, che avrebbero dovuto giudicare le D. tribù di Israele, che nella tradizione esoterica ebraica simboleggiano tutto il popolo di Dio. Queste inoltre simboleggiavano luniversalità degli eletti che hanno conquistato la loro eternità. Dodici sono i segni dello Zodiaco (v.), come D. sono le sorgenti nel deserto che dissetarono gli Ebrei. D. furono i cavalieri scelti da Mosè ed i cavalieri della Tavola Rotonda (v.), e D. volte è arrotolato il serpente che sostiene la Coppa dellEternità nelle Regole trinosofiche. Dodici infine sono i Testamenti dei Patriarchi (v.). Dunque il D. indica la ricomposizione della totalità originaria, la discesa in terra di un modello cosmico di pienezza e di armonia, il ritrovamento simbolico del Nome Divino, della Parola Perduta dellArco Reale. Dal greco dogma, per il cattolicesimo è dottrina rivelata da Dio e proposta come tale dalla Chiesa come garanzia dellinfallibilità. Questo significato tecnico è prevalso a partire dal XVIII secolo. Nei primi secoli il termine D. ebbe il significato fondamentale di ta dedogmena, ciò che è sembrato vero o buono o conveniente. Lattuale concetto cattolico di D. si riferisce ad una rivelazione soprannaturale trascendente essenzialmente lordine naturale. Per costituire D. non è necessario che si tratti di misteri propriamente detti, come incarnazione e trinità, ma può trattarsi anche di fatti accessibili alle forze naturali della ragione, come immortalità dellanima, nascita, vita e passione di Cristo. Si tratta inoltre di rivelazione pubblica, destinata da Dio a tutti gli uomini, e perciò affidata alla Chiesa come pubblica società; il che esclude qualsiasi forma di rivelazione privata. Infine è da notare che, secondo la dottrina cattolica, la rivelazione pubblica si è chiusa per sempre con il decesso dellultimo degli Apostoli. Il contenuto concettuale del termine D. è già visibile nel Nuovo Testamento, specialmente nelle epistole di Paolo, in cui la religione cristiana è presentata (I Timoteo 6, 20; II Timoteo 1, 13) come un deposito (paradhch), termine giuridico per indicare una cosa che il legittimo proprietario affida ad un altro quale suo procuratore. D. e teologia non si identificano: infatti la teologia è in tutta la sua estensione un ulteriore studio umano scientifico dei D. e delle altre cose proposte dalla Chiesa, anche non come D. Dei due elementi che costituiscono il concetto di D., il primo (verità rivelata) è praticamente condiviso da tutte le chiese cristiane, salvo discriminazioni critiche e teologiche circa il rapporto tra testo scritturale e definizione dogmatica; invece il secondo (definizione ecclesiastica) è allorigine di molteplici polemiche dottrinali causate dalle diverse interpretazioni del concetto ecclesiale e del valore della tradizione ecclesiastica. La Chiesa greco-ortodossa, oltre ad accogliere in blocco la Scrittura con le sue implicazioni dogmatiche, accetta tutti i D. emanati dai primi concili ecumenici fino alla separazione di Fozio; anche la Chiesa anglicana recepisce i vari D. sanciti fino alla sua separazione da Roma sotto Enrico VIII. Nel luteranesimo (v.), ed in genere nelle maggiori correnti protestanti, il D. assume un aspetto più soggettivo in funzione dellinterpretazione individuale della Scrittura, così che esso, più che un fatto strettamente teologico, diventa la manifestazione di una professione di fede. Per sua natura la dottrina cattolica è oggettivamente immutabile; ma la storia dimostra che la Chiesa è arrivata per gradi alla definizione di molti D. La Chiesa cattolica passerebbe alla proposizione dei D. evoluti senza indurre cambiamento essenziale nella Rivelazione, ma limitandosi ad esporre in termini chiari quello che nella rivelazione così intesa è contenuto implicitamente. La determinazione dellesatto significato della parola "implicitamente" ha già creato notevoli dissensi fra gli stessi teologi cattolici, in quanto molti non ammettono che la Chiesa possa definire la fede divina, cioè come D. propri, le conclusioni teologiche propriamente dette, ma sostengono che tale definizione è soltanto di fede ecclesiastica, perché solo "virtualmente" rivelate. Accanto ai D. che riguardano Dio, Cristo e luomo (trinità, incarnazione, redenzione, Cristo uomo Dio, ecc.), a partire dal concilio di Trento, la chiesa cattolica, in contrasto con il mondo protestante, ha introdotto nuovi D. riguardanti Maria (verginità ante partum, in partu et post partum, 1555; immacolata concezione, 1854; assunzione, 1950) ed il pontefice romano (infallibilità, 1870). La critica razionalista, avviata nel XVI secolo, considera il d. come una elaborazione arbitraria della chiesa cattolica, che avrebbe via cia assorbito, nel decorso dei tempi, argomenti e motivi della cultura moderna totalmente estranei al messaggio evangelico. Harnack (1885-90) sostiene linflusso della filosofia greca nella formazione dei D, mentre altri ricorrono alla religiosità orientale ellenistica, di cui furono frutto i culti misterici e la gnosi. In campo cattolico la storiografia dogmatica denuncia tuttora una mancanza di sintesi storica, frutto e conseguenza di un orientamento verso uno studio monografico di questioni particolari.
Dolmen: Termine
derivato dal bretone dol, tavola, e min, pietra, col quale si identificano
le costruzioni fondate sul sistema trilitico, sia nella forma più semplice dei quattro
ortostati sormontati da una lastra orizzontale sia in forme più complesse nella pianta,
tipo poligonale o circolare. Lenorme diffusione induce a pensare che si trattasse di
un fatto architettonico spontaneo in un contesto primitivo, ed a rifiutare la tesi
monogeista. Uno sviluppo particolare è dato dalla partizione dellambiente
originario in corridoio di accesso ed in camera propriamente detta. Comune a molti D. è
un foro praticato su una lastra laterale, forse per la rimozione delle lastre di chiusura.
Dal punto di vista geografico si possono distinguere tre aree di diffusione: atlantica
(Spagna, Portogallo, Francia ed Irlanda), mediterranea centrale (Nordafrica, Siria,
Palestina, Malta ed Italia), mediterranea orientale (costa bulgara e Crimea). La
destinazione di tali costruzioni era soprattutto funeraria, per le sepolture di inumati,
come dimostrano quelli ritrovati in vere e proprie necropoli, come a Dalma in Palestina ed
a Roknia in Algeria.
Ducoborzi: Termine di origine russa, dal significato di lottatori dello Spirito. Indica i seguaci di una setta fiorita intorno al 1740 nell’ambito della Chiesa russa. Essi rifiutano la struttura della Chiesa e la Rivelazione Soprannaturale. Sostengono che tutti gli uomini sono uguali tra loro, si rifiutano di prestare servizio militare e di portare qualsiasi arma. Perseguitati fagli zar Alessandro I e Nicola I, vennero deportati in massa in Siberia, mentre altri si trasferirono in Canada.
Due:
É il numero della conoscenza e del sapere, simbolo dellarroganza e dei contrari, bene-male, giorno-notte, giusto-errato, ecc. Secondo Eliphas Levi è il numero della donna, sposa delluomo e generatrice della società, in cui luomo è lamore dellintelligenza, e la donna lintelligenza dellamore. Nella simbologia muratoria il concetto di dualità si presta allaccoppiamento di vari simboli. Il massone sta tra la squadra ed il compasso, la Loggia tra il Cielo e la Terra, la sfera celeste è circoscritta al Tempio, e la sua sezione piana (la circonferenza tracciata dal compasso) è circoscritta alla pianta o base del Tempio stesso, ovvero al quadrilungo (v.) i cui lati sono tracciati ad angolo retto mediante limpiego della squadra. La coppia della verticale e dellorizzontale, evidente nel simbolo della Croce (v.), e che ha importanza speciale nellarte muratoria, compare nel Quadro di Loggia (v.), raffigurata dai due strumenti del Filo a Piombo e della Livella. Secondo il Reghini, la dualità è pure raffigurata dal Sole e dalla Luna, simbolo anche del giorno e della notte, corrispondenti ad Osiride ed Iside, a Marte e Venere, allattivo ed al passivo. É buono quanto procede dallOriente, cattivo se proviene dallOccidente.Due Rose, Guerra delle: Espressione designante la guerra civile inglese svoltasi tra il 1455 ed il 1485, che ebbe origine dalla divisione della discendenza di Edoardo III re d’Inghilterra . Da una parte la casata dei Lancaster (stemma araldico con rosa rossa), dall’altra il ramo di York (rosa bianca). Tale guerra vide schierati in campo tutta la nobiltà inglese reduce dalla guerra dei Cent’anni, mentre quasi l’intera popolazione restava del tutto indifferente. Le prime contese iniziarono alla morte di Riccardo II (1400) con la successione di Enrico VI di Lancaster, eletto re dal Parlamento, che escluse la discendenza diretta reale del ramo di York. La progressiva demenza ed il matrimonio sterile di Enrico VI con Margherita d’Angiò complicò la questione, poiché Edmondo di Beaufort, duca di Somerset ed erede dei Lancaster, rivendicò la direzione del regno con l’appoggio della regina Margherita e contro le pretese di Riccardo di York, capo degli oppositori e discendente diretto di Edoardo III. Nel 1450 Riccardo cominciò ad avanzare i propri diritti, in concomitanza con l’ultimo atto della guerra dei Cent’anni, la spedizione in Guienna. Il fallimento di tale spedizione alienò molte simpatie a Beaufort ed alla casa di Somerset, e nemmeno il tanto atteso erede reale (1453) portò la pace tra le fazioni nobiliari. Dopo l’accesso di follia che colpì Enrico VI, Riccardo di York assunse il potere (1454) con il consenso del Parlamento. L’anno dopo Enrico VI, ristabilitosi, riprese il potere, e Beaufort, che era prigioniero dei York, fu liberato. Scoppiò così la guerra civile: la prima battaglia fu quella di St. Albans (22.5.1455), che vide la vittoria degli York e la morte sul campo del duca di Somerset. Enrico VI fu fatto prigioniero, e Riccardo di York riprese la direzione dello Stato. Dopo aver vinto anche la battaglia di Northampton (1460), il partito della rosa bianca perse il proprio capo, Riccardo di York, nella battaglia di Wakefield (dicembre 1460) vinta dalla rosa rossa. Il successo dei Lancaster fu però di breve durata. Edoardo di York, figlio di Riccardo, batté i Lancaster a Mortimer’s Cross (2.2.1561), ed il 4 marzo venne proclamato re col nome di Edoardo IV, ed il 29.3 vinse nuovamente contro i Lancaster a Towton. Nel 1465 Enrico VI venne fatto prigioniero, e sua moglie Margherita costretta alla fuga in Francia. Il contributo alla vittoria degli York da parte del conte di Warwick era stato notevole, ma fu accusato di preparare una rivolta, ed in seguito a profondi attriti con la famiglia della moglie di Edoardo, Elisabetta di Woodville, nel 1470 fuggì in Francia, dove si riconciliò con la regina Margherita, facendo piani per un ritorno vittorioso dei Lancaster in Inghilterra. Con consistenti truppe francesi Warwick e Margherita sbarcarono in terra inglese. Edoardo IV fuggì allora nei Paesi Bassi, ed Enrico VI, fino allora rinchiuso nella Torre di Londra, fu ristabilito sul trono. Il contrattacco della rosa bianca ebbe esito favorevole, e nella battaglia di Barnet (14.4.1471) Warwick fu ucciso e Margherita fatta prigioniera a Tewkesberry (4.5.1471). Edoardo di York riprese il trono, facendo assassinare Enrico VI (21.5.1471) nella Torre di Londra. Alla sua morte (9.4.1483) il trono passò al fratello Riccardo di York (Riccardo III, 6.7.1483). Dopo aver soffocato nel sangue varie rivolte di nobili che gli imputavano eccessiva crudeltà, Riccardo III fu battuto a Bosworth (22.8.1485) da Enrico Tudor, discendente dei Lancaster. Questa battaglia segnò la fine della guerra, dando inizio alla dinastia dei Tudor fondata da Enrico, che nel 1486 sposò Elisabetta di York, figlia di Edoardo IV, diventando poi re con il nome di Edoardo VII (1485-1509).
Dulia: Termine teologico indicante la venerazione per esseri non divini, come per esempio i Santi, in contrapposizione a quello che indica un vero e proprio culto. Con il termine iperdulia si indica invece il culto per la Madonna (v. anche Ierodulia).